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Giovedì 17 Maggio 2012

palazzo merlato

Una petizione per ridurre
i contributi alle scuole private

Sel, insieme a Uaar e Psi, comincia la raccolta firme

di Federica Angelini

Una  petizione popolare per chiedere di rivedere i criteri con cui vengono assegnate le risorse comunali alle scuole materne private cattoliche, ossia le Fism. Sel, insieme a Uaar e Psi, comincia da venerdì 14 ottobre la raccolta firme con l’obiettivo ambizioso di arrivare ad almeno 1500 o 2mila firme e non fermarsi certo alle 350 previste dal regolamento comunale. Prima firmataria è Tania Pavirani, portavoce del circolo comunale di Ravenna. «Il nostro obiettivo – spiega Pavirani – è innanzittutto portare il maggior numero di cittadini possibile a conoscenza della situazione e delle cifre di cui stiamo parlando: 700mila euro l’anno che il Comune dà alle sole scuole private cattoliche aderenti alla Fism senza chiedere alcun tipo di rendicontazione né garanzia rispetto alla qualità della proposta educativa, senza porre vincoli sui tipi di contratti che vengono fatti agli insegnanti. Quella che io chiamo una cambiale in bianco». Sotto accusa anche il fatto che i contributi vadano a pioggia a tutte le scuole, indipendentemente da dove si trovino e da che rette applichino.
«Noi siamo contrari per principio ai finanziamenti alle scuole private, ma sappiamo bene che ci sono territori, soprattutto, nel forese – spiega Pavirani – dove esistono solo scuole materne Fism e siamo consapevoli che soprattutto in un momento di tagli come questi il sistema pubblico da solo non potrebbe soddisfare le richieste. E quindi chiediamo che i fondi vengano calibrati proprio su queste realtà e magari erogati sotto forma di voucher alle famiglie che non hanno scelta per ragioni logistiche o che sono stati esclusi dal servizio pubblico». Per la verità, al Comune le scuole Fism convengono comunque da un punto di vista economico visto che la spesa per ogni bambino in una scuola convenzionate è di poco più di cinquecento euro l’anno contro gli oltre 5mila di quello che costa in una scuola comunale. «Sì, ma le scuole cattoliche prendono fondi anche dalla regione e dalla Stato (contributi che prendono anche le scuole comunali per la verità, ndr) e le famiglie pagano una retta. Anche su questo andrebbero calibrati i contributi, perché oggi la retta è indifferenziata per qualsiasi tipo di reddito».
Tutte questioni su cui Rifondazione comunista prima e Sel poi da tempo conduce una battaglia, non si tratta certo di una novità. Oggi però, che vanno tanto di moda le firme, anche un partito di maggioranza organizza una petizione popolare. «Il punto è proprio questo – precisa Pavirani – già cinque anni fa noi presentammo emendamenti di buon senso alla delibera che andavano in questa direzione e che sono stati bocciati. Speriamo che andando in consiglio  comunale con le firme di migliaia di nostri elettori, intendo nostri di tutta la maggioranza,  l’argomento possa avere un’attenzione diversa anche da parte del partito democratico». Su cosa faranno eventualmente le altre forze laiche della maggioranza (e dell’opposizione) bisognerà attendere il momento del voto in consiglio comunale. Ma questa petizione, almeno negli auspici della prima firmataria dovrebbe servire «anche come stimolo a parlare di laicità in senso più ampio del termine». I banchetti di raccolta firme saranno allestiti i giorni di mercato in piazza Sighinolfi, il venerdì in piazza Medaglie d’oro e il sabato mattina anche in piazza XX settembre. Info: ravenna@selravenna.it, uaar.ravenna@gmail.com, psaurora@libero.it oppure telefonare al 349 1745484.

13 - 10 - 2011
© riproduzione riservata

commenti

insofferente 13 Ottobre 2011
pensiamo a rendere la scuola pubblica un servizio efficiente e poi si potrà ragionare sul ridurre i contributi a quella privata... c'è chi sceglie il settore privato semplicemente per offrire ai propri figli un servizio di qualità e non per snobbismo, facendo sacrifici per far quadrare il bilancio familiare. Si provi a pensare a quante classi vedono l'alternanza di docenti (e metodi didattici ed educativi) per buona parte dell'anno, a discapito della serenità e dell'apprendimento dei ragazzi, credo che il vero problema sia questo e non tanto la questione economica di chi si spartisce i pochi fondi a disposizione per il futuro dei nostri figli

infotico 13 Ottobre 2011
Caro insofferente, mi spieghi come si può migliorare la scuola pubblica senza recuperare quei pochi fondi che INGIUSTAMENTE vanno alla scuola privata? Se la scuola pubblica è in ginocchio, lo dobbiamo ad una cattiva gestione dei fondi pubblici destinati all'istruzione (grazie ministro Gelmini)! Se la qualità della scuola pubblica è calata, è perché soldi per prendere altri insegnanti non ce ne sono, soldi per attrezzature non ce ne sono, soldi per pulire le classi non ce ne sono... A questo punto, io penso: se soldi per la scuola pubblica non ce ne sono, prendiamoli da quelli destinati alle scuole private (che tanto non ne soffriranno), e destiniamoli dove VERAMENTE servono.

born free 13 Ottobre 2011
La scuola privata imparziale non esiste non è mai esistita e non esisterà mai. C'è un conflitto di interessi alla base. Se nn credi nel pubblico dillo ai genitori che hanno pagato profumatamente per la scuola privata e poi mandano i loro figli a ripetizione....

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