Secondo il sindacato Femca-Cisl della Romagna – che tutela i lavoratori dei settori energia, moda, chimica e affini – la proposta della Commissione europea di rivedere al ribasso i riferimenti del sistema Ets, cioè i parametri che determinano quante quote di emissioni di CO2 sono concesse alle aziende senza pagare costi, mette a rischio centinaia di posti di lavoro nel distretto ceramico di Faenza.
«Per il settore ceramico italiano la proposta Ue si tradurrebbe in un aumento dei costi diretti da 70 a 120 milioni di euro l’anno – dichiara Emanuele Scerra, segretario generale Femca Cisl della Romagna –. Le fabbriche ceramiche tra Faenza, Castelbolognese e Riolo Terme danno lavoro a migliaia di famiglie romagnole, sono impieghi stabili, qualificati, radicati nel territorio. Un aggravio di questa portata, su imprese già sotto pressione per i costi energetici e la concorrenza asiatica, si traduce direttamente in rischio occupazionale: meno turni, meno organici, nel peggiore dei casi chiusure».
A rendere la situazione ancora più amara, sottolinea il sindacato, è il fatto che le imprese ceramiche del territorio hanno già fatto la loro parte. «Negli ultimi dieci anni il settore ha investito oltre 4,3 miliardi di euro in efficienza energetica e innovazione impiantistica, una media del 7 percento del fatturato annuo. Faenza ha dato il nome alla ceramica nel mondo e ha dimostrato di saper coniugare produzione e sostenibilità. I nuovi benchmark non tengono conto di questo: sono costruiti con criteri opachi, distanti dalla realtà industriale del settore».
Il sindacato punta anche su quello che definisce il paradosso ambientale della misura: ridurre la produzione ceramica in Europa non abbatte le emissioni globali, le sposta. «Se le nostre fabbriche chiudono, le piastrelle arrivano da India e Cina, dove si produce con standard ambientali molto più bassi. Il risultato netto è più inquinamento nel mondo e meno lavoro in Romagna. Non è la transizione ecologica che vogliamo».
Femca-Cisl aderisce alla richiesta unitaria nazionale di mantenere i valori attuali dei benchmark fino all’avvio della revisione complessiva della direttiva Ets, già programmata per la prossima estate, e di riformare il sistema con criteri trasparenti e coerenti con le possibilità tecnologiche reali. «Le risorse generate dall’Ets – aggiunge il sindacato – devono tornare alle imprese del settore e essere reinvestite in ricerca, rinnovabili e occupazione».
Il sindacato si rivolge anche alle istituzioni locali: «Chiediamo ai Comuni romagnoli interessati e alla Regione Emilia-Romagna di prendere posizione pubblica e di portare questa battaglia a Bruxelles – afferma Scerra –. E chiediamo ai parlamentari europei eletti in Emilia-Romagna di intervenire nella consultazione aperta dalla Commissione. Il distretto ceramico di Faenza non può affrontare da solo una partita che si gioca a livello europeo».



