martedì
04 Agosto 2026
la dichiarazione

Il vicesindaco Fusignani interviene sulla questione della sicurezza cittadina: «La repressione non basta»

«I Comuni hanno armi sempre più spuntate. Il compito di garantire la sicurezza dei cittadini appartiene allo Stato»

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Il vicesindaco Eugenio Fusignani interviene sul tema sicurezza, a seguito della rapina che ieri (3 agosto) ha interessato un negozio del centro storico di Ravenna.

«La sicurezza – osserva il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Fusignani – è un tema su cui tutti i giorni il nostro Comune collabora con le Forze dell’ordine e agisce con la sua polizia locale, a prescindere dal fatto che succedano, o meno, stringenti episodi di cronaca. Fatti come quello di ieri riempiono purtroppo le cronache di tutti i Comuni italiani indipendentemente dalle dimensioni e dai colori politici di chi li amministra e vanno duramente sanzionati a prescindere da chi li commette. Nell’immediatezza di quanto successo, mi sono recato al negozio per esprimere sostegno e manifestare solidarietà a nome mio e dell’Amministrazione per l’aggressione subita, e per ringraziare anche i cittadini che, prontamente, non si sono girati dall’altra parte».

Proprio nella giornata di oggi, gli esponenti dell’opposizione cittadina hanno presentato il programma del loro “Pacchetto sicurezza”: vigilanza privata, teaser e presidi contro il degrado urbano e la microcriminalità.

La risposta del vicesindaco però guarda alla delinquenza come frutto della disperazione di chi vive ai margini della società, ritenendo quindi insufficienti e controproducenti le sole azioni di repressione: «I Comuni, in relazione alla sicurezza, hanno armi sempre più spuntate – continua Fusignani -. la Costituzione assegna allo Stato la competenza esclusiva in materia di ordine e sicurezza pubblica. Il compito dello Stato è, infatti, quello di garantire la sicurezza dei suoi cittadini attraverso il coordinamento delle forze di polizia, funzione che lo Stato esercita attraverso la prefettura e la questura, impiegando principalmente polizia e carabinieri. Il comune ha, in proposito, il dovere di cooperare e mettere a disposizione le proprie risorse di polizia locale secondo piani strategici decisi a livello di governo nazionale».

Come esempio sono stati portati alcuni interventi messi in campo dall’amministrazione negli ultimi anni, come le 176 telecamere installate dal 2017 a oggi, 73 delle quali negli ultimi cinque anni, oltre a 14 appena state approvate dalla Giunta. «Questi interventi, però, da soli non bastano: servirebbe, ad esempio, una stretta contro i reati predatori comuni, che vedono una costante recidiva, frutto di una scarsa effettività della sanzione che genera sfiducia nei cittadini. Oltre a questo, occorrerebbe scontare in carcere anche le pene inferiori ai quattro anni, ma qui si porrebbe, tra gli altri, anche il tema della insufficienza delle strutture carcerarie – conclude il vicesindaco -. Da tempo ci troviamo a dover fare i conti con forti cambiamenti che hanno modificato il modo di vivere nelle nostre città. Non ci stanchiamo di ribadire che la sicurezza è un tema trasversale che coinvolge politiche sociali, sostegno al commercio di prossimità, illuminazione pubblica, qualità e vivibilità degli spazi urbani e che la componente repressiva è importante, ma non può essere l’unica risposta. Chiedere di aumentare presidi fissi di sicurezza in città non può essere una risposta: il governo non mette a disposizione risorse aggiuntive di organico rispetto a quelle già in essere e la sicurezza va gestita in tutto il territorio per evitare che un presidio fisso sposti solamente le problematiche nel quartiere a fianco».

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