giovedì
17 Settembre 2026
USB

Un’assemblea pubblica in attesa della sentenza sul traffico d’armi dal Porto di Ravenna

Il sindacato organizza un incontro il 22 settembre alla Sala Ragazzini. Il 30 ottobre in programma invece lo sciopero dei portuali contro la guerra

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In attesa dell’udienza definitiva dell’8 ottobre a Roma, che vedrà il Consiglio di Stato pronunciarsi sul contenzioso relativo al traffico di armi dal porto di Ravenna, il sindacato Usb organizza per martedì 22 settembre un’assemblea pubblica. L’incontro si terrà alle 18 alla Sala Ragazzini e sarà un’occasione di confronto sul ruolo del porto di Ravenna nella logistica legata alla guerra e sulle possibili forme di mobilitazione.

Il procedimento vede contrapposte le Dogane di Ravenna e la giornalista Linda Maggiori, assistita dall’avvocato Andrea Maestri. La giornalista aveva presentato una richiesta di accesso generalizzato agli atti per ottenere i dati relativi al traffico di armi dal porto di Ravenna nel 2025 e, successivamente, anche nel 2026, comprese le relative destinazioni. Le Dogane hanno inizialmente rigettato l’accesso apponendo motivi di sicurezza nazionale, ma il ricorso al Tar dello scorso giugno ha dato parzialmente ragione a Maggiori, consentendo la rivelazione dei dati aggregati ma non la destinazione. Le Dogane si sono allora appellate al Consiglio di Stato pur di non rivelare nessun dato. Ora la decisione spetta al Consiglio di Stato.

«L’8 ottobre in definitiva si deciderà se in Italia è garantita la trasparenza sui traffici di armi dai porti o se tutto deve passare al buio e sotto silenzio – spiegano dal Coordinamento contro le armi dal porto di Ravenna – L’avvocatura dello Stato, che dipende direttamente dal Consiglio dei ministri e assiste le Dogane di Ravenna, ha già scritto nella sua memoria in camera di Consiglio che l’Italia è coinvolta in una guerra mondiale ibrida e a pezzi, per questo il diritto all’ informazione va limitato e che  i porti, anche quelli civili, sono infrastrutture strategiche con rilevanza militare».

Nonostante gli appelli del coordinamento, il Comune di Ravenna e la Regione Emilia-Romagna hanno deciso di non costituirsi ad adiuvandum nell’udienza dell’8 ottobre. «Una grave mancanza da parte delle istituzioni – condannano gli attivisti -, che dimostra come di fatto la trasparenza sul traffico di armi non stia a cuore né al sindaco né al presidente della Regione. Nonostante si riempiono la bocca di belle parole, forse preferiscono non vedere e non sapere».

A fianco della giornalista, si sono invece costituiti ad adiuvandum Carlo Tombola per conto dell’Associazione Weapon Watch, Fabio Marcelli  per il Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia (Cred), entrambi difesi dall’avvocato Andrea Maestri e l’Unione Sindacale di Base (USB) rappresentato dagli avvocati Salerni, Damizia, Guglielmi, Danilo Conte. A questi si aggiungono, in proprio anche i legali Stefano Andrade Fajardo del Foro di Verona, e l’avvocato Dario Rossi del Foro di Genova.

L’8 ottobre, dopo l’udienza, si terrà una conferenza stampa nella Camera dei Deputati, con l’onorevole Stefania Ascari, Linda Maggiori, l’avvocato Andrea Maestri, e coloro che si sono costituiti per spiegare la sentenza, le conseguenze e i prossimi passi.

Il prossimo 30 ottobre invece è in programma lo sciopero internazionale dei portuali contro la guerra.

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