Gli aumenti della tassa sui rifiuti (Tari), verificatisi in numerosi Comuni emiliano-romagnoli, sono al centro dell’interrogazione presentata dalla capogruppo di Fdi, Marta Evangelisti. La consigliera cita alcuni dei Comuni maggiormente colpiti dai rincari: «Spiccano Reggio Emilia al +4,43 percento, Comacchio 7,62, Faenza 8,8 e Lugo 9,98».
L’Agenzia preposta (Atersir) avrebbe motivato l’incremento della Tari con l’aumento dei costi del servizio, stabilendo un aumento medio del 3,5 percento a livello regionale per coprire i costi operativi, gli investimenti strutturali e l’adeguamento dei contratti collettivi nazionali di lavoro del settore.
Evangelisti è critica. «Questa pesante ondata di rincari si innesta in un quadro economico complessivo già fortemente compromesso dall’inflazione, dal costo dei beni energetici e da una contrazione generale dei consumi, andando a colpire in modo drammatico il tessuto commerciale locale, con particolare riferimento ai negozi di vicinato, alle botteghe artigiane tradizionali e alle microimprese storiche – spiega Evangelisti -. Inoltre, il passaggio obbligato al porta a porta o l’introduzione di cassonetti con tessera elettronica, per la tariffazione puntuale, sta generando profonde criticità gestionali e operative, costringendo gli esercenti a trattenere i rifiuti all’interno dei propri locali o a subire disservizi, a fronte di tariffe che continuano paradossalmente a salire anziché diminuire».
Proprio la tariffa puntuale «che avrebbe dovuto premiare i comportamenti virtuosi, si sta traducendo in molti territori in un escamotage burocratico, che non frena i rincari complessivi e penalizza ulteriormente le attività, costrette a minimi di svuotamento prefissati eccessivamente onerosi».
Secondo l’esponente di FdI, «a fronte di costi in aumento, il servizio si sta rivelando inadeguato, registrando le criticità più acute nel territorio dell’Appennino dove la gestione dei rifiuti non è stata calibrata per assorbire l’aumento delle presenze durante l’estate».
Da qui l’interrogazione alla giunta per chiarire le motivazioni dell’aumento dei costi e chiedere l’apertura di un tavolo di confronto tra Atersir, Comuni e gestori del servizio. All’esecutivo regionale si chiede anche di attuare una serie di misure di competenza: lo stanziamento di un fondo di emergenza a ristoro per le attività situate in aree montane o a rischio spopolamento, l’introduzione di reali meccanismi premianti per gli utenti virtuosi, la verifica della congruità dei costi applicati dalle società di gestione del servizio e un monitoraggio degli standard qualitativi del servizio erogato, anche alla luce dei disservizi segnalati dagli utenti.



