giovedì
18 Giugno 2026
Rubrica L'opinione

Solidarietà a Bakkali. Tutti d’accordo, vero?

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Oltre 13mila e 500 insulti sessisti e razzisti a una sola persona rea di aver espresso, con un post, un’opinione politica. Ovviamente la persona in questione è donna e ha un background migratorio, oltre a essere una parlamentare della Repubblica italiana. La ravennate Ouidad Bakkali ha infatti postato una foto dai cortei che a Roma hanno pacificamente contestato quello dei gruppi di estrema destra che promuovono l’idea di remigrazione, fanno saluti romani e non si definiscono “antifascisti”.

Del resto, dal liceo di Cesena alla fiera del libro di Roma, il dibattito nazionale è ormai avviluppato proprio su questi temi. Ma il punto è che ciò che sto accadendo a Bakkali non ha nulla a che fare con il dibattito, la deputata sta combattendo infatti contro «lo squadrismo organizzato sulle piattaforme, veicolato da algoritmi e chiare volontà politiche». A lei non può che andare la nostra incondizionata solidarietà, ma anche un ringraziamento per il coraggio e la forza che sta dimostrando nel non farsi intimidire. Perché ovviamente l’intimidazione è uno degli obiettivi di chi la attacca così barbaramente e crudelmente. Spaventare lei, educare gli altri e soprattutto le altre. Bakkali ha il prolo del bersaglio perfetto per gente che si sta presentando sull’agone politico individuando nemici ben precisi: donne (libere) e immigrati ofigli di immigrati o persone con la pelle scura o il cognome rivelatore di una discendenza straniera.

Quando, nell’ormai lontano 2011, la venticinquenne Bakkali fu scelta dall’allora sindaco Fabrizio Matteucci come assessora non mancarono le critiche, un po’ da ogni parte. La sensazione diffusa era che fosse stata scelta proprio perché donna, giovane e di origini straniere, più che per i meriti sul campo. Forse, oggi possiamo guardarci indietro e ammettere che Matteucci in realtà avesse visto lontano in quella scelta, sentendo la necessità di mettere, oltre alle idee, volti, corpi e storie personali in una politica (e un partito) che diceva di aspirare a una società inclusiva e multiculturale. Nel frattempo Bakkali ha compiuto quarant’anni e si è ricavata un ruolo in battaglie su temi come la cittadinanza e l’antifascismo. Nel bene e nel male, il suo cosiddetto “background migratorio” è diventato parte del suo agire politico e sembra assumere, oggi più di ieri, in questo clima di razzismo sempre più spudorato e soffocante, un’importanza tangibile, di testimonianza. Suo malgrado, è diventata una sorta di cartina di tornasole del livello di aggressività del dibattito politico.
Non ci dovrebbe quindi nemmeno essere bisogno di condividere le sue idee per esprimerle solidarietà, eppure gli attestati sembrano per ora arrivare solo da una parte politica, anche a livello locale. Quasi se la fosse cercata, se non proprio meritata (un po’ un leit-motiv che ahimé, quando si è donna, si applica a più situazioni…) e sarebbe meglio non facesse troppo la vittima. Oggi Bakkali va difesa, a prescindere da ciò che fa o non fa, dice o pensa. E questo fino a quando chiunque non potrà esprimere il proprio pensiero senza essere offeso, vilipeso o minacciato per il genere, la provenienza, la religione, le opinioni politiche e le condizioni personali e sociali.
Tutti d’accordo, vero?

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