sabato
27 Giugno 2026

Avevano preso a calci i cestini dei rifiuti al parco, due 15enni denunciati

Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso gli atti vandalici

Si erano divertiti a prendere a calci i cestini dei rifiuti del parco Tassinari di Faenza ma ora, a distanza di un mese dai fatti, per due quindicenni è arrivata la denuncia della polizia locale.

La loro identità è stata accertata grazie alle videocamere di sorveglianza in zona dopo che alcuni faentini avevano segnalato che diversi contenitori dei rifiuti all’interno del parco erano stati divelti e i loro contenuti sparsi per terra. Le telecamere avevano ripreso l’esatto momento in cui un paio di persone prendevano a calci uno dei cestini poi ritrovati per terra.

A quel punto gli agenti del comando di via Baliatico hanno voluto approfondire la cosa esaminando con cura le immagini di altre telecamere che si trovano nelle immediate vicinanze del parco Tassinari. Dall’incrocio dei fotogrammi delle diverse telecamere, poco per volta i vigili, ascoltando anche alcune persone presenti al momento degli episodi di vandalismo, sono riusciti a risalire alle identità dei due vandali, risultati poi essere due 15enne. Entrambi sono stati denunciati al Tribunale dei minori di Bologna per danneggiamento aggravato.

Il coronavirus contagia altre 119 persone in provincia. Segnalati 9 decessi

Il totale sfiora i seimila casi da inizio pandemia. Le morti non sono tutte avvenute nelle ultime 24 ore ma solo oggi comunicate dalla Regione

Coronavirus Test LaboratoriSono 119 i nuovi casi di coronavirus accertati in provincia di Ravenna nelle 24 ore precedenti il mezzogiorno di oggi, 19 novembre. Si tratta di 73 asintomatici e 46 con sintomi, 111 in isolamento domiciliare e 8  ricoverati. Nel dettaglio sono stati individuati così: 69 da contact tracing; 23 per sintomi; 8 per test di categoria; 19 per test privati. I casi complessivamente diagnosticati da inizio contagio nel Ravennate, aggiornati alla mattinata di oggi, sono 5.916.

Oggi la Regione ha comunicato nove decessi, non tutti verificatisi nelle ultime 24 ore: la comunicazione avviene solo dopo che le autorità sanitarie hanno accertato l’incidenza del coronavirus sull’esito. Si tratta di sette donne di 83, 87, 88, 89, 92, 94 e 98 anni e di due uomini di 76 e 84 anni.

Le guarigioni complete sono ferme a poco più di 1.700 da diversi giorni.

Se si prende in esame tutta la regione, dall’inizio dell’epidemia in Emilia-Romagna si sono registrati 97.814 casi di positività, 2.160 in più rispetto a ieri, su un totale di 18.930 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è oggi dell’11,4 percento, stabile rispetto a ieri. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 45,4 anni.

Su 986 asintomatici, 412 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 82 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 8 con gli screening sierologici, 38 tramite i test pre-ricovero. Per 446 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province dell’Emilia-Romagna vede Bologna con 483 nuovi casi, Reggio Emilia con 411, Modena (361), Piacenza (195), Rimini (167), Parma (164), Ravenna (119) e Ferrara (110). Poi l’area di Forlì (61), Cesena (53) e Imola (36).

I casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 61.099 (1.690 in più di ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 58.276 (+1.650 rispetto a ieri), il 95,4% del totale dei casi attivi.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 244 (stabili rispetto a ieri), 2.489 quelli in altri reparti Covid (+40). Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 12 a Piacenza (+1 rispetto a ieri), 14 a Parma (-2 rispetto a ieri), 28 a Reggio Emilia (invariato), 60 a Modena (-1),  63 a Bologna (-2), 5 a Imola (+1), 20 a Ferrara (+1),11 a Ravenna (invariato), 6 a Forlì (+1), 1 a Cesena (invariato) e 24 a Rimini (+1).

