domenica
02 Agosto 2026
Rubrica Letti per voi

Il senso degli Usa per il fascino europeo

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Che gli scrittori statunitensi siano affascinati dalla storia del Vecchio continente è ormai assodato (e lasciamo stare, qui, il cinema). In parte perché mancano di una propria epica, e lo sbarco dei Padri Pellegrini, separatisti puritani, a Cape Cod nel 1620, non ha un grande fascino. Ma anche perché la colonizzazione di quella parte di continente ha cancellato del tutto la mitologia dei Nativi americani, che sarebbe invece forziere di tesori sconosciuti. Da tempo, quindi, gli autori si ispirano, rileggono e recuperano personaggi e situazioni europee per ambientarvi nuove avventure e proporre altre letture. L’esempio più recente è Enemy of my Dreams – Il nemico che desidero di Jenny Williamson (HarperCollins Italia, traduzione di Alessandra De Angelis). Guerre e sangue; amori con un pizzico di erotico; tradimenti e alleanze impensabili: un mix che funziona sempre quando riesce a tenere insieme romanzo rosa, fantasy e storia. Ma l’ambientazione storica intriga: la vicenda inizia nel 409 dopo Cristo e la protagonista femminile, Giulia Augusta, è la sorella dell’imperatore Onorio; la si incontra per la prima volta dopo una festa nel Palazzo Imperiale di Ravenna. Ha un tremendo mal di testa perché ricorda come nel suo vino fosse mescolato dell’oppio. Come si fa, qui, a non leggere un romanzo che inizia così?

La documentazione di Williamson è accurata: a fare da contraltare a Giulia c’è, infatti, Alarico, re dei Goti, di cui si innamorerà perdutamente; e non mancano il generale Stilicone e Olimpio. Un pezzo, dunque, della storia di Ravenna quando è capitale dell’Impero romano d’Occidente, con una manciata di licenze poetiche. La scrittura è fluida, moderna quel tanto che basta; e la trama tiene, con colpi di scena calibrati; poi, dal momento che non si arriva al Sacco di Roma, c’è da pensare che il romanzo possa avere un seguito. Vale la pensa a questo punto ricordare un altro titolo con caratteristiche analoghe: Abisso del passato di Lyon Sprague De Camp, uscito negli Usa nel 1939 e tradotto per la prima volta nel 1972 da Renato Prinzhofer per l’Editrice Nord. Racconta dell’archeologo Martin Padway che, colpito da un fulmine, viene sbalzato indietro nel tempo fino al 535; non un anno a caso: è quello che segna l’inizio della guerra gotica, dopo l’assassinio di Amalasunta. Così, da metà romanzo in poi, Padway si muove fra le nebbie e le paludi di Ravenna; mosaici compresi. A differenza del primo, con un finale da vera fantascienza. Insomma, due piacevoli letture (o riletture) per l’estate.

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