L’appello del capogruppo in consiglio a Riolo Terme contro il film “Wine to love”
Una scena di “Wine to love”
Il Popolo della Famiglia di Riolo Terme con Mirko De Carli, capogruppo in consiglio comunale, si rivolge con un appello al presidente della Rai, Marcello Foa.
«Chiediamo che sia rimosso dalla programmazione del prossimo 4 gennaio un film di prima serata su Raiuno con lungo e insistito bacio tra uomini. Questa è la Rai del cambiamento 2019? Il film si intitola Wine to Love, a dispetto del titolo è una produzione lucana, di Rai Cinema e Altre Storie. Il film ha avuto due giorni di anteprima in pochissime sale il 18-19 dicembre e, oplà, subito in prima serata su Raiuno. Unico altro film pronto di Altre Storie e Rai Cinema è Il Giorno più bello: indovinate un po’, storia di un “matrimonio” tra maschi”».
De Carli è naturalmente sulla stessa linea del presidente nazionale del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, che ha dichiarato: «Marcello Foa, questa è la Rai del cambiamento 2019? Quella in cui le porcherie si spostano da Raitre a Raiuno in prima serata? Non siamo sessuofobici ma come Popolo della Famiglia crediamo che la bellezza del sesso viva di intimità, pudore, nascondimento persino. E soprattutto non vogliamo essere costretti dalla tv a imbatterci in temi delicati per i nostri bimbi, che necessitano i tempi e i modi che ogni famiglia ritiene di dover adottare, senza farseli dettare dalle marchette tra Rai Cinema e la nota lobby».
Luce Caponegro si racconta in un libro per Cairo Editore. «Ho rifiutato tante proposte indecenti, non nel mondo dell’hard ma in quello della televisione»
Si chiama “Da bambina sognavo di volare” il nuovo libro in uscita a febbraio per Cairo Editore della ravennate Luce Caponegro, in arte Selen. Un’opera autobiografica iniziata oltre dieci anni fa, quando Selen decise, per la prima volta, di raccontarsi.
“Il libro – si legge nella cartella stampa – è il viaggio a ritroso di un’esistenza al limite tra le macerie fumanti di incontri sbagliati e le ferite mai rimarginate di una giovinezza scandita da curiosità (a volte) esagerate”.
«Ma per quanto abbia pagato sulla mia pelle il peso di certe scelte – spiega oggi Luce – nella mia vita non c’è spazio per la redenzione, ma solo per l’evoluzione». Una vita senza filtri segnata, nei suoi primi capitoli, dall’indole ribelle, dalla filosofia hippy, dalla devozione acerba per Sai Baba e dall’ombra (eternamente) ingombrante del porno: «Quando mi rivedo in certe scene – spiega – stento a riconoscermi perché quella ragazzina disinibita e trasgressiva la sento ormai troppo distante dalla mia vita attuale e dal mio modo di essere. Selen ancora oggi mi suscita un sentimento di tenerezza, ma tante volte, rivedendomi, ho dovuto ammettere a me stessa di aver un tantino esagerato».
Eppure, anche quell’esperienza, è stata vissuta in modo atipico: «Se avessi fatto l’hard per soldi oggi vivrei di rendita, invece mi sono ritirata proprio quando i produttori iniziavano a propormi compensi astronomici. La verità è che io mi sono sempre sentita un’outsider dell’hard, una ragazza che, in quegli anni, spinta da una grande energia sessuale, voleva solo sperimentare l’ebbrezza eversiva di quelle esperienze estreme».
Riposto nel cassetto quel capitolo della sua vita, Luce – dopo un percorso di profondo cambiamento tra le discipline olistiche – è entrata “in sintonia con la sua vera essenza – scrive l’ufficio stampa –, quella della madre premurosa che, tutta casa & lavoro, vive nel segno dei valori in cui crede: la casa, la famiglia, il lavoro, l’amore supremo per i figli”.