Legambiente: «Bene il nuovo parco ma intanto le gru cementificano altro suolo»

L’associazione ecologista stuzzica il sindaco che ha piantato il primo albero del Cesarea

Primo albero parco Cesarea di Ravenna«Non tutto è verde ciò che è parco». Così il circolo Matelda di Legambiente punzecchia il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, dopo la piantumazione del primo albero per il futuro parco Cesarea.

L’associazione ambientalista fa notare che nelle foto in cui viene immortalato il sindaco con la vanga sono evidenti le gru sullo sfondo «in opera nell’impermeabilizzare nuovo suolo vergine per nuovo urbanizzato tra cui anche il nuovo centro commerciale di via Antica Milizia».

Legambente ricorda che il comune di Ravenna, secondo l’ultimo rapporto di Ispra, è il primo comune in regione per valore assoluto di consumo di suolo. «Una condizione che richiede un’inversione di tendenza al più presto e che non deve essere mascherata da una finta ideologia ecologista, ma da fatti concreti. Nulla da dire sull’accoglimento di questa nuova area verde, ma il prezzo da pagare rimane sempre troppo alto».

Non è la prima volta che la spinta green del primo cittadino raccoglie critiche da chi dell’ecologia ha fatto un tema centrale del suo operato. Toccammo il tema anche in un Bombolone.

Focoloaio nel dormitorio: positivi 13 ospiti e due operatori, uno solo ha sintomi

Il coronavirus è entrato nella struttura di via Torre che può accogliere fino a 22 persone senza fissa dimora. Prima dell’ammissione viene fatto un tampone

Attachment (3)Focoloaio di Covid nel dormitorio del Comune di Ravenna in via Torre. Tredici ospiti e due operatori della struttura nei pressi del centro iperbarico sono risultati positivi. Le positività sono emerse dopo che uno degli ospiti, a seguito di sintomi, è andato al pronto soccorso ed è stato sottoposto a tampone. A seguito dell’esito positivo sono stati sottoposti a tampone anche tutti gli altri ospiti e gli operatori e sono emerse dodici positività tra i primi e due tra i secondi. Tutte queste quattordici persone sono asintomatiche. La struttura può accogliere al massimo 22 ospiti. La circostanza è stata resa nota dal Comune.

Considerando le caratteristiche della struttura, l’Ausl, l’assessorato comunale ai Servizi sociali e la cooperativa Progetto Crescita che ha la gestione hanno concordato di mantenere gli ospiti positivi e parte degli ospiti negativi all’interno della struttura, «con la piena applicazione delle prescrizioni indicate dall’Ausl».

Il Comune va sapere che tutti gli ospiti dei dormitori, prima di accedere alle strutture, vengono sottoposti a tampone e solo in caso di esito negativo vengono ammessi: «Tutto ciò ha fatto sì che fino ad ora nei dormitori non si fosse registrato neanche un contagio – si legge nella nota divulgata da Palazzo Merlato –. Anche la persona che ha manifestato i sintomi era entrata dopo che era stata accertata la negatività al tampone; quello che si può ragionevolmente supporre è che si sia positivizzata nelle giornate successive».

Sulla vicenda è intervenuta l’assessora ai Servizi sociali, Valentina Morigi: «Come abbiamo fatto fino adesso, adotteremo tutte le procedure necessarie e tutte le cautele per gestire la situazione nel modo migliore possibile, ma ci tengo a sottolineare l’efficacia delle misure che fin da subito abbiamo attuato e anche a ringraziare gli operatori delle strutture, che sono sempre stati molto attenti e disponibili, così come i volontari delle strutture a bassa soglia. In tante altre città nei dormitori si sono sviluppati focolai fin da marzo, mentre nel nostro territorio abbiamo cercato di mettere in campo piani di prevenzione a 360 gradi, pensando alla salute di tutti, a partire dalle persone più fragili, e credo di poter dire, all’interno di un contesto pandemico quale quello che stiamo vivendo e che non lascia alcuno spazio a situazioni di immunità, che il nostro modello sta reggendo positivamente ed efficacemente».

