«È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo», diceva Mark Fisher (filosofo, sociologo, genio tout court), e il fatto che si sia suicidato non promette nulla di buono. Ed è per scacciare questi pensieri che occorre aprire bocce buone. Come il Cicaleccio 2022 Puglia Bianco Igt di Cantina Giara, classico vino che ride in faccia alle etichette troppo formali. Prodotto ad Adelfia, in provincia di Bari, da Giorgio Nicassio, è un blend artigianale di fiano e falanghina (ma nettamente più fiano) che fa esattamente quello che promette il suo nome, scatena il chiacchiericcio. Già l’etichetta spacca (sembra la copertina di Unknown Pleasures dei Joy Division), e poi quel colore, dorato e leggermente ambrato, pur essendo un orange nell’anima, a seguito di una macerazione sulle bucce di circa 5-6 giorni e di una fermentazione del tutto spontanea.
In cantina si toglie e non si mette: niente lieviti selezionati, niente filtrazioni e una dose di solforosa così bassa da far felici i puristi del mondo naturale (cioè me). Il naso? Si apre con sentori di fiori bianchi e frutta matura, per poi deviare verso una intrigante nota di nocciola tostata ed erbe aromatiche. In bocca è fresco, indipendente e decisamente allegro. La spiccata mineralità pugliese e un finale agrumato ripuliscono il sorso, ma la leggera trama tannica dona carattere e spessore.