«Io sono una donna romantica e pragmatica – dice – che ha lottato tanto per la propria indipendenza economica ed affettiva e che oggi conduce una vita nel segno della normalità. Agli uomini mi concedo molto raramente e, pur essendo una grande tifosa dell’amore, da tanto tempo, senza alcun rimpianto, sono single».
Un vuoto che Luce ha colmato – si legge ancora nella nota inviata alla stampa – “con la passione per il lavoro, con l’amore simbiotico per il suo centro estetico – aperto a Ravenna qualche anno fa – dove, circondata dalle donne, può finalmente sprigionare la sua indole sciamanica e l’energia vitale della curandera”.
«Ho fatto del benessere delle donne la mia ragione di vita – spiega Luce – e oggi il mio centro estetico, lo dico con orgoglio, è diventato un tempio della bellezza fisica ed interiore. Un luogo magico in cui ritrovare serenità e tornare in sintonia con la propria femminilità».
Per evitare che il suo libro diventasse “un documento scandalistico da dare in pasto alla betoniera del pettegolezzo”, Luce ha deciso di non citare neppure un nome. Anche se, dopo lo scandalo “Me too”, pure lei avrebbe tantissimo da dire: «A volte si pensa che il mondo dell’hard sia un sottobosco di compromessi e loschi figuri – dice – invece personalmente le proposte più oscene le ho ricevute nei backstage dei salottini televisivi, quelli dove tutto sembra immacolato e al di sopra di ogni sospetto. Se, ad un certo punto, non ho più lavorato nel mondo della televisione è proprio perché ho deciso di non scendere a compromessi rispedendo al mittente tante proposte indecenti».
Oggi Luce partecipa raramente al mondo dello showbiz. L’ultimo avvistamento, nel week-end dell’Immacolata, ospite a Canazei della “Settimana Vip” dell’Ale Piva Production.
«Non ho spento la mia energia sessuale – conclude – ma oggi sono una donna completa ed equilibrata, che vive nelle regole e che non scende a compromessi. Una madre premurosa gelosa delle sue conquiste e della propria indipendenza».
A Ravenna grande successo per il concerto di Cheryl Porter organizzato da Spiagge Soul
Un Capodanno in piazza a Faenza
Piazza del Popolo gremita, a Ravenna, per dare il benvenuto al 2019. È stato un successo (annunciato) il concerto di Cheryl Porter organizzato da Spiagge Soul, apice della rassegna Christmas Soul, vera novità di queste feste natalizie nel capoluogo bizantino e che ha riempito anche il teatro Alighieri nell’inedito concerto mattutino del 1° gennaio (vedi foto qui sotto).
Il concerto di Spiagge Soul all’Alighieri
In tanti hanno brindato anche in piazza a Faenza, con il concerto della giovane cover band locale Onde Radio, così come tra Cervia e Milano Marittima, con il tradizionale “incendio” di mezzanotte ai Magazzini del Sale.
Ne approfittiamo per augurare un meraviglioso 2019 a tutti i nostri lettori.
A Russi, su disposizione del questore, licenza sospesa per 15 giorni
Ancora un bar chiuso dalle forze dell’ordine per essere diventato “ritrovo abituale di persone gravate da precedenti penali”. In questo caso si tratta del Bar Sport di Russi, chiuso nella mattinata del 31 dicembre da poliziotti e carabinieri, su disposizione del questore.
Si tratta di un provvedimento di sospensione della licenza per 15 giorni, ai sensi dell’art. 100 del Tulps.
Durante i controlli, gli operatori hanno proceduto all’identificazione di persone, rintracciate all’interno del bar, che sono risultate gravate da precedenti per reati considerati di particolare allarme sociale.
Il bilancio 2018 della Postale, che ha inserito 42 siti nella “black list” per pedopornografia
Nel 2018 la Polizia Postale e delle comunicazioni ha bloccato o recuperato in Emilia-Romagna circa 1,5 milioni di euro dopo segnalazioni di aziende colpite da financial cyber crime: sono 430 le transazioni di questo tipo segnalate, in aumento esponenziale rispetto all’anno precedente, quando erano state 61. I numeri sono nel bilancio di fine anno, dove si segnala anche l’attività di prevenzione e monitoraggio sulla pedopornografia online, che ha portato a inserire nella ‘black list’ 42 siti, con un +40% rispetto all’anno precedente.
