C’è un momento nella vita di ogni amante del vino serio in cui si realizza che i Colli Piacentini non sono solo terra di Gutturnio e salamini. Quel momento, per me, è arrivato con un bicchiere di Costabosco 2024 di La Stoppa in mano. Siamo a Rivergaro, in quella porzione di Emilia che guarda verso la Liguria e si chiede perché nessuno parli mai di lei. Il Costabosco è un blend di malvasia di Candia aromatica e trebbiano, due uve che insieme funzionano come una coppia rodata: la malvasia porta il fascino e i profumi, il trebbiano la struttura e la serietà. Al naso ti accoglie con fiori bianchi, una nota di pesca non ancora matura e quel sentore di erbe aromatiche – timo, forse maggiorana – che ti ricorda che sei in collina, non in un laboratorio. C’è anche qualcosa di leggermente ceroso, quasi di miele d’acacia, che suggerisce una certa complessità senza risultare pesante. In bocca, fuochi d’artificio. Fresco, certo, ma con una texture che non ti aspetti da un bianco emiliano. C’è sapidità – tanta – e una leggera tannicità che tradisce probabilmente qualche ora di macerazione sulle bucce. Il finale è lungo, ammandorlato, con un ritorno agrumato che invita al sorso successivo. Non è il vino più facile del mondo, richiede attenzione, ma ripaga con interesse.
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