domenica
12 Aprile 2026

Il capitano Giacomini si congeda dall’Arma per diventare comandante dei vigili

Un contenzioso al Tar rischiava di allungare i tempi o di far saltare la nomina, così l’ufficiale ha lasciato i carabinieri. Il Ministero della Difesa aveva negato l’autorizzazione al conferimento dell’incarico

RAVENNA 05/06/17. FESTA DEI CARABINIERI
Il capitano ha lasciato l’Arma dei carabinieri

Entro il 12 luglio il nuovo comandante dei vigili urbani Andrea Giacomini entrerà in servizio. La nomina, arrivata alla fine del febbraio scorso, non era ancora operativa perché l’Arma dei Carabinieri, in cui Giacomini è capitano (in passato è stato anche al comando della compagna dei, non gli aveva concesso l’aspettativa. Si era arrivati quindi al Tar ma, di fronte alle lungaggini burocratiche, Giacomini ha deciso di congedarsi per assumere il nuovo ruolo di comandante della polizia municipale.

In sintesi: il Comune di Ravenna aveva chiesto l’autorizzazione al ministero della Difesa per il conferimento dell’incarico a Giacomini. Da Roma, però, c’era stato il “niet” e si era così passati alle vie legali, con il ricorso del comandante in pectore al Tar. Nel frattempo slittava la data di presa in servizio di Giacomini: inizialmente fissata per il 30 aprile era stata poi spostata al 30 giugno.

Il ricorso di Giacomini al Tar del Lazio ha avuto un primo buon esito per il capitano. Il Tar ha infatti disposto la sospensiva cautelare del provvedimento di diniego del Ministero. I giudici hanno tuttavia rinviato al 13 dicembre la discussione nel merito, da cui poi uscirà l’ordinanza vera e propria sulla legittimità del provvedimento. I tempi di attesa per un giudizio definitivo rischiano quindi di essere molto lunghi (considerando anche la possibilità di ricorsi al Consiglio di Stato), così Giacomini il 2 giugno ha deciso di congedarsi dall’Arma a partire dal 25 del mese. Anche in questo caso la burocrazia ci ha messo lo zampino: nella domanda mancava infatti il “nulla osta di cessazione dal servizio” del comando generale dell’Arma.

L’ufficiale ha così dovuto fare una nuova domanda, presentata il 30 giugno. Nel frattempo ha chiesto al Comune di differire ancora la sua entrata in servizio. Richiesta accordata. Calcolando i tempi tecnici, Giacomini dovrebbe entrare in servizio quindi entro il 12 luglio. La prossima settimana, burocrazia permettendo, i vigili urbani avranno il loro comandante.

La polizia chiude per una settimana un locale in viale Petrarca a Lido Adriano

Secondo il questore era diventato un luogo di ritrovo pericoloso per la sicurezza pubblica: apposti i sigilli

La polizia ha chiuso, su disposizione del questore, un locale a Lido Adriano. Si tratta di “Noi e Marylin” di viale Petrarca. Secondo la nota della questuraFoto Chiusura Bar il locale «era diventato luogo di ritrovo di avventori pregiudicati e pericolosi per la sicurezza pubblica». Per sette giorni le locande dovrebbero rimanere abbassate.

La questura scrive anche «che sono stati effettuati continui interventi e controlli presso il citato bar da parte degli equipaggi delle volanti che si sono intensificati negli ultimi mesi poiché sempre più numerosi erano gli avventori con profili criminali tali da costituire turbamento al normale svolgimento della vita collettiva». L’istruttoria è stata effettuata dalla divisione di Polizia Amministrativa della questura di Ravenna, i cui agenti ieri hanno notificato la chiusura al gestore apponendo i sigilli alla serranda del locale.