Allerta arancione per il vento nei comuni di Ravenna e Cervia

È “gialla” invece per lo stato del mare. Il sindaco: «Fissare gli oggetti»

VentoDalla mezzanotte di oggi, giovedì 19 novembre, alla mezzanotte di domani, venerdì 20 novembre, sarà attiva nel territorio del comune di Ravenna e del comune di Cervia l’allerta meteo numero 90, per vento (arancione) e stato del mare (gialla), emessa dall’Agenzia regionale di protezione civile e da Arpae Emilia-Romagna.

«Raccomando – dichiara il sindaco Michele de Pascale, autorità comunale di protezione civile – di mettere in atto le opportune misure di autoprotezione, fra le quali, in questo caso, fissare gli oggetti sensibili agli effetti del vento o suscettibili di essere danneggiati, non accedere a moli e dighe foranee».

«La ventilazione – si legge nel testo dell’allerta – si disporrà da nord-nord-est divenendo forte su mare, fascia costiera e rilievi di crinale con associate raffiche di vento con valori sino a burrasca forte . Il moto ondoso è previsto in rapido aumento sino a divenire agitato al largo».

L’archivio comunale di Faenza è a Ferrara: 200mila euro per renderlo digitale

Le pratiche cartacee sono custodite a Occhiobello, ogni settimana in media 50 richieste di documenti con il conseguente viaggio dei faldoni: professionisti e tecnici attendono anche un mese per la consultazione

Faenza, Archivio Settore Territorio Lucio Angelini E Luca OrtolaniI faldoni dell’archivio storico delle pratiche edilizie del Comune di Faenza si trovano fisicamente ad Occhiobello, in provincia di Ferrara, e ora la giunta comunale ha approvato una variazione di bilancio di 200mila euro da destinare alla digitalizzazione dei documenti. L’operazione consentirà di migliorare le prestazioni degli uffici: oggi per ogni procedura di ristrutturazione tecnici e progettisti devono attendere anche più di un mese affinchè la singola pratica relativa ad un edificio venga recuperata dall’archivio e portata a Faenza per la sua consultazione. Gli uffici del Servizio Edilizia ricevono in media oltre 50 richieste di accesso all’archivio storico a settimana.

«Il finanziamento che abbiamo stanziato – spiega l’assessore Luca Ortolani con delega all’Edilizia – permetterà di aggredire una buona parte della montagna di carta dell’archivio trasformando i fascicoli in documenti digitali facilmente consultabili dai progettisti del nostro territorio, consentendo di ridurre notevolmente i tempi per ottenere la verifica di conformità obbligatoria in ogni intervento di ristrutturazione. Nei prossimi anni l’intenzione è di completare rapidamente l’opera di digitalizzazione dell’archivio con ulteriori risorse e di estendere il progetto agli archivi degli altri comuni dell’Unione della Romagna Faentina».

Le modalità con cui il Comune ha dato notizia alla cittadinanza, tramite i media, dell’intervento sull’archivio non sono piaciute alla Lega: «Dal comunicato stampa dello Staff del sindaco non una parola sulla collaborazione del nostro gruppo alla digitalizzazione. Siamo delusi – scrivono Gabriele Padovani e Giorgia Maiardi, consiglieri della Lega a Faenza –, le elezioni sono già terminate ed omettere il nostro forte e fondamentale sostegno all’iniziativa è scorretto da parte degli uffici e dell’assessore. La digitalizzazione dell’archivio parte da un’idea della Lega e non crediamo che ammettere questo passaggio possa recare danno a qualcuno. Se il comportamento della Giunta è prendersi i meriti anche sulle proposte degli altri, d’ora in avanti non siamo intenzionati a collaborare ai progetti. Auspichiamo che il comunicato dello staff del sindaco venga corretto con un’adeguata dichiarazione dell’assessore competente».

In concessionaria consegnata l’auto vinta alla lotteria del Carnevale di Ravenna

 

Skoda Carnevale Ragazzi Ravenna LotteriaSi è svolta nei giorni scorsi nella sede della concessionaria Skoda Lineablù di Ravenna la consegna del primo premio della lotteria legata al Carnevale dei ragazzi 2020.

