Non si placa la protesta dopo l’abbattimento dei sei pini nei pressi del Mausoleo di Galla Placidia, eseguito a Ravenna nella mattinata di giovedì 25 giugno dalla Diocesi, proprietaria dell’area. Dopo il presidio organizzato nei giorni precedenti per chiedere di fermare il taglio, le associazioni ambientaliste rilanciano la mobilitazione e ne convocano uno nuovo per mercoledì 1 luglio, dalle 18.30 alle 20, in piazza Duomo. A promuovere l’iniziativa sono Italia Nostra e il Gruppo Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna, che in un duro comunicato parlano di «sdegno unanime per la distruzione dei pini monumentali e sacri del Mausoleo di Galla Placidia» e definiscono l’intervento «la distruzione di uno dei siti più preziosi dell’umanità».
L’intervento di abbattimento è stato motivato dalla necessità di mettere in sicurezza il complesso monumentale: secondo le perizie commissionate dalla Diocesi, infatti, gli alberi presentavano condizioni di instabilità tali da costituire un rischio sia per il Mausoleo sia per le persone. Al loro posto è prevista la messa a dimora di nuovi esemplari di tasso, ritenuti più compatibili con il contesto monumentale.
Le associazioni ambientaliste, invece, sostengono di avere avanzato nei mesi scorsi una proposta alternativa, mettendo a disposizione gratuitamente il contributo di esperti internazionali nel settore della stabilità degli alberi, tra cui l’ingegnere tedesco Lothar Wessoly, l’agronomo Daniele Zanzi e il dottore forestale Gian Pietro Cantiani, il quale – secondo quanto riportato nel comunicato – avrebbe riscontrato pini in buono stato di salute nelle verifiche che era stato possibile effettuare. Secondo i promotori della protesta, la proposta non avrebbe mai ricevuto risposta da Prefettura, Curia, Soprintendenza, Carabinieri Forestali e Comune.
Nel mirino anche le modalità con cui si è arrivati al taglio. Gli ambientalisti parlano di un «blitz» organizzato «nella più assoluta segretezza», criticano il cartello che annunciava lavori di potatura e non l’abbattimento e lamentano la mancata risposta della Curia alle richieste di confronto avanzate nelle settimane precedenti. «Adulti e bambini guardavano attoniti la morte dei bellissimi pini tra il profumo di resina delle ferite mortali e l’assordante clangore delle motoseghe», si legge nel documento.
Il presidio del 1° luglio vuole quindi essere, spiegano gli organizzatori, un momento pubblico «per esprimere lo sdegno» nei confronti di quello che definiscono «un atto di barbarie» che avrebbe compromesso «uno dei luoghi più preziosi e sacri dell’umanità».