 

Si butta nel fiume Lamone, lo salvano i carabinieri e i vigili del fuoco

Si era gettato nel greto con delle fascette da elettricista al collo. Una donna ha visto la scena e ha avvisato i soccorsi

Il salvataggio di carabinieri e vigiliUn uomo di circa 65 anni è stato salvato dai carabinieri e dai vigili del fuoco dopo essersi buttato dal fiume Lamone, in un ponte in pieno a Faenza. Un balzo di circa sei metri che è stato visto da una donna che andava al lavoro. La passante ha visto prima un paio di sandali vicino al parapetto, poi ha sentito i lamenti dell’uomo che stava galleggiando sul fiume.

La signora ha telefonato subito ai vigili del fuoco. In quel momento passavano due carabinieri in auto che hanno parcheggiato e sono scesi sul greto del fiume. I due militari, l’appuntato scelto Mario Bartolommei e il collega Anthony Manno, hanno trovato il punto migliore per guadare il fiume e hanno individuato l’uomo che si trovava in circa mezzo metro d’acqua con una vistosa ferita alla testa. Insieme ai vigili del fuoco, nel frattempo arrivati, hanno trainato l’uomo a riva con una corda. La tempestività dell’intervento è stata decisiva perché l’uomo stava soffocando, avendo due fascette da elettricista strette al collo. Le hanno così tagliate con un coltello. L’uomo, ferito ma cosciente, è stato portato al Bufalino dove è stato operato d’urgenza.

Stefano Ravaglia a capo del Pri ma la minoranza è esclusa dalla segreteria

Gambi: «Una scelta di arroganza per difendere piccole posizioni di potere. Così non sarà il segretario di tutto il partito. La nostra battaglia continua»

Paolo GambiStefano Ravaglia, dopo la vittoria al congresso della mozione Fusignani, è stato eletto alla guida comunale del Partito Repubblicano. Una scelta annunciata dopo che la maggioranza ha ottenuto il 70 percento dei voti al congresso. La minoranza non ha però ottenuto nessune esponente nel Comitato di Segreteria, una questione che fa infuriare Paolo Gambi, che ha presentato la mozione in rappresentanza del fronte che si oppone a Fusignani. In direzione Ravaglia ha ottenuto 22 voti come segretario, Gambi 12.

Questi i membri del comitato di segreteria: Eugenio Fusignani, Giannantonio Mingozzi, Chiara Francesconi, Guido Camprini, Alberto Gamberini, Enrico Laghi, Fabrizio Lorenzetti, Mauro Mazzotti, Antonello Piazza e Andrea Vasi.

«Stefano Ravaglia – dice Gambi – , ha deciso di escludere dal Comitato di Segreteria qualsiasi esponente della minoranza congressuale. In questo modo Ravaglia ha deciso di non essere il segretario di tutti i repubblicani di Ravenna ed in particolare di quell’area, superiore al 30%, che intende il rapporto col Pd in modo più competitivo e non definitivo. La scelta di Ravaglia è una scelta di arroganza per difendere piccole posizioni di potere. Per quanto ci riguarda, continueremo, con ancora maggiore determinazione e pubblicamente, la nostra battaglia contro una concezione dei rapporti col Pd che conduce inevitabilmente alla subalternità».

Sopralluoghi dei tecnici di protezione civile per la richiesta di stato di emergenza

Verifiche nei parchi e nei punti più colpiti della città. I privati hanno tempo fino al 14 luglio per segnalare i danni subiti

9441c196 Ec2a 4a22 82b3 0cd8d72cecd0I tecnici del dipartimento nazionale della protezione civile sono arrivati a Ravenna da Roma stamani, 4 luglio, per svolgere i primi sopralluoghi necessari per l’ottenimento dello stato di emergenza nazionale richiesto dal Comune dopo il nubifragio del 28 giugno. Le verifiche – svolte insieme ai tecnici dell’agenzia regionale di protezione civile e all’assessore Gianandrea Baroncini – hanno riguardato i luoghi maggiormente colpiti dal fortunale: i giardini pubblici, l’ex ippodromo, via Canale Molinetto, via Tommaso Gulli e Punta Marina, dove è stato visitato anche un campeggio.