Il premio, una autovettura Skoda Fabia 1.0 Design Edition, è stato consegnato alla vincitrice, Daniela Cangini, dai membri del comitato organizzatore Pino Farinelli, Agnese Re e Barbara Baccarini, alla presenza di Enrico Benelli, titolare della concessionaria Lineablù.

Il Carnevale dei Ragazzi organizzato dalla Diocesi di Ravenna nasce nel 1952 e si svolge ogni anno nel mese di febbraio con le sfilate dei carri allegorici delle diverse parrocchie ravennati.

Covid, l’Ausl mette in quarantena (a casa) tutti i giocatori dell’OraSì

Dopo alcune positività riscontrate nel gruppo squadra. A rischio il debutto in campionato del 29 novembre

OraSì Basket Ravenna
I giocatori dell’OraSì nel derby di Coppa Italia contro Forlì, lo scorso ottobre

Dopo calcio e pallavolo, il Covid entra anche nel mondo del basket, a Ravenna.

Sono cinque infatti le positività riscontrate all’interno del gruppo squadra dell’OraSì Ravenna, a pochi giorni dal debutto nel campionato di serie A2, in programma il 29 novembre nel derby di Forlì. Che però è ora a rischio.

«Sulla base delle indagini epidemiologiche effettuate – si legge infatti in una nota del Basket Ravenna –, l’Ausl ha emanato un provvedimento con il quale impone ai soggetti risultati positivi un periodo di isolamento domiciliare fino ad accertata negativizzazione, isolamento peraltro già disposto al momento dell’accertata positività; e impone a tutti gli atleti risultati negativi, ma ritenuti contatti stretti dei casi positivi, un periodo di quarantena fiduciaria presso il loro domicilio, con isolamento per 14 giorni dall’ultima esposizione e perciò fino al 27 novembre compreso».

Anche il resto della squadra, quindi, non potrà allenarsi. Almeno fino a martedì 24, quando verrà effettuato un ulteriore tampone nasofaringeo «e in caso di esito negativo – si legge nella nota dell’OraSì –, la quarantena potrà essere conclusa».

Muore a 50 anni per Covid, senza “patologie pregresse”. Lascia un figlio di 12 anni

Pochi giorni prima era morto a causa del virus lo zio. Avrebbe dovuto sposarsi con la compagna. Il ricordo di cognata e azienda

Davide Guerrini, morto per Covid a 50 anni
Davide Guerrini

Si chiamava Davide Guerrini e, a 50 anni, è una delle vittime più giovani registrate in questa pandemia in provincia di Ravenna. Senza particolari “patologie pregresse” – se non l’obesità, che rappresenta un fattore di rischio –  Guerrini è morto martedì scorso (ma registrato solo nel bollettino di ieri) dopo diversi giorni di ricovero, anche in terapia intensiva.

Era entrato in ospedale lo stesso giorno in cui è morto, sempre per Covid, lo zio Felice Guerrini, 62 anni. Entrambi vivevano a Belricetto di Lugo.

Davide è morto tra le braccia della compagna, di 7 anni più giovane, con cui stavano programmando il matrimonio, dopo una vita trascorsa insieme. Lascia un figlio di 12 anni.

Il contagio è probabilmente partito dalla Cra Don Paolo Cavina di Lugo, quella commissariata dall’Ausl, dove lavora come Oss la compagna di Davide, anche lei contagiata, così come il figlio.

«Non so come farà mia sorella senza di lui – commenta la “cognata”, Emanuela Capellari – quell’uomo era un gigante nel corpo e nella vita, aveva un cuore d’oro ed era un punto di riferimento per la sua famiglia e nel lavoro. Un uomo per certi aspetti d’altri tempi, con i valori della famiglia, della responsabilità, del lavoro. Una guida per molti. Era anche cacciatore: la sua casa l’ha costruita pensando di ospitare le cene dei cacciatori, con una grande sala».

Davide Felice Guerrini
Davide, a sinistra, e Felice Guerrini in due foto tratte dalla pagina Facebook di Ocm Clima

Davide e lo zio Felice Guerrini erano accomunati anche dal lavoro. Davide infatti era capo-officina alla Ocm Clima di Fusignano, dove Felice aveva lavorato fino a quattro anni fa, prima di andare in pensione.