In crescita i risultati della Postale anche sul fronte della attività investigativa, con sei persone arrestate e 41 denunciate. Un sensibile calo invece si è registrato sul fronte del cyber bullismo: rispetto al 2017, in cui c’erano state 33 denunce, nel 2018 sono scese a due, con una riduzione di oltre il 90%. (fonte Ansa.it)
Elevate 44 multe per un totale di 58mila euro nell’ambito della campagna “Confine illegale”
Quindici quintali di pesce sequestrati e 58mila euro di multe. È il bilancio delle 181 ispezioni e dei 556 controlli effettuati a livello locale dalla Capitaneria di Porto di Ravenna nell’ambito della campagna nazionale “Confine illegale”, dal 27 novembre al 30 dicembre. Sono state controllate le unità da pesca in mare ma anche le fasi di sbarco del pescato e quelle successive di commercializzazione, fino ai ristoranti. Sono 44 in tutto le sanzioni elevate, con due comunicazioni di reato e 22 sequestri, per appunto un totale di 15 quintali di prodotto ittico non tracciato, ossia irregolarmente etichettato e quindi non sicuro per il consumatore.
Sul palco gli americani Anointed Believers, all’insegna del gospel contemporaneo
Sono ancora disponibili biglietti per il concerto del 1° gennaio alle 11.30 al teatro Alighieri di Ravenna, evento gratuito, che vedrà protagonisti gli americani Anointed Believers, all’insegna della musica black e gospel contemporanea.
Si può effettuare la prenotazione e il ritiro entro le 18 di oggi, 31 dicembre, presso l’Ufficio Informazioni Turistiche di Piazza San Francesco 7 (Telefono 0544.482838).
Gli eventuali biglietti rimasti saranno resi disponibili domani mattina, entro le ore 11, presso il foyer del Teatro.
Volley Superlega / Civitanova offre una prestazione di altissimo livello e alla squadra di Graziosi restano poche opportunità per provare a cambiare il corso del match
Giacomo Raffaelli non riesce a superare il muro di Civitanova
La Consar avrebbe voluto coronare con un’impresa degna di essere ricordata un 2018 di grande valore e spessore ma ha sbattuto contro la forza e la potenza della Lube, che ha fatto la voce grossa e dispiegato tutto il suo potenziale, davvero elevato. Guidata in cabina di regia da Bruno, uscito dal Pala De Andrè col premio del Mvp, ed esaltata da un attacco che non ha mai momenti di pausa, che chiude con le sue tre punte di diamante in doppia cifra (14 punti Leal e Juantorena, 13 Sokolov) e con un 63% di positività e appena quattro errori, la formazione marchigiana frena le velleità e i propositi dei ravennati che tentano in tutte le maniere di arginare lo strapotere ospite, senza troppa fortuna, nonostante un buon servizio (sette ace).
Sestetti titolari In campo vanno i sestetti confermati dai due coach. Graziosi si affida alla diagonale Saitta-Rychlicki, al duo Verhees-Russo al centro, a Raffaelli-Poglajen di banda e Goi libero. De Giorgi vara l’assetto tipo con Bruno in regia e Sokolov opposto, Simon e Cester, uno dei due ex di turno al centro, e Juantorena-Leal alla banda, e Balaso libero.
Primo set La Lube mostra di fare subito sul serio: con Leal subito incisivo, prende un vantaggio di tre punti (2-5) e poi lo incrementa arrivando al +6 (7-13) quando Graziosi chiama il time-out e poi prova a cambiare la diagonale mandando in campo Argenta e Di Tommaso, e subito dopo anche Lavia per Raffaelli. Ma la Lube ha un’attenzione feroce e grande concretezza: Sokolov timbra l’ace del +7 (10-17), Juantorena l’attacco del +8 (11-19) e l’ace del +9 (14-23). Rychlicki, rientrato in campo, e Verhees con un ace (il centesimo servizio vincente in regular season per lui) provano a rimandare il verdetto. E’ Leal con due attacchi vincenti a spegnere ogni sogno di rimonta Consar (16-25).
