La cosa più soddisfacente ed emozionante degli incontri con i vignaioli romagnoli che sto portando avanti da qualche anno non è (solo) scoprire splendidi vini ma conoscere le persone dietro a essi. Come ad esempio mi è successo con Cristiano Mengozzi, 62enne titolare di SaDiVino a Trivella di Predappio – azienda da circa 40mila bottiglie l’anno condotta con grandissima passione e rispetto per la natura –, con il quale è nata immediatamente una grande intesa.
Cristiano, com’è nata la tua passione di vignaiolo? So che per tanto tempo hai fatto un altro lavoro.
«Sì, fin da ragazzo ho lavorato in un’azienda di allevamento e riproduzione, arrivando a un livello alto di carriera, ma poi l’ambiente mi ha stancato, far nascere 40 milioni di pulcini all’anno per scopi alimentari mi aveva provato e nel 2011 ho lasciato. Mentre attendevo che si dirimessero alcune questioni legali/burocratiche a seguito della mia uscita, ho iniziato a fare vino con un amico di famiglia che aveva una vigna di Sangiovese sopra Predappio Alta, così, niente di che, per rilassarmi. C’è da dire comunque che mio nonno Pasqualin ha sempre fatto vino – la mia famiglia ha sempre avuto le vigne – ma lo faceva per fare i regali di Natale, avevamo tanti operai, conoscevamo tante persone, per cui d’inverno regalare bottiglie di vino era una tradizione. Ho dei bellissimi ricordi di mio nonno quando ero bambino, della cantina, lo aiutavo a riempire le bottiglie, mi faceva capire l’amore per la terra e la fatica necessaria per fare un buon lavoro, sono sempre stato molto attaccato a lui. Dunque comincio a fare un po’ di vino con questo amico, mi piacevano i vini di Marta Valpiani, di Castrocaro, potenti e longevi, e proprio un giorno che ero da lei salta fuori il discorso sull’importanza dell’enologo e Marta, molto gentilmente, mi dice della sua collaborazione con Nicola Pittini, friulano, e che magari potevo sentirlo anch’io».
Cosa che hai poi fatto.
«Con Nicola ci siamo subito intesi e la collaborazione, ora anche una bella amicizia, continua. Il primo Sangiovese l’abbiamo fatto subito, nel 2011. Nel frattempo stavo anche curando le nostre vigne. L’uva la vinificavo dall’amico Vittorio e io facevo l’affinamento. Questa cosa è andata avanti fino al 2014. Intanto, nel 2012, avevo preso una vigna importante a Predappio Alta, e lì ho iniziato a fare quello che ora è il mio vino di punta, il sangiovese Maestroso; poi ho completato la cantina, messo mano alle vigne e ai terreni di proprietà. Insieme a Pittini abbiamo deciso dove e cosa piantare».
La questione della parcellizzazione è importante per te.
«Moltissimo. Predappio è un comune molto grande, ogni zona dà un vino diverso. Abbiamo analizzato diverse cose e deciso – dopo analisi dei suoli, altitudine, esposizione, microzone, eccetera – dove mettere i nuovi vitigni per ottenere il meglio. Questo è il modo di lavorare che abbiamo usato fin dall’inizio, non bisogna fissarsi su uncerto terreno solo perché è il tuo, bisogna capire dove le viti staranno meglio. Dunque a volte si espianta da una parte e si crea dall’altra, oppure ci sono le vigne vecchie da valorizzare – io ne ho due che hanno 50-60 anni – ma intanto metto giù vigne nuove in terreni simili a quelli di Predappio Alta. Quindi ho tante piccole vigne distribuite nel Comune di Predappio, per un totale di undici ettari. Le nostre idee erano chiare fin dall’inizio e continuiamo il percorso».
Il tuo approccio in vigna e in cantina?