L’azienda su Facebook ha manifestato il proprio dolore, parlando di «due persone meravigliose».

«I nostri amici e colleghi Felice e Davide Guerrini sono stati con noi da quando avevano 14 anni – si legge sulla Pagina di Ocm Clima di Fusignano –, le nostre famiglie sono cresciute insieme, siamo diventati grandi insieme e abbiamo costruito tanto, solo con la buona volontà e la voglia di lavorare insieme».

L’azienda in particolare descrive Davide come una persona «modesta, seria e ricca di quei valori che suo nonno aveva insegnato prima a suo padre Italo e a suo zio Felice e poi a lui. Abbiamo perso due colonna portanti e sarà faticoso accettarlo».

Un infermiere ha progettato una app per prenotare le visite mediche a domicilio

L’idea di Luca Bellone si chiama “Curiamo”, il ravennate la presenterà al Web Marketing Festival di Rimini: «Vogliamo aiutare il paziente e valorizzare il personale sanitario»

TelemedicinaCon la telemedicina si fa il triage e con pochi tap sullo schermo del telefonino si prenota la visita a domicilio di un professionista sanitario certificato. È lo scenario che ha immaginato l’infermiere ravennate Luca Bellone quando ha progettato “Curiamo”, un’app dedicata alla sanità domiciliare che ora è stata selezionata tra le 40 migliori alla Startup Competition del Web Marketing Festival 2020 trasmesso online da Rimini il 19-20-21 novembre. Bellone presenterà la sua idea oggi, 19 novembre, a una platea virtuale di incubatori e investitori che assegneranno premi per un valore di oltre 300mila euro.

Per il professionista ravennate il problema di reperire cure sanitarie quando e come ne hai bisogno è reale: «Ho avuto un problema con un parente stretto che necessitava di cure e cercavo qualcuno che eseguisse visite a domicilio. Iniziai a contattare numeri su numeri, alla fine con successo, ma non avevo referenze riguardo al professionista che comunque sarebbe potuto venire solo dopo tre giorni dalla mia richiesta». Con “Curiamo” il paziente o il care-giver con pochi click potrà prenotare le cure necessarie al proprio domicilio già dal giorno successivo alla richiesta, affidandosi a professionisti selezionati e certificati. «Non solo, attraverso Curiamo – conclude Bellone – vogliamo valorizzare il lavoro del personale sanitario, facendone valere l’esperienza e la formazione. Un progetto che fonde qualità delle cure, rapidità e semplicità».

Marco Melandri ha detto basta con le moto: «Non mi divertivo più, era solo stress»

Il 38enne ravennate sembrava aver chiuso la carriera nel 2019 poi è tornato in Superbike quest’anno a stagione in corso ma dopo quattro gare il ritiro definitivo. Nel 1997 la prima volta in un Mondiale: «Oggi pochi sponsor, ce la fa chi ha già i soldi»

Melandri Barni Superbike Ducati
(foto dai profili social di Marco Melandri)

«Per uno che veniva dal quartiere di via Gulli a Ravenna, e partiva da niente, era abbastanza improbabile riuscire a fare qualcosa di buono». Invece Marco Melandri, oggi 38enne, è diventato campione iridato di motociclismo (2002) e l’italiano più vincente in Superbike. Per oltre vent’anni il ravennate ha sgommato sulle piste in giro per il mondo: tra Motomondiale e Superbike 416 gare con 44 vittorie e 137 podi. Sul circuito di Aragon a settembre è salito in sella per l’ultima volta poi ha detto basta e ha chiuso la carriera.

Melandri, cominciamo dalla fine: l’esperienza con il team Barni in Superbike. A Jerez a inizio agosto il ritorno in pista e l’addio quattro gare dopo. Cos’è successo?
«Non ho mai avuto sensazioni buone, non mi sono mai sentito a mio agio sulla moto. Recuperare in gara senza fare test è difficile ed era troppo stressante».

