Una parte della diga sul fiume Ronco all’altezza di San Bartolo crollò il 25 ottobre 2018 e morì un 52enne tecnico della protezione civile: a distanza di otto anni il tribunale di Ravenna ha deciso di condannare sette dei nove imputati per il disastro e il crollo della chiusa e nessuna condanna per la morte di Danilo Zavatta perché il reato di omicidio colposo, contestato nei confronti di cinque persone, è stato dichiarato prescritto. La notizia è riportata dai quotidiani locali Il Resto del Carlino e Il Corriere Romagna nell’edizione di oggi, 17 settembre.
Il processo di primo grado si è aperto quattro anni fa per chiarire le responsabilità di un evento che oltre a causare la morte di una persona causò l’interruzione di via Ravegnana, l’unico collegamento diretto tra Ravenna e Forlì, per dieci mesi.
Il crollo avvenne nell’ambito del cantiere per la costruzione di una centrale idroelettrica in corrispondenza della diga preesistente per scopi anche irrigui. Zavatta morì mentre svolgeva un sopralluogo a seguito dei primi segnali di cedimento. Il 52enne era sulla passerella per monitorare il sifonamento in corso alla base dell’impianto. La chiusa era stata transennata già da alcune ore e sul posto erano presenti le forze dell’ordine. Il cedimento che lo inghiottì senza lasciargli scampo avvenne sotto gli occhi di tutti.
Secondo le valutazioni dei periti nominati dal giudice l’iter di progettazione e costruzione fu segnato da errori. Da qui la condanna per tecnici e progettisti della centrale. Due anni e otto mesi per Angelo Sampieri, forlivese oggi 82enne, incaricato dall’impresa costruttrice G04it per il progetto esecutivo, la direzione dei lavori e l’assistenza ai collaudi. Due anni e due mesi per Franco Frosio, 67enne tecnico bresciano della stessa azienda che si occupò tra le altre cose del progetto definitivo da presentare alla Regione per il rilascio dell’autorizzazione unica. Due anni al 66enne forlivese Daniele Tumidei, al vertice della Gipco, società titolare della concessione.
Le condanne hanno raggiunto anche i dirigenti dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile dell’Emilia Romagna, dislocati nei vari uffici regionali e territoriali. Due anni a Claudio Miccoli, 71enne di Alfonsine (candidato sindaco per Lega e Forza Italia alle ultime elezioni amministrative di Faenza), che si occupò della Conferenza dei servizi propedeutica al rilascio della concessione idraulica e della Via. Due anni anche per i tecnici della Protezione civile che seguirono l’iter per il Visto: Andrea Bezzi, 67enne di Ravenna, Davide Sormanni, 69enne di Rimini e Mauro Vannoni, 72enne di Santarcangelo ed ex sindaco della località.
Assolti invece per non aver commesso il fatto Silvano Landi, e Massimo Casanova, rispettivamente responsabile dell’organizzazione dell’attività nel cantiere e rappresentante dell’impresa costruttrice.
Il giudice ha poi ordinato il dissequestro dell’impianto idroelettrico sul Ronco, rimasto per otto anni congelato e circondato da cantieri per il ripristino della sicurezza del tratto di argine che costeggia la statale Ravegnana. Anche la chiusa, sequestrata in tutti questi anni, è stata dissequestrata e restituita all’ente regionale.


