Torna a fare discutere la campagna “Abbi cura delle tue scelte” promossa da Ravenna Farmacie. L’iniziativa è attiva nelle farmacie comunali gestite da Ravenna Holding, e vuole permettere ai consumatori scelte più consapevoli al momento dell’acquisto dei farmaci. In una nota inviata alla stampa si fa riferimento ad «alcune grandi realtà farmaceutiche coinvolte o monitorate per i loro rapporti con i conflitti in corso e per presunte violazioni dei diritti umani».
Il l’accenno sottinteso alle case farmaceutiche israeliane, in particolare Teva, ha da un lato scatenato la risposta dell’opposizione, che attraverso il capogruppo di Forza Italia Alberto Ancarani commenta: «Dietro formule apparentemente misurate si nasconde un messaggio politicizzato, costruito per orientare il giudizio della collettività con allusioni e sottintesi» mentre dall’altra parte ha suscitato il malcontento degli attivisti della rete provinciale La via Maestra: «Quella di Ravenna è una non-scelta – incalzano gli attivisti -,il manifesto affisso nelle farmacie comunali con il logo del Comune di Ravenna e di Ravenna Farmacie è generico, manca di chiarezza e di contesto, ed è privo di informazioni che consentano alle persone di comprendere il significato dell’azione».
Nel 2025 infatti La via Maestra ha presentato un ordine del giorno nei 18 Comuni della provincia, in adesione alla Campagna nazionale “Enti Territoriali per la Palestina”. L’odg è stato approvato dal Consiglio Comunale di Ravenna il 2 dicembre 2025. Fra i vari punti c’era anche la richiesta di “bloccare la vendita di farmaci, parafarmaci e attrezzature mediche prodotti da aziende israeliane in tutte le farmacie comunali.
«Sono occorsi 8 mesi affinché l’interlocuzione fra l’amministrazione comunale e la sua partecipata Ravenna Farmacie arrivasse a una conclusione – spiegano da La via Maestra -. Nel frattempo, in molte città la mobilitazione dal basso della società civile è stata tempestivamente recepita dalle istituzioni locali e ha portato alla decisione di escludere la vendita dei prodotti a marchio Teva dalle farmacie comunali. Cosa mai avvenuta nel nostro territorio».
Gli attivisti confermano infatti che la richiesta infatti non riguardava generici “farmaci israeliani” ma nello specifico i farmaci a marchio Teva, leader mondiale nel settore generici, al centro di una campagna internazionale di boicottaggio, «non in quanto israeliana, ma perché ritenuta complice del genocidio nella Striscia di Gaza e perché trae vantaggio economico dal regime di occupazione e apartheid – continuano -. Nella campagna di Ravenna Farmacie si legge: Per noi la tutela della salute resta prioritaria. Una priorità che si deve coniugare con quella morale e giuridica di fare la propria parte di fronte a un genocidio». Per gli attivisti infatti il boicottaggio di Teva non comprometterebbe né il diritto alla salute né l’accesso a farmaci essenziali, perchè il core business della multinazionale è nel “generico”, dunque facilmente sostituibile con farmaci alternativi.
«È chiaro che questo genocidio continua – concludono dalla rete provinciale pacifista -. Oggi è più che mai necessario evitare ambiguità, omissioni, semplificazioni perché le posizioni opache non sono utili alla crescita civile della cittadinanza».