Il Comune ricorda che privati cittadini, attività economiche e produttive, attività agricole e agroindustriali hanno tempo fino al 14 luglio per segnalare al Comune gli eventuali danni subiti a seguito degli eventi atmosferici eccezionali del 28 giugno. Sono disponibili sul sito www.comune.ra.it le schede di censimento da compilare e presentare a cura degli aventi titolo. Le schede possono essere inviate via mail all’indirizzo di posta elettronica protezionecivile@comune.ra.it, oppure consegnate a mano allo Sportello polifunzionale del Comune di Ravenna, via Berlinguer 68, dal lunedì al sabato dalle 9 alle 12 e il pomeriggio di martedì e giovedì dalle 14.30 alle 16.30. Il Comune di Ravenna ha messo a disposizione un apposito ufficio al quale ci si può rivolgere per consulenza telefonica, assistenza e qualsiasi chiarimento per la compilazione e presentazione delle segnalazioni, telefonando allo 0544.482739 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12. Si raccomanda di tenere traccia delle fatture o ricevute di tutti i pagamenti effettuati relativamente ai danni subiti dagli eventi atmosferici eccezionali del 28 giugno 2017, necessarie nel caso in cui, in una fase successiva, sia possibile chiedere contributi regionali o statali. In questa fase infatti le segnalazioni di danno sono prodotte esclusivamente ai fini della ricognizione prevista dall’articolo 5, comma 2, lettera d, della legge 225 del 1992 e successive modifiche e integrazioni, e non costituiscono riconoscimento automatico di eventuali contributi a carico della finanza pubblica per il ristoro dei danni subiti.

Marinara, c’è un bilancio sotto esame in tribunale: i dubbi della perizia finale

Risultano doppie fatture e pagamenti per lavori non fatti nel documento dell’esercizio 2011 della concessionaria del porto, approvato con il voto del curatore fallimentare di Cmr che controllava la società Seaser

RAVENNA 05/05/2008. MARINARA.È stato approvato entro i termini ma il bilancio dell’esercizio 2011 della società Seaser, titolare della concessione demaniale su cui si reggono sia la parte a mare che quella a terra del porto turistico Marinara, potrebbe essere da riscrivere perché viziato da errori. Questo dice in buona sostanza la perizia depositata nelle scorse settimane al tribunale delle imprese dal consulente tecnico incaricato dal giudice dopo la causa civile presentata a ottobre 2012 dall’imprenditore ferrarese Luigi Vitali, già socio di Seaser al 10 percento. La richiesta era di annullare la delibera di approvazione del bilancio a cui aveva votato contro.

La sentenza è attesa per le prossime settimane e se il pronunciamento dovesse andare nella direzione espressa dalla perizia vorrebbe dire che anche i bilanci degli anni successivi, derivando direttamente da quel documento, si sarebbero trascinati dietro alcune inesattezze. Senza dimenticare che si aprirebbe uno scenario di eventuali responsabilità da accertare.

RAVENNA 10/05/2008. MARINARA.
MARINARA.

Ma come se questo non bastasse c’è un altro aspetto che rende tutto ancora più delicato: nell’assemblea dei soci che approvò il bilancio ci fu il voto favorevole del socio di maggioranza, la cooperativa Cmr di Filo di Argenta che ha costruito il porto, all’epoca deteneva il 70 percento delle quote di Seaser ed era rappresentata dal curatore fallimentare nominato dopo il crac del 2011. «Mi sembrò clamoroso in quel momento perché avevo segnalato in tutti i modi le imprecisioni – dice oggi Vitali – e credo che la perizia confermi quanto denunciato».

