Benvenuti nel Collio friulano, a Capriva del Friuli, dove Ivaldo Orzan comprò nel 1964 la vigna che era appartenuta a suo nonno. Oggi sono i figli a portare avanti la baracca, Dario fa il vino e Renato produce salumi, una divisione del lavoro encomiabile. A me però interessa solo il vino, nella fattispecie lo “Zal Scuro” – che in dialetto locale significa, prevedibilmente, giallo scuro –, una ribolla gialla in purezza adatta a chi non ha fretta. Perché nasce da una macerazione di 20 giorni, poi riposa due anni in botti di Slavonia da 700 litri e un anno in acciaio, torchiato a mano, dunque tre anni in totale, dalla vigna alla tavola.
Il colore è quello che ti aspetti da un simile percorso, giallo dorato-ambrato, non esattamente il bianco che trovate d’estate al mare, dove si fa a gara per servire le bottiglie più slavate e infami della storia del mondo. Al naso esplode, con frutta matura, buccia di mela al forno (questa non ve l’aspettavate eh?), erbe aromatiche, in particolare timo e rosmarino. In bocca ritrovi la frutta matura, note balsamiche, equilibrato e persistente, con morbidi tannini. Sì, i tannini. In un bianco. Benvenuti nel mondo dei vini macerati, dove le categorie tradizionali vanno a farsi benedire. È un vino da meditazione, da bere come elisir. Apriamolo, mettiamoci comodi, pensiamo all’Antartide.



