mercoledì
04 Novembre 2026
Lido di Dante

Ultima visita della commissione europea al NatuReef: in arrivo 3 tonnellate di ostriche per completare il progetto

Domani l'analisi dei primi risultati della struttura. La coordinatrice: «Le nostre strumentazioni sono state trovate coperte da oltre 60 centimetri di sabbia»

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Quattro boe gialle e un pilastro centrale: è solo da questi elementi che dalla costa si intuisce la presenza dello scheletro del NatuReef di Lido di Dante. Il progetto sperimentale di barriera antierosione resterà completamente sommerso anche in caso di bassa marea, contribuendo alla tutela della riserva naturale e limitando l’effetto bordo, tipico delle barriere frangiflutti semisoffolte o emerse.

Nella giornata di oggi, 4 novembre, si è svolta la terza e ultima visita di monitoraggio ufficiale da parte dei referenti della commissione europea, con il sopralluogo della dottoressa Noemi Spagnoletti (monitor esterna di Elmen Eeeig, soggetto incaricato del controllo dei progetti finanziati dal programma Life). A seguito delle verifiche sul campo odierne, la giornata di domani sarà dedicata alla presentazione in sede universitaria dei primi risultati del reef. I “materassi” che creano la struttura sono infatti stati deposti lo scorso giugno, ma per la posa delle ostriche, che contribuiranno a rafforzare la barriera, ripulire le acque e dare vita a nuovi ecosistemi, bisognerà aspettare ancora qualche giorno: sono in arrivo 3 tonnellate di bivalvi dalle Marche, che verranno “piantati” nel corso di tre giornate di lavori. Nei giorni successivi alla posa, i sommozzatori controlleranno il risultato e si occuperanno degli eventuali aggiustamenti. Il programma prevedeva la posa delle ostriche a luglio 2026, ma le alte temperature dell’Adriatico avrebbero rischiato di compromettere la buona riuscita del progetto.

«Anche senza la colonia di ostriche, la struttura sommersa ha già mostrato i primi risultati – spiega la professoressa dell’Alma Mater di Bologna Renata Archetti, coordinatrice del progetto – attorno al reef sono stati installati correntometri e ondometri. Quando a ottobre abbiamo recuperato il correntometro per esaminarne i dati è stato trovato ricoperto da oltre 60 cm di sabbia». Sulla carta, il progetto è destinato a concludersi a giugno 2027, ma l’intenzione è quella di chiedere una proroga per poterne decifrare al meglio i risultati: «Si tratta di un progetto pilota che copre una lunghezza di circa 100 metri, abbastanza contenuta, e una larghezza di 50, molto più larga delle barriere artificiali tradizionali, in modo da simulare un reef naturale – spiega Massimo Ponti, professore dell’Università di Bologna e coordinatore del progetto insieme ad Archetti -, se i risultati saranno quelli sperati, la volontà è quella di estenderlo ad altri tratti di litorale ed esportarlo poi in altri contesti costieri».

Il reef si trova a circa 150 metri dalla riva, a una profondità di circa 2 metri in corrispondenza delle prime boe e con una sommergenza media di un metro e mezzo. La sua realizzazione ha richiesto un investimento di circa un milione, ma per portare a termine l’intero progetto sono stati necessari 3 milioni, cofinanziati per il 60 percento da fondi europei del progetto Life e per la restante parte dagli enti partner. Il comune di Ravenna ha investito circa 380mila euro di risorse proprie per dare vita al reef. Il disegno è stato approvato nel 2022, ma i lavori sono iniziati solo nel 2023. «Il primo anno è andato perso perché il layout originale è stato bocciato – spiegano i coordinatori -. Possiamo dire però che è stato un bene, perché questo ci ha permesso di presentare un progetto innovativo ed efficace». Inizialmente, la barriera avrebbe dovuto essere collocata più a ridosso della foce del Bevano, ma si è poi optato per posizionarla più a nord, in continuità con le barriere frangiflutti già esistenti. L’obiettivo non è soltanto creare una linea di protezione continua, ma anche sperimentare se la particolare configurazione del NatuReef, completamente sommersa e ispirata alla struttura dei reef naturali, possa contribuire a mitigare gli effetti delle opere artificiali circostanti. Le tradizionali scogliere frangiflutti, infatti, modificano il moto ondoso e le correnti, influenzando il trasporto dei sedimenti e gli equilibri degli habitat marini. L’esperimento punta quindi a verificare se una barriera sommersa possa contrastare questi effetti, limitando le alterazioni dell’ambiente costiero e permettendo inoltre l’incubazione delle sabellarie, vermi marini che cementano la sabbia rafforzando naturalmente il reef.

 

 

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