Tra i vari difetti ravvisati da Vitali in quel bilancio spiccano per importanza alcune poste alla voce “debiti verso la controllante” e cioè verso Cmr (come detto rappresentata dalla curatela): «In particolare c’è un caso palese di duplicazione di fatture: Seaser ha venduto a una società d’investimento oltre 40 appartamenti allo stato grezzo accordando la rifinitura a carico dell’acquirente che stipulò un contratto con Cmr come impresa di costruzione ma questa ultima ha fatturato e incassato il corrispettivo per i lavori sia da Seaser che dalla società d’investimento committente. Poi – dice sempre Vitali – c’è la fattura incassata da Cmr da Seaser per la costruzione del muro paraonde lungo la diga foranea sud, imposto dall’inizio quale opera fondamentale per la protezione dalle onde, per un importo di circa 1,2 milioni. Ma quel muro non era stato fatto. Solo queste due poste spostano di quasi due milioni la veridicità del bilancio».

IMG 1008Vitali ricorda di aver chiesto formalmente al curatore del fallimento Cmr – «In una posizione a mio avviso di conflitto di interessi perché sia socio di maggioranza che fornitore creditore» – di correggere le poste dei crediti inesistenti ma non ci fu modo: «A quel punto non potevo fare altro che votare contro ed impugnare il bilancio». Ma prima di arrivare all’assemblea dei soci, il bilancio aveva già attraversato due riunioni del cda in cui Vitali sedeva come consigliere: «Nel primo cda sia io che il rappresentante di Sorgeva (altra cooperativa ferrarese all’epoca socia con il 17,5 percento e oggi al cento percento, ndr) abbiamo votato contro il progetto di bilancio affermando che i debiti nei confronti di Cmr non esistevano e il progetto fu approvato a maggioranza dai restanti tre consiglieri». La mancata unanimità del cda nell’approvazione del bilancio creava incertezze in una fase in cui stava per essere asseverato un piano di risanamento si arrivò così a una mediazione: specificare nella relazione al progetto di bilancio che le poste non erano da considerarsi debiti nei confronti di Cmr. «A quel punto in qualità di amministratore votai a favore del progetto di bilancio. Poi chiesi chiesi al curatore di Cmr di correggere le poste dei crediti inesistenti per i quali si era già pronunciato anche il perito di fiducia dal curatore stesso, ma invano, a quel punto non potevo altro che votare contro ed impugnare il bilancio». Nel suo resoconto Vitali sottolinea il cambio di posizione di Sorgeva: «Nel cda aveva votato contro invece in qualità di socio non pretese quanto aveva chiesto e votò a favore». La coop agricola, come detto, oggi è proprietaria di tutto il pacchetto azionario dopo aver acquisito il 70 percento da Cmr per un euro.

IMG 1025Il lavoro del perito incaricato dal tribunale, secondo quanto riporta l’avvocato Simone Sgarzi che assiste Vitali, non ha potuto affrontare tutte le questioni perché la richiesta di documentazione contabile relativa al periodo 2005-2011 non è stata esaudita da Seaser: «Purtroppo è emerso l’ostracismo della società nei confronti della ricerca della verità – afferma Sgarzi –. Mi chiedo perché Seaser non abbiamo collaborato a far emergere la bontà dell’operato dei propri organi societari così come ha sempre esposto e difeso».

Oggi Seaser ha un amministratore unico che è Davide Sinigaglia, presidente della coop Sorgeva che detiene tutte le quote della concessionaria. Avremmo voluto intervistarlo parlando di questa vicenda giudiziaria ma anche dei suoi anni al timone della società. Il manager ci fa sapere che non rilascia interviste limitandosi a dire che «preferisce concentrarsi sui fatti e sulla gestione operativa senza fare chiacchiere» e ricordando che si tratta di una società privata. Che però fa business su un terreno di proprietà statale concesso in diritto di superficie: «Su questo aspetto che è l’unico di interesse per l’opinione pubblica posso garantire che la concessione è blindata e il pagamento del canone è puntuale». Abbiamo girato la domanda sul ricorso di Vitali all’ufficio che cura la comunicazione e questa è la risposta ricevuta: «In tribunale vi sono questioni legate alla governance del fallimento Cmr, tuttora in essere, che non riguardano questa società».

