Sterling Point (miniserie, 8 episodi)
Sterling Point sembra arrivare direttamente dagli anni Novanta, quando per costruire tensione non servivano necessariamente inseguimenti e colpi di scena ogni cinque minuti, ma soprattutto un luogo, una famiglia piena di segreti e personaggi dei quali non fidarsi completamente. Qui il luogo è un’isola canadese, splendida e apparentemente tranquilla, dove arriva Annie, giovane newyorkese che deve fare i conti con una famiglia e con un passato che conosce molto meno di quanto pensasse. L’ambientazione è meravigliosa e soprattutto non è un semplice sfondo: le foreste, le coste rocciose, il lago, la villa e la natura selvaggia costruiscono un’atmosfera fuori dal tempo. Molto affascinante (pur frenata inevitabilmente dal doppiaggio) anche la scelta di raccontare l’isola attraverso gli occhi dei suoi abitanti, mettendo continuamente in evidenza la differenza tra i ragazzi arrivati da New York e gli autoctoni canadesi, tra chi porta con sé un mondo fatto di metropoli, ambizioni e abitudini molto diverse e chi invece appartiene a quel luogo da sempre. Il vero protagonista, però, è Gordon, anche se è morto prima che la storia cominci. È lui il centro gravitazionale attorno al quale ruotano tutti gli altri, perché ogni personaggio sembra avere avuto con lui un rapporto diverso e soprattutto qualcosa da nascondere.
Annie arriva sull’isola cercando risposte sulla propria famiglia e finisce per scoprire che il passato di Gordon e di sua figlia sia molto più intricato di quanto immaginasse. Il mistero funziona proprio perché non riguarda soltanto ciò che è successo, ma anche il modo in cui ognuno ricorda ciò che è successo. Menzione speciale alla sensibilità con cui l’autrice tratteggia i personaggi: nessuno è completamente buono o cattivo, nessuno sembra costruito soltanto per svolgere una funzione nella trama. Le relazioni familiari, le gelosie, i rancori e soprattutto i diversi modi di affrontare il dolore sono trattati con una delicatezza che va oltre il semplice mystery. Annie cresce puntata dopo puntata, ma il personaggio di Ramona è probabilmente quello conquista di più per carattere, fragilità e… centralità. Bravi gli attori, sia i giovani sia gli interpreti più esperti, con un compassato e affranto Jeffrey Dean Morgan su tutti. Bella anche la colonna sonora, con una scelta di brani canadesi che contribuisce a rafforzare l’identità del luogo senza trasformarsi in un semplice accompagnamento musicale. Sterling Point non ha bisogno di correre, qualche risposta arriva forse secondo percorsi abbastanza prevedibili, ma la serie non vive soltanto del colpo di scena finale, e anzi nel suo essere elegante, malinconica e molto ben ambientata, lega lo spettatore a questo mondo, lascia qualche elemento in sospeso e ci aspetta per una seconda stagione che, una volta tanto, ci sta tutta.



