Enea ha undici anni; è con la famiglia sulle nevi delle Dolomiti. Scende con lo snowboard, si ferma un momento per consentire al babbo, che ha gli sci, di precederlo per poi fare una ripresa video con il cellulare. Scompare senza lasciare alcuna traccia; non si trova neppure la tavola. E l’ansia travolge il paesino, che si sta preparando a festeggiare la fine dell’anno. Ecco il contesto in cui parte La cicatrice del larice (Clown Bianco Edizioni), secondo romanzo del ravennate Nicolò Bertaccini.
Ma se Mosaico criminale (2023) è un ottimo esempio di noir italiano, questa storia segue un percorso diverso, pur mantenendone mantiene i ritmi e, in superficie, la struttura dell’indagine. Perché poco lontano dal paese, in uno chalet isolato, vive Alyosha; è stato un uomo della Udba, la polizia segreta della ex Jugoslavia ma, soprattutto, è un kresniki, presenza positiva del folklore balcanico, che lotta contro il male; una specie di sciamano che, però, non ha ancora preso del tutto coscienza delle proprie potenzialità. Così La cicatrice del larice si rivela una rinnovata espressione di realismo magico. Per risolvere il mistero della sparizione di Enea (e non solo) Alyosha dovrà scontrarsi con un kasej, malvagio del folklore russo; e addirittura con Baba Yaga, la strega che si nasconde nel profondo delle foreste. Non è solo: lo affianca un cane lupo cecoslovacco, Sarik che… parla con lui; e la giornalista Monica, che ha lasciato la grande città per lavorare ai piedi delle Alpi e che non è solo affascinante.
La materializzazione di elementi delle tradizioni popolari slave non trasforma del tutto il romanzo in un fantasy: le dinamiche fra cittadini, forze di polizia e “stranieri” sono da thriller. L’ambiente è realistico, con lo splendore dell’enrosadira, che colora all’alba e al tramonto i Monti Pallidi. D’altra parte il mondo, che comprende il silenzio dei ghiacciai e l’orizzonte sconfinato dei mari, non è solo quello che si può toccare. Come sapeva, e diceva, Amleto all’amico Orazio, dopo aver incontrato il fantasma del padre.
La cicatrice del larice racconta una specie di favola con una scrittura limpida e accurata e riuscendo a creare empatia: anche chi non è un cinofilo alla fine si innamora di Sarik, quintessenza della fedeltà e dell’amicizia. E… attenzione ai “titoli di coda”.
Nicolò Bertaccini incontra i lettori sabato 26 settembre, alle 17.30, alla Ubik-Liberamente Libri di viale Alberti.