Folla all’alba per l’Urban Trail di Ravenna Città d’Acque

Oltre 650 partecipanti, fra runner e ciclisti, alla manifestazione di Trail Romagna, dedicata ad Andrea Tamburini

Urban Trai Evidenza
Urban Trail partenza all’alba ai giardini pubblici

Un’alba magnifica, tersa e piena di luce, con una città silenziosa e semideserta, ha accolto la partenza, affollata di centinaia di persone, ai Giardini Pubblici dell’edizione 2017 dell’Urban Trail Ravenna Città d’acque, domenica 2 luglio. La manifestazione – che ha fatto registrare il record di presenze di oltre 650 iscritti – si è conclusa con un abbraccio collettivo ai famigliari di Andrea Tamburini, il  trail runner scomparso recentemente in un incidente di corsa nelle Dolomiti. Gli oltre 650 partecipanti hanno osservato un minuto di silenzio dedicato ad Andrea prima di affrontare i due percorsi in cammino, di corsa o, per la prima volta, in bicicletta a seguito della guida Pietro Barberini che lungo l’itinerario ha illustrato la storia complessa e affascinante che lega l’antica capitale bizantina all’acqua.
Runner, camminatori e ciclisti hanno apprezzato i passaggi più inconsueti come il calpestio di quello che rimane del canale molino addossato al molino Lovatelli, l’attraversamento delle antiche mura, la performance musicale all’interno della Rocca Brancaleone e i getti d’acqua nel nuovo parco Bosco Baronio.
Per gli onori della cronaca, in particolare sul piano sportivo, dopo la partenza alle 6, ha raggiunto per primo il traguardo dello Chalet dei Giardini Pubblici Stefano Nuti (GS Lamone), coprendo i 16 km tracciati  tra argini, sentieri e verde urbano in 59’18”.

Nella fotogallery alcuni momenti dell’Urban Trail 2017 negli scatti del fotografo Massimo Cerrato

Legambiente contro il deposito di gas: «Rischio alto per pochi posti di lavoro»

L’associazione critica il progetto da 70 milioni presentato da Pir-Edison per uno stoccaggio di Gnl sulla banchina del Candiano: «Non risponde ai requisiti di sviluppo sostenibile»

Gnl
Un rendering del deposito per stoccaggio e distribuzione di Gnl al porto di Ravenna (foto da Ship2shore.it)

«Vale la pena investire 70 milioni di euro in un’opera ad alto rischio che non risponde ai requisiti di sviluppo sostenibile per il prossimo futuro e che risponderebbe alla domanda occupazionale solo in maniera esigua?». Legambiente esprime le sue perplessità sul progetto targato Pir-Edison per la costruzione sulla banchina del Candiano di un deposito per ricezione e distribuzione di gas naturale liquefatto (Gnl) con una capacità di stoccaggio da 20mila metri cubi.

L’associazione ambientalista solleva perplessità per la realizzazione dell’impianto, «visto gli ingenti volumi immagazzinati, in un’area già ricca di insediamenti industriali», e propone un percorso partecipato in cui venga nominata una commissione dedicata a tutti i portatori di interesse tramite loro delegati «che potrà fungere da ulteriore garante nei confronti della cittadinanza e dei dubbi che qualsiasi opera industriale può comportare».

Legambiente ricorda poi che la realtà del petrolchimico ravennate è oggetto di un piano Aripar sui grandi rischi: «Un piano di cui la cittadinanza deve essere periodicamente aggiornata con informazioni puntuali sui comportamenti da attuare in caso di incidenti rilevanti e sullo stato delle cose, come per esempio: aziende e nuovi impianti che nascono sul territorio ed altre che si trovano nella condizione di chiudere la loro attività».

