Gli stipendi di un migliaio di lavoratori in ritardo, il piano industriale annunciato da mesi ma non ancora presentato, gli intoppi nei cantieri, le difficoltà a dialogare con i vertici aziendali. I sindacati sono preoccupati per la situazione di Cmc Ravenna e da settimane hanno proclamato lo stato di agitazione.
Stipendi
Secondo quanto previsto dal contratto collettivo nazionale, la data ultima per pagare le retribuzioni sarebbe il 15 del mese successivo. Gli stipendi di settembre non sono ancora arrivati. L’ultimo aggiornamento dal direttore delle risorse umane dell’azienda ha fissato il pagamento in calendario per il 30 ottobre. «È già il terzo rinvio – dice Martina Zama, segretaria provinciale degli edili della Cgil –. Prima ci hanno detto il 16, poi doveva essere il 23 e poi il 30 ottobre. In passato raramente sono arrivati i pagamenti entro il 15 come previsto dal contratto e avevamo tollerato, ma mai così in ritardo». Una nota inviata alla stampa il 22 ottobre dalla rappresentanza sindacale unitaria, insieme alle sigle di categoria (Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil), parla di «situazione grave e inaccettabile che colpisce le famiglie di centinaia di lavoratrici e lavoratori costrette a fare fronte a mutui, affitti, bollette e spese quotidiane senza la certezza del proprio stipendio». Cmc ha più di mille dipendenti in Italia.
L’operazione innovativa
Il ritardo dei pagamenti sembra stridere con alcune recenti comunicazioni diffuse dalla stessa azienda e, non a caso, richiamate proprio dai sindacati. Cmc Ravenna, e la sua controllata Empedocle 2, hanno ceduto un portafoglio di crediti del valore nominale di circa 1,8 miliardi di euro. La cessione, formalizzata il 16 settembre 2026, è stata resa pubblica con l’avviso apparso nella Gazzetta Ufficiale del 13 ottobre: «L’operazione innovativa – afferma Cmc – consente di anticipare la liquidità derivante dai claim maturati nell’esecuzione degli appalti pubblici e di immettere le risorse nei cantieri, senza attendere i tempi di definizione delle procedure di risoluzione delle controversie. La valorizzazione dei claim diventa così uno strumento continuativo di sostegno alla realizzazione delle opere». A fronte di questo annuncio, i sindacati pongono una domanda: «Se l’operazione è stata presentata come uno strumento per generare liquidità e sostenere l’attività aziendale, perché non è stato possibile garantire il pagamento puntuale delle retribuzioni?».
Intoppi in cantiere
Ad alimentare le preoccupazioni dei rappresentanti dei lavoratori ci sono le notizie di intoppi che giungono da vari cantieri in Italia (attualmente Cmc non ha opere in corso in provincia di Ravenna). «Ne sentiamo di tutte – dice Zama –. Alla metrotramvia di Milano avevano staccato la corrente per il mancato pagamento di bollette, cosa già successa in precedenza a Palermo. Sono solo esempi e sono problemi temporanei che poi sono rientrati, ma alimentano il senso di preoccupazione per i lavoratori». All’inizio di agosto Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Feneal-Uil e la Rsu aziendale segnalarono che i lavoratori nei cantieri avevano perso alcuni servizi ritenuti essenziali: la mensa aziendale, i servizi igienici, le pulizie dei locali e il finanziamento dei cantieri. «A questo si aggiunge un fatto gravissimo – scrivevano i rappresentanti dei lavoratori –: alla vigilia delle ferie si registrarono mancati pagamenti alle Casse Edili. Non si può parlare di futuro e di nuove commesse all’estero, mentre nei cantieri italiani si smantellano i servizi, si tolgono tutele e non si pagano gli enti bilaterali».
Stato di agitazione
Lo scorso 16 luglio si tenne l’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici (una settantina sono impiegati nella sede di Ravenna) in cui vennero denunciate con forza alcune criticità e proclamato lo stato di agitazione: ritardi nei pagamenti delle retribuzioni e mancato versamento della 14esima mensilità, in violazione delle scadenze previste dal contratto collettivo nazionale; il mancato pagamento dei ratei per la 13esima mensilità 2025 di cui risultavano ancora non liquidati sette dodicesimi; difficoltà di finanziamento dei cantieri con conseguenti ritardi nelle commesse e ricadute dirette sull’occupazione; difficoltà di fornitura dei Dpi e rischio di non garantire adeguata sicurezza sul lavoro; gravi difficoltà organizzative che peggiorano le condizioni di lavoro quotidiane; assenza totale di informazioni su un piano industriale che possa dare fiducia al futuro dell’attività aziendale. «La situazione è ormai strutturale e causa di seri disagi economici e organizzativi e compromette il rapporto di fiducia tra azienda e dipendenti». In quel caso l’azienda si impegnò a convocare un incontro con le rappresentanze sindacali per illustrare la situazione economico-finanziaria, il calendario dei pagamenti e i contenuti del piano industriale. «Tutti i crediti maturati dai lavoratori saranno integralmente corrisposti, a partire dalla quattordicesima mensilità che sarà erogata entro la fine del mese di luglio. È nel nostro interesse che tutti i cantieri tornino a essere pienamente operativi e che ai lavoratori siano garantiti i dispositivi di protezione individuale necessari per svolgere le attività in condizioni di piena sicurezza».
L’attesa del piano industriale
La Cmc disse che il piano industriale era stato approvato dal consiglio di amministrazione e sarebbe stato presentato alle rappresentanze sindacali non appena possibile, con particolare attenzione ai suoi contenuti e alle ricadute occupazionali. «Ancora aspettiamo quella presentazione – taglia corto Zama –. È la parte che ci interessa di più perché dirà veramente che idea ha l’azienda per il futuro. Ci presentarono un’ipotesi di piano nell’estate 2025, poi è arrivata l’acquisizione della Manelli e tutto è cambiato».
Dialogo inesistente
Le difficoltà elencate finora confluiscono tutte in una problematica unica: «Non c’è apertura dai vertici aziendali, non c’è disponibilità a dialogare con trasparenza per dare informazioni ai lavoratori. A Ravenna c’è la sede operativa e ogni tanto gli Rsu vanno a bussare alle porte del responsabile risorse umane, ma otteniamo solo risposte gentili ma vuote, perché anche il dirigente attende a sua volta indicazioni dai vertici che non si fanno sentire».
Milioni di ricavi
A marzo 2026 l’amministratore delegato di Cmc, Antonio Politano, disse che la società poteva stare tra i 400 e i 500 milioni di euro di ricavi: «Abbiamo un portafoglio ordini intorno ai 4 miliardi con l’Italia che pesa per l’80 percento – affermò in una intervista a Il Resto del Carlino – e vogliamo aumentare, fino a portarla alla metà del business, la quota estera. Già oggi abbiamo 18 sedi e vogliamo riportare il marchio al suo respiro internazionale. Lo gestiremo con imprenditorialità per raggiungere la giusta marginalità».
Aggiornamento:
Nella mattinata di martedì 3 novembre, i vertici aziendali hanno incontrato lavoratori e sindacati, ribadendo il proprio impegno a tutela dell’occupazione, per il riconoscimento degli stipendi e lo sblocco delle attività cantieristiche entro gennaio 2027.