Sembrava aver chiuso la carriera a fine 2019 e in una intervista aveva già detto di sentirsi rinato e dormire meglio la notte…
«È vero che dormivo meglio. E appena sono tornato a correre ho ricominciato di nuovo a non dormire come prima, ero tornato per divertirmi e invece era solo stress…».

E allora tocca chiederlo: ma chi glielo ha fatto fare?
«L’adrenalina della gara è una cosa fondamentale per chi fa il pilota e quando ho smesso mi è sembrato di ritrovarmi in una vita un po’ piatta. Quando ho visto che il calendario del 2020 aveva poche gare fuori Europa mi è sembrata l’occasione perfetta per me che non volevo stare lontano da casa per periodi lunghi. Poi ero curioso di provare la Ducati V4 (la sua Panigale del 2018 andò all’asta per 50mila euro, ndr). Invece ho capito di non avere più gli stimoli per ripartire da zero».

Motociclismo Marco Melandri box team Barni
Marco Melandri nel box del Team Barni: 4 prove sulla Ducati nel 2020 per il centauro di Ravenna (foto dai profili social del pilota)

La voglia di stare in famiglia è stata uno dei motivi per interrompere?
«Di sicuro non ho più voglia di stare via da casa per periodi lunghi. Mia moglie (la modella Manuela Raffaetà, ndr) era d’accordo quando ho deciso di ricominciare e ha sempre rispettato il mio lavoro, del resto ci siamo conosciuti al Motorshow di Bologna nel 2005. In ogni caso avrei fatto solo quest’anno, anche se in pista avessi avuto sensazioni giuste».

E quindi con questa appendice extra si chiude definitivamente la carriera in pista. Ogni pilota sa che questo momento prima o poi arriverà ma com’è viverlo davvero?
«Psicologicamente mi sento molto sereno. Dico la verità: mi sentivo scomodo, non vedevo l’ora di tornare a casa».

Facciamo un po’ di bilanci. Mettiamo in fila i momenti più belli?
«Il più bello direi il periodo nel team Gresini (MotoGp dal 2005 al 2008, ndr): Fausto è una persona spettacolare, ci sono arrivato dopo un anno difficile con la Yamaha e lui ha lottato per avermi in squadra. Siamo cresciuti tanto insieme e credo avremmo meritato qualcosa in più di quello che abbiamo ottenuto».

Cosa è mancato?
«Secondo me in tante gare potevamo fare molto di più ma non ci è stato permesso. Mi ricordo nel 2007: la scelta delle Bridgestone fu una mossa azzeccata e la Honda ci aveva promesso un trattamento da team ufficiale, invece non è successo così. Poi da metà stagione ci hanno dato gli stessi sviluppi e siamo andati sempre a podio».

Manuela Raffaetà
Marco Melandri con la moglie Manuela Raffaetà: i due si sono conosciuti al Motorshow di Bologna nel 2005 (foto dai profili social della modella originaria del Trentino)

I momenti più brutti quali sono stati?
«Tante volte mi sono trovato nel posto giusto al momento sbagliato ma quello mi ha portato a maturare. Ad esempio se penso ai Mondiali persi nel 1999 e nel 2012 ho sempre saputo perché non è andata bene ma erano successe cose che non potevo controllare».

C’è un motivo per la scelta del numero 33 con cui ha corso tutta la carriera?
«Se lo ruoti di 90 gradi sembrano due emme che sono le mie iniziali».

Se non avesse fatto il pilota?
«Non ho mai avuto tempo per chiedermelo».

Nel 1997 all’età di 15 anni l’esordio in un motomondiale a Brno, nel 2002 il primo Mondiale vinto, nel 2020 l’ultima volta in sella. Come è cambiato questo sport in più di vent’anni?
«Io sono stato fortunato a vivere un’epoca di questo sport in cui riuscivi a essere aiutato anche senza possibilità economiche. Adesso invece è difficile trovare sponsor e devi avere soldi di famiglia. Ma partire con le spalle coperte non è un bene perché devi avere fame, devi rialzarti quando cadi, in tutti i sensi».