C’è poi la questione della sostenibilità e della compatibilità con la visione del futuro che ha l’associazione: «L’impianto non rientra nella concezione di sviluppo sostenibile della città, contrariamente a quanto riportano i sostenitori dell’opera. Non ha senso definire l’utilizzo del Gnl un valido strumento per abbattere parte delle emissioni di autobus e traghetto di Porto Corsini, quando già oggi in molte città europee, ma anche a Torino ed altre città italiane, vengono acquistati autobus elettrici. Anche in Norvegia, paese del petrolio, stanno già sperimentando traghetti elettrici all’interno dei fiordi. Continuare ad investire in nuove infrastrutture legate all’estrazione, utilizzo e distribuzione del gas, aumenta il cosiddetto “stranded assets” ovvero la dipendenza del sistema economico dalle fonti fossili allungando così il periodo di transizione per tempi insostenibili».

L’ottimismo di Cna: «Dopo la grande crisi c’è un vento nuovo che spinge la nautica»

Il referente provinciale del settore vede segnali incoraggianti e spiega così le difficoltà del territorio: «Da Ravenna uscivano le barche per la classe media che ha sofferto di più»

Da anni segue il settore della nautica per Cna provinciale e dal 2015 sta vedendo le prime avvisaglie di ripresa dopo la grande crisi: Alessandro Battaglia ci tiene a sottolineare che il suo è cauto ottimismo ma dalle sue parole si può dire che la nautica sia in mezzo ad un’inversione di tendenza. «Quest’anno molte realtà torneranno a Genova». Nella città ligure si svolge il più noto salone della nautica italiano, un appuntamento che fino ad un decennio fa era irrinunciabile per tutte le imprese del comparto ma che poi è naufragato in mezzo alla crisi.
I dati, dice Battaglia, è difficile darli perché la nautica è un comparto molto ampio che tocca i cantieri ma anche centinaia di piccole imprese artigiane inquadrate dal sistema camerale come falegnami, elettricisti, meccanici. Sono loro, che si occupano di componentistica e manutenzione, ad aver resistito meglio allo tsunami: «Possiamo dire che il fatturato per queste aziende è tornato ad essere quello del 2008».

Diverso il discorso per i cantieri: dai capannoni prima della crisi uscivano decine di barche ogni anno ma oggi non è più così. «Alcuni cantieri ora fanno soprattutto refitting», spiega Battaglia. Si tratta di una sorta di manutenzione dell’esistente per chi compra una barca usata o vuole rimodernare il suo yacht, un modo per sopravvivere nei cicli di crisi. A Ravenna i cantieri hanno sofferto molto perché producevano barche tra i 10 e i 18 metri, quelle che acquistava la classe benestante ma non ricchissima: sono state le prime spese – spiega Battaglia – tagliate. La classe media non poteva più permettersi barche a vela, posteggio e, soprattutto, tasse e controlli fiscali rigidissimi sui possessori di barche. «Con l’aumento della tassazione su questo tipo di beni, chi poteva è andato in Francia, poi in Croazia, poi magari in Montenegro, con tutte le conseguenze immaginabili per il settore». Il problema della nautica è essere «il bene voluttuoso per eccellenza».
Dopo sei anni di crisi, la nautica da un paio d’anni è tornata a mettere il naso fuori dal buio.

Battaglia: «La dimensione  delle imprese a livello locale in genere è tra 10 e 20 dipendenti»

A livello nazionale, secondo un’indagine di Cna, gli operatori hanno aumentato il fatturato del 13 percento nel 2016. «Possiamo dire che Ravenna sia lo specchio della situazione italiana». Significativo l’aumento dell’export: il made in Italy nel lusso tira ancora molto ma non basta più perché «ci sono imprese anche all’estero che offrono qualità a prezzi competitivi». Per questo secondo Battaglia le prossime sfide si giocheranno anche nel marketing e nel sapere comunicare il motivo per cui una barca italiana sia meglio di una straniera. La dimensione delle imprese che portano avanti il settore è, in genere, di dieci o venti dipendenti anche se «alcune sono forse sottodimensionate». A loro, a livello provinciale, se ne affianca qualcun altra specializzata in componentistica e più strutturata, anche con un centinaio di dipendenti. «Aziende che hanno saputo diversificare e quindi hanno superato la crisi, rilanciandosi».

