Una nuova pagina del mosaico contemporaneo chiude il catalogo ideale di “Mosaici Contemporanei in Antichi Contesti”, la rassegna ideata e promossa da Fondazione RavennAntica, con la curatela di Paolo Racagni, in collaborazione con Provincia e Comune di Ravenna, Sistema Museale Provinciale e Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei.
Un libro che abbiamo cominciato a leggere nel 2011 e che ci ha accompagnato fino al capitolo conclusivo appena iniziato: Le Quattro Stagioni in Mosaico, in mostra fino al 15 novembre, nella cornice verdeggiante dei Giardini Pensili e della Cripta Rasponi del Palazzo della Provincia.
Il compito di allacciare una interconnessione tra il passato e il futuro è toccato ad otto artisti di preclara fama, che si sono immersi con creatività sensibile in uno dei giardini più discreti e ricchi di fascino della città, lasciando sussurrare la voce ruvida della pietra, o accendendo di riflessi colorati il sinuoso percorso verde che fonde le geometrie all’italiana con le sorprendenti svolte dello stile romantico inglese.
Sul tema conduttore delle “quattro stagioni”, che rimanda alla celebre Danza raffigurata nel pavimento della stanza più pregiata della Domus dei Tappeti di Pietra, si sono fatte strada le interpretazioni variegate di ciascun artista. A partire dal cinghiale Autunno di Giuliano Babini, che raffigura la controversa energia selvaggia dell’animale mutante, simbolo di ferocia e lussuria per il Cristianesimo, ma anche di saggezza, lealtà e fertilità.
L’intimista Pascale Beauchamps, con Saison de soleil et de vent, rievoca invece le quieti e le tempeste della sua Bretagna, fatta di paesaggi petrosi che sanno di arcaico, immersi nel silenzio sacrale degli idoli totemici.
Le colombe abbeveranti di Valeria Ercolani (nella foto in alto) attingono linfa dalla cultura popolare palustre e dall’antica tradizione greca, confluite col passaggio dei secoli nell’immaginario stereotipico ravennate, dando origine ad uno dei simboli identificativi della città.
Al cuore della Cripta, colpisce il concettuale Felice Nittolo, con la ritualità circolare di Primavera-Estate-Autunno-Inverno, dove è il ritmo del mosaico a scandire l’infinito panta rei della natura.
Sulla stessa linea d’onda, ma con esiti agli antipodi, si colloca Stefano Mazzotti con Autunno Occidentale in cui l’elemento naturale è decisamente concreto, nell’irruenza della materia originaria – le foglie vere, cadute – e si intreccia in sinestesie e proiezioni.Marco De Luca interpreta invece le fasi dell’anno attraverso la lettura dei colori caldi e freddi, riuscendo ad impregnare la materia di luce leggera e levitante, contro la stele di Giovanna Galli che rimarca i confini di passaggio, richiamando la classicità e al contempo l’età bizantina dei bagliori d’oro.
Per Daniele Strada, infine, l’estate è un ectoplasma, l’elemento mancante nella danza dei Tappeti di Pietra, e l’evocazione di una stagione il cui sapore si disvela soprattutto di notte, così come al buio narra i suoi segreti questa piccola misteriosa opera.
Per informazioni tel. 0544 215342.
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