Che fine hanno fatto gli sponsor?
«Oggi anche le aziende che stano bene hanno paura a impegnarsi perché da fuori chi sponsorizza viene visto come qualcuno che ruba e non come qualcuno che sostiene lo sport e il divertimento».

Nel 1997 con la Honda l'esordio nel motomondiale per Marco Melandri: aveva 15 anni
A Brno il 31 agosto 1997 un 15enne Marco Melandri fa il suo esordio in un motomondiale: classe 125, con la Honda per sostituire l’infortunato Mirko Giansanti (foto Ig @marcomelandri33)

C’è qualche ricordo della carriera legato in particolare a Ravenna?
«A Ravenna sono nato e tutta la prima parte della mia carriera è stata lì, a partire dalle gare con le Bmx sulla pista al Gallery o alla Campaza. Per uno che veniva dal quartiere dalla Gulli e partiva da niente era abbastanza improbabile riuscire a fare qualcosa di buono e invece è stata una soddisfazione. Ora vivo in Trentino ma più o meno una volta al mese torno a Ravenna».

A proposito di Ravenna, ci sono nuove leve promettenti?
«Federico Caricasulo non è più un bambino (24 anni, ndr) ma ha buone possibilità, ci conosciamo bene anche perché suo padre è stato un mio insegnante a scuola… quanto era cattivo».

Cosa vuole fare da grande?
«Io vorrei restare bambino e mi sembra che ci sto riuscendo perché ho quasi 40 anni ma me ne sento 15. Adesso sto vivendo la nuova esperienza come commentatore delle gare di MotoGp con Dazn e mi sto divertendo. Di solito lavoravo in ambienti dove ero il più giovane e invece adesso il mio capo ha 7-8 anni meno di me: sono un po’ un fratello maggiore a cui chiedono consigli e mi piace».

Com’è iniziata la collaborazione?
«Quando mi hanno chiamato la prima volta ho detto no senza ascoltare la proposta perché mi ero promesso di staccare la spina. Poi si è fatto avanti Niccolò Pavesi e ho capito che potevo lavorare con loro nel modo che piace a me: racconto le gare dal punto di vista del pilota senza dare giudizi. Poi posso farlo senza viaggiare troppo: commento le gare da uno studio a Milano».

Marco Melandri pilota nato a Ravenna
(foto dai profili social di Marco Melandri)

Bisogna allenarsi anche per questo?
«Durante il lockdown ci siamo allenati un po’ facendo telecronache di vecchie gare, ma il miglioramento viene solo con l’esperienza: adesso mi sento già più sciolto».

Da commentatore bisogna anche valutare gli ex colleghi: Valentino Rossi fa bene a voler continuare anche nel 2021?
«Visto come sta andando quest’anno direi di sì. Se si diverte ed è competitivo è giusto che continui. Certo che fa effetto vedere dei podi con piloti che sono nati due anni dopo l’inizio della carriera di Valentino. Di sicuro per la visibilità è meglio un Mondiale con un Rossi che arriva quinto-sesto piuttosto che un Mondiale senza Valentino».

Non resterà nel giro con qualche altro ruolo più tecnico o gestionale?
«No. Non ho mai capito perché i piloti che smettono vanno a fare tutto quello che odiavano da piloti. Il team manager ad esempio è una figura che si ritrova in mezzo alla burocrazia e con cui il pilota spesso litiga. Mi piacerebbe fare l’ingegnere di pista perché la meccanica mi piace ma c’è da stare 10-12 ore in garage e non ne ho voglia».

Marco Melandri Team Barni Ducati V4 Sbk 2020
(foto dai profili social di Marco Melandri)

Investimenti in altri settori? Come procede il sito di e-commerce con sua sorella?
«L’abbiamo chiuso. Era diventato troppo complicato. In Italia se vuoi provare a lavorare sembra che tu stia facendo un dispetto a qualcuno. La burocrazia ha costi inaffrontabili e mi sono reso conto che a volte il modo migliore per perdere soldi è lavorare».

Adesso va ancora su due ruote ma a pedali…
«Mi sono appassionato alla mountabike da enduro. Tempo fa ho partecipato a una garetta di esibizione e mi sono divertito. E anche un modo per muoversi con la famiglia: andiamo alle gare in camper, siamo in mezzo alla natura e ci divertiamo».