Barca Lega NavaleOggi le condizioni sono completamente diverse rispetto al primo decennio del Duemila, anche per questo il progetto più importante del settore, quella Cittadella della nautica che a tanti faceva gola (e di cui raccontiamo nella pagina accanto) è stato archiviato. Ci sono però le condizioni per guardare al futuro e non è poco. Battaglia aspetta prima di esultare: «Mi piacerebbe parlare quando ci sarà una ripresa consolidata, perché anche nel 2011 la nautica sembrava aver superato le difficoltà e poi non è stato così. Alcune aziende fanno ancora fatica: ci sono fasi in cui c’è molto lavoro e altre in cui si ricorre agli ammortizzatori sociali». La crisi si potrà dire superata davvero quando ripartiranno gli investimenti: «Gli imprenditori ci pensano su prima di assumere personale o fare grosse spese strutturali perché non è detto che poi rientreranno da quanto investito in questa situazione di mercato». Quando succederà la nautica avrà superato l’ultima boa e navigherà sicura in mare aperto.

Il Comune e sei aziende firmano un’intesa per ridurre la puzza nell’aria a Faenza

Nel documento cinque punti per rendere la città più attrattiva. Primi risultati attesi fra tre anni

Ciminiere FumoSei aziende dell’area industriale di Faenza hanno firmato un protocollo d’intesa con il Comune, sotto la supervisione di Arpae, per mettere in campo una serie di interventi che riducano la puzza nell’aria. Le aziende che hanno sottoscritto l’accordo sono Caviro distillerie, Dister Energie, Enomondo, Tampieri, Faenza Depurazioni e Villapana. La firma arriva a conclusione di un percorso durato alcuni mesi. L’obiettivo è di ottenere i primi risultati entro tre anni.

«L’impatto olfattivo delle emissioni odorigene è causa di disagio nella popolazione – scrive il Comune in una nota –. Le indagini e la letteratura scientifica tendono a dimostrare che le emissioni, per il solo fatto di avere un impatto olfattivo, non generano problemi specifici per la salute dei cittadini ma è del tutto evidente che ogni miglioramento degli impatti odorigeni determina contestualmente un innalzamento della qualità della vita dei residenti e dei visitatori, così da favorire anche l’attrattività del territorio».

Cinque gli impegni sottoscritti dalle parti: 1) costituzione di un tavolo permanente sugli impatti odorigeni coordinato dall’assessore all’Ambiente aperto alla partecipazione anche di altre aziende che dovessero condividere gli obiettivi e le modalità degli interventi che saranno decisi congiuntamente; 2) un censimento dei punti di emissione odorigena all’interno di ciascuna azienda, secondo le metodologie indicate da Arpae-Ravenna; 3) individuazione di eventuali ulteriori interventi sostenibili di abbattimento delle emissioni odorigene, da condividere con l’amministrazione comunale e da effettuare in modalità coordinata; 4) comunicare con i cittadini sulle iniziative intraprese e sui risultati raggiunti, in maniera coordinata e condivisa; 5) fissare nel triennio la scadenza dei lavori del tavolo e l’orizzonte temporale mimino per conseguire risultati apprezzabili.

Il sindaco Giovanni Malpezzi: «La normativa italiana non prevede valori limite, né metodi o parametri idonei a misurare la portata delle emissioni in modo da determinare in maniera oggettiva l’eventuale molestia olfattiva. Nonostante ciò, come amministrazione comunale che ha a cuore sia i posti di lavoro ma anche il benessere dei cittadini, non potevamo rimanere a guardare. Le aziende coinvolte, le principali che operano tramite processi di combustione, si sono dimostrate sensibili e hanno prontamente condiviso l’avvio di questo percorso. Un punto di partenza che fa ben sperare».

