lunedì
29 Giugno 2026
Operazione Dirty soccer

Calcioscommesse, poliziotto arrestato. Il pm: «Sposa intenti criminosi e ne approfitta»

L'accusa è associazione per delinquere: il 42enne sarebbe la spalla di uno dei vertici con un ruolo nella combine di tre gare di Lega Pro

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«Partecipa attivamente all’associazione criminale, non solo ne sposa gli intenti criminosi ma ne approfitta lucrando attraverso le scommesse sulle partite combinate»: così si legge nel provvedimento di fermo, emesso dalla procura di Catanzaro, a proposito di un 42enne poliziotto in servizio alla questura di Ravenna e arrestato oggi nella retata in varie parti d’Italia che ha portato le manette ai polsi di cinquanta persone (76 gli indagati) nell’inchiesta Dirty Soccer sul calcioscommesse. Sotto indagine 28 partite tra serie D e Lega Pro, tutte disputate nella stagione in corso. L’ipotesi di reato è associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva: tra gli arrestati ci sono soprattutto figure del pallone come calciatori in attività e ex, dirigenti e presidenti di società calcistiche.

Nelle oltre milleduecento pagine del provvedimento di fermo (firmato dal sostituto procuratore Elio Romano della direzione distrettuale antimafia) viene delineato il coinvolgimento del poliziotto ravennate: era un fidato collaboratore di un 40enne ex calciatore residente a Perugia ma di fatto domiciliato a Bellaria che per gli inquirenti era il vertice di uno dei presunti gruppi criminali attivi per aggiustare le gare. Il poliziotto in forza a Ravenna, secondo la magistratura catanzarese che ha condotto le indagini, ha avuto un ruolo nei presunti aggiustamenti di tre partite di Lega Pro: in tutte era in campo la Pro Patria, contro la Cremonese (15 dicembre 2014), la Torres (11 gennaio 2015) e il Pavia (17 gennaio 2015). Il 42enne avrebbe anche preso parte «a un vero e proprio summit con molti dell’associazione in un albergo di Somma Lombarda».

Il legame con l’ex calciatore nascerebbe anche dalle comuni origini meridionali. Scrive la Dda: «Il poliziotto estrinseca il suo ruolo di partecipe all’associazione criminale prendendo parte alle fasi propedeutiche delle frodi sportive e in alcuni casi partecipando agli incontri tra i promotori e i finanziatori facendo le veci del calciatore agli occhi dei finanziatori stranieri». Gli inquirenti sono convinti che il poliziotto avesse «piena consapevolezza degli scopi della consorteria criminale» e pure «costatando personalmente molteplici reati omette di riferirne all’autorità».

L’agente sotto indagine lavora a Ravenna da tre anni: nessun ruolo operativo ma un incarico nell’ufficio spedizioni. In buona sostanza una sorta di postino in divisa che si occupava della corrispondenza in entrata e in uscita dagli uffici di viale Berlinguer. Dal questore Mario Mondelli nessun comunicato ufficiale e nessun commento. Informalmente i colleghi lo descrivono come un uomo piuttosto taciturno, non molto inserito nel contesto lavorativo di Ravenna e soprattutto, almeno all’apparenza, una persona semplice. Forse lo ricorderà anche Giuseppe Racca, da un paio di mesi alla guida della questura di Catanzaro che ha svolto le indagini ma tra il 2010 e il 2013 questore di Ravenna.

Tra i cinquanta arrestati c’è un altro ravennate: un 62enne di Riolo Terme. Secondo gli investigatori è da considerare uno dei cofinanziatori dei gruppi che scommettevano sulle partite truccate per guadagni sicuri.

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