Nel suo profilo Instagram dice “ambassador del Trentino”. Non è strano per un ravennate?
«Mia moglie è trentina. Ci siamo trasferiti quando nostra figlia ha cominciato l’asilo perché ci piaceva l’ambiente. Ma già frequentavo le zone ed è nato il contatto con i ragazzi del marketing della Regione Trentino che sono giovani e appassionati. È cominciato per gioco e ora continua, soprattutto con il discorso delle corse in bici che sono più green rispetto alle moto. L’Emilia-Romagna non me l’ha mai proposto».

L’influencer sarà il suo nuovo mestiere?
«Non è che mi ci ritrovi molto. È una vita parallela ma non è quella reale. Vedi persone che sui social sono sempre allegre poi li incontri di persona e ti chiedi se sono un parente di quelle felici. Quelli del marketing me lo dicono sempre che dovrei fare più foto quando giro in bici, ma non mi viene di fermarmi e tirare fuori il telefonino…».

Aumentano i tamponi fatti ma resta stabile la percentuale di positivi: uno su dieci

Dati Ausl: dal 9 al 15 novembre in provincia di Ravenna 12.500 test, la settimana precedente erano stati 8.700. In totale 148 decessi, un terzo negli ultimi venti giorni

Coronavirus TestAumentano i casi di Covid diagnosticati in provincia di Ravenna ma è anche il risultato di un numero maggiore di tamponi fatti: la percentuale delle positività infatti è stabile nel confronto fra le settimane 2-8 novembre e 9-15 novembre, dal 10,5 al 10,3. Il dato emerge dall’analisi dei numeri forniti in varie occasioni dall’Ausl Romagna.

Il dato più recente è stato comunicato oggi, 18 novembre, e riguarda la settimana dal 9 al 15: nel Ravennate sono stati accertati 1291 nuovi positivi come risultato di oltre 12.500 tamponi. Nei sette giorni precedenti il totale dei test processati era stato 8.700.

Nel confronto fra i due periodi va segnalato un leggero aumento dell’incidenza dei sintomatici: si è passati dal 50 percento al 54.

In totale i decessi da inizio pandemia sono 148, un terzo di questi sono concentrati da fine ottobre a oggi. Bagnara, Massa Lombarda e Solarolo sono gli unici tre comuni dei diciotto ravennati che non hanno registrato morti.

Per quanto riguarda l’occupazione dei posti letto, nella settimana di riferimento (9-15) si è verificato un aumento, in questo caso omogeneo tra i vari territori, di malati nei reparti di degenza; per quanto riguarda le Terapie intensive, a fronte di un lieve aumento di ricoverati in valore assoluto, è diminuita di mezzo punto la percentuale di ricoverati in terapia intensiva rispetto al totale dei ricoverati. E sempre in tema di ricoveri, è interessante notare che l’incidenza di ricoveri per Covid su popolazione residente in Romagna è di 42,2 per centomila abitanti, a fronte del 53,24 di media regionale; scorporando tale dato, l’incidenza di ricoveri non in terapia intensiva è di 38,65 per centomila in Romagna contro una media regionale di 48,37 e l’incidenza di ricoveri in terapia intensiva è di 3,55 per centomila in Romagna contro una media regionale di 5,03.

«Da questi dati emerge come la Romagna continui ad avere indicatori più positivi rispetto al resto  della regione, in particolare dal punto di vista dei ricoveri ospedalieri – rimarca il direttore sanitario dell’Ausl Romagna Mattia Altini -. Ciononostante i valori assoluti dei contagi restano alti, e conseguentemente pure i numeri di ricoveri, che anche nella settimana scorsa sono aumentati, mantenendoci nel ‘livello rosso’ del Piano dinamico per gli ospedali. Una ulteriore crescita di ricoveri significherebbe limitare di conseguenza il resto dell’attività sanitaria extra – covid, ovviamente per le prestazioni non urgenti, ma questa è una situazione che vogliamo evitare a tutti i costi».

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