«La soluzione per la caserma dei carabinieri a Marina? Gli edifici della Forestale»

La proposta del consigliere comunale Ancisi (Lpr): il Corpo è confluito nell’Arma e ha a disposizione diverse sedi «tra cui scegliere senza pagare il canone»

Alcuni Degli Edifici (non Operativi) Posseduti Dalla Forestale A Marina
Alcuni degli edifici non operativi posseduti dalla Forestale a Marina di Ravenna

Potrebbe essere l’utilizzo degli edifici della guardia forestale la soluzione per collocare i carabinieri a Marina di Ravenna visto lo sfratto dall’attuale caserma? Secondo Alvaro Ancisi, capogruppo di Lpr, sì. Il consigliere comunale ritiene che non siano praticabili le soluzioni sul tavolo finora. La prima prevede lo spostamento al centro civico,  che costerebbe almeno 530mila euro. Un’idea che Ancisi bollò già come «ennesima patacca spacciata alla credulità elettorale». La seconda riguarda un’area di via Trieste che «fu spacciata da Matteucci alla vigilia delle elezioni comunali del 2011, quando, assicurando di aver messo a disposizione un’area in via Trieste nella periferia di Marina, annunciò “per l’estate il progetto edilizio” della nuova caserma, che avrebbe poi affittato ai Carabinieri. Progetto neppure abbozzato, e comunque sballato».

Per Ancisi l’unica soluzione praticabile «è solo da scegliere tra i sei immobili dello Stato non operativi, disponibili facilmente allo scopo, già esistenti a Marina di Ravenna. Lista per Ravenna lo aveva detto – sulla base della puntuale ricognizione catastale effettuata da Pasquale Minichini, consigliere territoriale di Lista per Ravenna per l’area del Mare – già a fine aprile 2016, quando era certo che il Corpo Forestale dello Stato sarebbe confluito nei carabinieri». Una soluzione che eviterebbe all’Arma di pagare l’affitto e i carabinieri troverebbero  «largo spazio per i mezzi operativi e soprattutto maggiori condizioni di sicurezza, per imilitari e per la popolazione».

 

 

I carabinieri fermano un’auto credendo sia rubata invece è in regola ma c’è la droga

I militari del nucleo radiomobile hanno inseguito un’Audi segnalata dal sistema elettronico di rilevamento targhe ma la telecamera aveva letto male le lettere: a bordo 30 grammi di cocaina, in manette per spaccio un coltivatore di 49 anni

2017 07 03 PHOTO 00014611L’auto non era rubata come credevano i carabinieri che l’hanno inseguita e fermata ma il caso ha voluto che il conducente, un coltivatore di 49 anni di Faenza, avesse a bordo 30 grammi di cocaina e così è stato arrestato. Dopo due notti in carcere oggi, 3 luglio, il giudice ha convalidato l’arresto e concesso i termini a difesa rinviando il processo a settembre. L’uomo è stato quindi rimesso in libertà.

L’arresto è avvenuto sabato sera nei pressi del parco Bucci a Faenza. Il sistema di rilevamento targhe installato in città, capace di segnalare il transito di vetture che risultano nella lista delle denunce per furto, ha fatto scattare l’allarme per un’Audi station wagon mettendo in moto la pattuglia del nucleo radiomobile. In realtà la telecamera aveva soltanto letto male una lettera della targa.

Quando è stato fermato, l’uomo ha esibito i documenti dell’autovettura e dal controllo è venuto fuori che tutto era in regola e che si era trattato di un equivoco dovuto al rilevatore elettronico. Ma il conducente si sarebbe dimostrato molto nervoso dicendo che era dovuto ai timori per denunce del passato da parte della sua ex compagna. I militari non hanno creduto a quella versione dei fatti e nella perquisizione sono stati trovati alcuni involucri contenenti complessivamente 30 grammi di cocaina. Nell’auto anche un bilancino di precisione che serviva per confezionare le dosi di cocaina.

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