sabato
01 Agosto 2026

Godiamoci l’estate con un Linklater d’antan

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La vita è un sogno (di Richard Linklater, 1993)
Le piattaforme sono piene di film che raccontano l’adolescenza come una successione di drammi esistenziali o di commedie sopra le righe. La vita è un sogno in realtà si intitola Dazed and Confused, e fa una scelta molto più coraggiosa: non racconta praticamente niente. O meglio, racconta una serata qualsiasi. Ed è proprio qui che risiede la sua forza. Richard Linklater ambienta tutto in una notte, ancor meglio prima dell’alba, nell’ultimo giorno di scuola del 1976, in una cittadina del Texas. Non c’è un protagonista assoluto, non c’è una trama tradizionale e non esiste un obiettivo da raggiungere. Seguiamo decine di ragazzi che si spostano da una festa all’altra, bevono birra, fumano, ascoltano rock memorabile, flirtano, litigano, scherzano e cercano soprattutto di capire cosa fare della serata, metafora di quell’età in cui anche una notte d’inizio estate può sembrare il centro del mondo. Senza una sceneggiatura costruita sui classici meccanismi narrativi, il film avrebbe potuto risultare noioso o inconcludente ma Linklater trova il ritmo giusto grazie a bellissimi dialoghi spontanei, personaggi credibili e a una regia che osserva senza giudicare, con lo idealmente seduto sul sedile posteriore di una delle tante automobili che girano senza meta per la città.

Il cast è composto da giovani che saranno famosi, come Matthew McConaughey, Ben Affleck, Milla Jovovich e Parker Posey, e tanti altri volti che negli anni abbiamo visto e perduto. McConaughey ruba la scena ogni volta che compare e consegna al cinema la celebre battuta “Alright, alright, alright”, destinata a diventare il suo marchio di fabbrica, che ha citato agli Oscar 2014. Naturalmente il film vive anche grazie alla colonna sonora, che omaggia fin dal titolo quel bellissimo periodo: Aerosmith, Black Sabbath, Deep Purple, ZZ Top, Kiss e molti altri sono parte integrante del racconto e contribuiscono a restituire l’atmosfera degli anni Settanta meglio di qualsiasi ricostruzione scenografica. Chi cerca una storia ricca di colpi di scena potrebbe restare spiazzato. La vita è un sogno è un film fatto di piccoli momenti, di conversazioni apparentemente insignificanti e di personaggi che entrano ed escono dalla scena proprio come accade nella vita reale. È uno di quei rari casi in cui il viaggio conta molto più della destinazione. Forse è anche per questo che, dopo un’accoglienza solo discreta al botteghino, è diventato un autentico film di culto. Perché riesce a ricordarci un periodo della vita in cui bastavano un’auto, qualche amico, un baule pieno di birre, della buona musica e un’intera estate davanti per avere la sensazione che tutto fosse ancora possibile. Non è un film che racconta l’adolescenza: è un film che la fa rivivere (su Mubi, la piattaforma dei grandi film), soprattutto a chi aveva la loro età, sia nel 1976, sia nel 1993: buona estate.

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