Un’installazione artistico-editoriale dedicata alla campagna di boicottaggio nei confronti di Eni è stata coperta pochi giorni dopo la sua realizzazione a Ravenna. A denunciarlo, con un comunicato congiunto, sono BDS Italia, Ultima Generazione e Liberi Edizioni, che parlano di un episodio di “censura” e chiedono chiarimenti su chi abbia disposto la rimozione.
L’iniziativa rientrava in una mobilitazione nazionale che ha coinvolto anche Milano, Roma, Napoli e Salerno, trasformando alcune edicole dismesse in spazi espositivi con installazioni ispirate alle prime pagine dei giornali. Secondo i promotori, l’obiettivo era informare il pubblico sui rapporti commerciali tra Eni e lo Stato di Israele e sostenere la campagna di boicottaggio promossa da BDS Italia. La scelta di Ravenna assumeva un significato particolare per il legame storico tra la città ed Eni, con i promotori che richiamano sia la presenza industriale del gruppo sul territorio sia i principali progetti energetici in corso, dal rigassificatore alla cattura e stoccaggio della CO₂.
BDS Italia, Ultima Generazione e Liberi Edizioni sostengono inoltre che l’installazione riportasse «dati e informazioni verificabili» relativi, da un lato, ai rapporti societari tra Eni e Ithaca Energy, partecipata dal gruppo israeliano Delek, e, dall’altro, al ruolo delle infrastrutture riconducibili a Eni nel porto di Taranto per il trasferimento di petrolio destinato a Israele. I firmatari affermano che la copertura dei manifesti rappresenti una limitazione della libertà di espressione e del diritto all’informazione e chiedono di conoscere chi abbia deciso la rimozione, domandando se vi siano stati interventi del Comune di Ravenna o pressioni da parte di Eni o di altri soggetti.