«Per fare un buon vino bisogna che l’uva sia perfetta e quindi lavorare bene in vigna. Pittini mi ha insegnato l’abc fin dall’inizio e insieme ai miei collaboratori (fondamentali) abbiamo imparato tante cose e continuiamo a farlo. Con tanta fatica, investimenti in cantina e nei vigneti stiamo portando avanti un bel progetto. Oggi siamo arrivati ad avere le uve e la cantina certificate bio e a impatto zero per il fotovoltaico installato sul tetto della cantina. Insomma, usiamo poco di tutto in vigna, specialmente il rame che è un metallo pesante e diamo spazio a prodotti naturali. Cerchiamo di fare vini che abbiano al tempo stesso freschezza ma anche un po’ di “ciccia”. Oggi la tendenza è fare vini facili, corti, io preferisco vini più strutturati, tannici ma comunque fini. Inoltre c’è il massimo rispetto per gli animali, anche api, farfalle e tutti gli altri. La cantina è nuova e moderna, ci piace l’ordine e l’igiene. Tutte le lavorazioni vengono fatte da noi, compreso l’imbottigliamento. Usiamo lieviti selezionati, e non crediamoche questi rendano tutti i vini simili, mi sembra che i nostri vini siano ogni volta diversi».
SaDiVino fa dodici vini, me ne racconti qualcuno?
«Inizierei dal Maestroso che ti accennavo prima, un Romagna Sangiovese Predappio Doc Riserva. Maestroso è una dedica al mio maestro delle elementari, Adler Raffaelli, una figura molto importante per me, come il nonno. È stato deportato durante il fascismo, ci raccontava tante cose della guerra, ci ha insegnato a fare l’orto, ad aiutare i più deboli, insomma un vero maestro di vita. Poi c’è il Trebbiano Doc, che fa una breve macerazione in pressa, poi fermenta in barrique e tonneau usati. Il “Raspò”, anche questo un Romagna Sangiovese Predappio Doc Riserva, è un chiaro riferimento alla particolare tecnica di vinificazione impiegata: una parte delle uve viene diraspata all’inizio, mentre un’altra fermenta con il raspo, conferendo al vino una complessità aromatica unica. Siamo poi molto orgogliosi del fatto che il 15% del nostro vino è esportato in Australia».
Le etichette sono tutte molto belle e particolari.
«Le etichette arrivano da una collaborazione con due artisti diversi. Franco “Grota” Gianelli è un pittore di Predappio Alta che ritrae il borgo e le persone. Mi sembrava perfetto per rappresentare i miei vini rossi. Per i bianchi invece ho scelto una pittrice, Magali Zambelli, mi ha subito colpito, perché volevo colori più tenui».
Dove si possono trovare i tuoi vini a Ravenna e dintorni?
«Alla Ca’ de Ven, anzi devo dire che la titolare, Rita Mazzillo, mi ha aiutato fin dal primo giorno, ha intuito la mia passione. Poi nei ristoranti Habitat23, Al 45, Al Cerchio, a Casale Falasco di Russi, alla Spagnera di San Pietro in Vincoli, al Filo di Vento di Milano Marittima e anche in tanti altri posti che non sono da meno ma che sarebbe difficile elencare».

Sangiovese Maestroso e metodo classico da uve albana
Tra gli impeccabili vini di SaDiVino ho scelto il Maestroso 2019 Romagna Sangiovese Predappio Doc Riserva e il Metodo Classico 2020. Il primo è ottenuto da uve selezionate, prodotte da viti cinquantenarie situate su terreno gesso-solfifero con calcari e argille molto mineralizzate a zolfo. Viene vinifica- to in tini di rovere tronco conici con follature manuali e macerazioni di 15-20 giorni. Un vino di grande struttura e complessità, che ha ottenuto importanti riconoscimenti regionali e nazionali, tra cui valutazioni di eccellenza come i 94 punti dalla guida Vitae. Al naso esprime aromi intensi di frutti rossi maturi e spezie delicate, accompagnati al palato da tannini morbidi e un corpo ricco. Eleganza è la parola che lo definisce al meglio. Il metodo classico è invece un dosaggio zero da albana al 100%. L’albana ha caratteristiche che la rendono unica e adatta a questo tipo di vinificazione: grande acidi- tà, profumi originali di frutta bianca, agrumi e fiori, e capacità di evolvere complessità. Dunque uno spumante con le virtù di un’uva che ha avuto tutto il sole necessario e non vive semplicemente di sapori e profumi che arrivano con la lunga sosta sui lieviti (in questo caso 42 mesi).



