Il Coordinamento di comitati e singoli cittadini che si oppongono al transito di armi dal porto di Ravenna lamenta la scarsa disponibilità al confronto democratico da parte delle istituzioni politiche e economiche della città. L’attacco è riferito a un momento e un luogo precisi: la serata del 3 settembre alla Festa dell’Unità in darsena. «È andata in scena una scena tragicomica e vergognosa», è la sintesi del Coordinamento.
Nello spazio dibattiti si è svolto l’incontro “Le nuove sfide del porto”: un dibattito, moderato dalla deputata Ouidad Bakkali, con gli interventi di Valentina Ghio (sindaca di Sestri Levante), Alessandro Barattoni (sindaco di Ravenna), Luca Grilli (presidente della cooperativa dei portuali) e Riccardo Sabadini (presidente Sapir). «Abbiamo ascoltato senza disturbare tutti gli interventi – scrivono dal Coordinamento in una mail inviata alla stampa –, ma alla fine non è stata la possibilità di porre domande dal pubblico, come si farebbe in un vero dibattito. Abbiamo protestato e chiesto di fare almeno una domanda, ma Bakkali è stata perentoria dicendo che bisognava lasciare spazio all’evento successivo che però, in realtà, dopo mezz’ora, non era nemmeno iniziato».
Gli attivisti ammettono di aver rincorso il sindaco per chiedere almeno una risposta sulla richiesta di costituirsi ad adiuvandum al Consiglio di Stato nella vicenda che vede le Dogane arroccate sulla posizione di chiusura per non comunicare i dati dei traffici di armi. La risposta del sindaco è stata no. Il Comune e la Regione non si costituiranno ad adiuvandum nell’udienza dell’8 ottobre per ottenere i dati sul traffico di armi dal porto di Ravenna. Il sindaco ci ha detto che per lui è sufficiente aver scritto una lettera alle Dogane, per chiedere che rendano noti i dati su tutti i porti, ma senza destinazioni. Come a dire che finché non verranno resi pubblici i dati in contemporanea su tutti i porti, è meglio non sapere cosa passa a Ravenna».
Il Coordinamento ricorda che dalla relazione ministeriale da anni mancano i transiti: «È un anno che Altreconomia lo denuncia, ma nessuno ha ancora provato a mettere una toppa a questo enorme vulnus. Ad oggi c’è un solo caso giudiziario in Italia su questo tema, ed è davanti al massimo organo della giustizia amministrativa e riguarda Ravenna. Se il Consiglio di Stato decidesse per l’oscurità, calerà una pietra tombale anche sul tanto vagheggiato osservatorio nazionale».



