Sono 220 i posti rimasti vacanti nelle scuole della provincia di Ravenna dopo la conclusione delle procedure di mobilità del personale docente per l’anno scolastico 2026-2027. Il dato emerge dalle elaborazioni della Cisl Scuola Romagna sui risultati definitivi dei trasferimenti e dei passaggi del personale e si inserisce in un quadro più ampio che interessa l’intera area romagnola, dove le cattedre ancora da coprire sono complessivamente 691.
Secondo il sindacato, il numero delle disponibilità residue rischia di tradursi, anche per il prossimo anno scolastico, in un ampio ricorso ai contratti a tempo determinato. Dei posti ancora vacanti in Romagna, 535 riguardano infatti il posto comune e 156 il sostegno.
La provincia di Ravenna è la seconda per numero di cattedre scoperte dopo Forlì-Cesena, che registra 284 posti vacanti, mentre Rimini si attesta a quota 187. Analizzando i diversi ordini scolastici, il segmento che presenta le maggiori difficoltà è quello della scuola secondaria di secondo grado, con 341 posti scoperti nell’intera area romagnola. Seguono la scuola primaria con 155 posti vacanti, la secondaria di primo grado con 154 e la scuola dell’infanzia con 41.
«I numeri della mobilità ci dicono chiaramente che il sistema non riesce più a garantire la stabilità delle cattedre e ad assorbire il turnover del personale», commenta il segretario generale della Cisl Scuola Romagna, Alessio Gaudioso. «Siamo di fronte a quasi 700 posti scoperti in tre province e occorre procedere rapidamente con le immissioni in ruolo per evitare che anche il prossimo settembre sia caratterizzato da un massiccio ricorso alle supplenze».
Per quanto riguarda il territorio ravennate, una delle situazioni più critiche emerge nella scuola primaria. Su un totale di 93 posti vacanti, ben 24 riguardano il sostegno agli alunni con disabilità. Un dato che si inserisce in una tendenza più generale che interessa tutta la Romagna e che, secondo il sindacato, evidenzia una persistente insufficienza dell’organico stabile destinato all’inclusione. «Gli studenti con disabilità aumentano ogni anno e hanno diritto a continuità didattica e personale specializzato», sottolinea Gaudioso. «Continuare a coprire il fabbisogno attraverso posti precari significa scaricare sulle scuole e sulle famiglie le conseguenze di una programmazione insufficiente».
Le difficoltà non riguardano soltanto il sostegno. Nella scuola secondaria di primo grado, in provincia di Ravenna, si registrano carenze soprattutto nelle classi di concorso legate a matematica e scienze, alla lingua inglese e alla lingua spagnola. Problemi analoghi emergono anche nelle scuole superiori, dove risultano particolarmente difficili da coprire le cattedre nelle discipline tecnico-scientifiche e professionali. Tra i posti vacanti spiccano quelli relativi alle scienze e tecnologie elettriche, alle discipline economico-aziendali e ai laboratori tecnico-pratici. In particolare, il settore dei laboratori meccanici continua a mostrare una forte difficoltà nel reperimento del personale. Per la Cisl Scuola il problema è legato anche alla scarsa attrattività delle procedure di reclutamento per figure professionali che trovano spesso opportunità più vantaggiose nel sistema produttivo locale. «Nelle materie tecniche, scientifiche e laboratoriali i concorsi non riescono ad attrarre candidati sufficienti», osserva il segretario del sindacato. «Senza interventi specifici si rischia di indebolire proprio quei percorsi formativi che rappresentano un punto di forza degli istituti tecnici e professionali del territorio».
Da qui la richiesta rivolta al Ministero dell’Istruzione e del Merito di procedere rapidamente alle assunzioni sui posti rimasti liberi dopo la mobilità, utilizzando tutte le graduatorie disponibili. Il sindacato sollecita inoltre un adeguamento dell’organico di diritto sul sostegno ai bisogni effettivi delle scuole e misure straordinarie per favorire il reclutamento nelle classi di concorso tecnico-scientifiche.