Secondo set Graziosi schiera Rychlicki di banda e Argenta opposto, ma la Lube schiaccia subito il piede sull’acceleratore, piazzando un tremendo break di 7 punti (a 1), con due ace di Simon e uno di Leal, che tramortisce una Consar impotente ma non rassegnata. Dopo il time-out di Graziosi, c’è un tentativo di riscossa dei padroni di casa, siglata da Rychlicki che piazza un attacco vincente e due ace, con cui la Consar si riavvicina a -4 (6-10). Un altro ace di Poglajen, confermato dal videocheck, manda Ravenna a -3 (10-13) e De Giorgi al time-out. La Lube fa un nuovo scatto, soprattutto con i punti di Juantorena, che la Consar non riesce più ad arginare, nonostante un miglioramento in battuta (tre ace) e ricezione (44%).
Terzo set Equilibrio nelle fasi iniziali, poi la Lube tenta due volte la fuga a +3, in entrambi i casi rintuzzata dalla Consar che si affida al servizio con Rychlicki e Poglajen, ma poi scappa a +6, margine che Ravenna col turno al servizio di Rychlicki riduce di tre (da 11-17 a 14-17) e poi di due con un ace di Verhees (16-18). Ma il quarto scatto piega le gambe della Consar, nonostante il time-out di Graziosi sul 20-23 ospite. Juantorena (ace) e un errore di Saitta nel palleggio siglano il 3-0 finale.
Dichiarazioni dopo-gara Gianluca Graziosi (tecnico Consar Ravenna): «La Lube è una squadra che sa giocare a pallavolo, è infarcita di campioni ed era oggettivamente difficile fare meglio, però potevamo magari in alcuni momenti crederci un pò di più, giocare un pò di più con le nostre armi, spingere col servizio, con la difesa visto che siamo una squadra che difende tantissimo. In alcuni momenti ho avuto l’impressione che fossimo rassegnati alla loro forza. Per carità non è una palla in difesa in più che poteva cambiare la partita, ci abbiamo provato al 90% e non al 100%, e comunque non sono queste le partite su cui dobbiamo fare conto per arrivare alla salvezza».
Matteo Cavezzali ha vinto il premio Volponi ed è finito più volte in tv grazie alla sua opera prima sulla parabola di Raul Gardini. Ha debuttato anche l’ex assessore Alberto Cassani mentre sono tornati in libreria Casadio, Cavina e Distefano
È stato un anno di esordi, il 2018, in fatto di libri, tra gli autori ravennati.
In particolare è stato l’anno dell’esordio di un nostro collaboratore, Matteo Cavezzali, che con il suo Icarus dedicato alla figura di Raul Gardini, uscito appunto a 25 anni dalla morte dell’imprenditore ravennate, nel luglio scorso, ha scalato classifiche, conquistato la critica e vinto il premio Volponi ope- ra Prima. Pubblicato per la piccola ma prestigiosa Minimum Fax, Icarus è in breve arrivato alla quarta ristampa ed è stato recensito sulle pagine dei maggiori quotidiani mentre l’autore è più volte comparso in tv a raccontare la parabola di Gardini. Il suo è un libro ibrido, tra pezzi di inchiesta, documenti, verbali, articoli dell’epoca, ma anche inserti di pura fiction che ricostruiscono i pezzi mancanti del puzzle. Tra i personaggi vediamo Idina (scomparsa proprio nel 2018), i figli, gli amici e gli stretti collaboratori. E vediamo anche un Cavezzali bambino sfiorato dalla grandeur della Ravenna di quegli anni.
Altro libro d’esordio pubblicato da un editore di valenza nazionale che si basa su fatti storici e che vede al centro Ravenna è quello dell’ex assessore alla Cultura ed ex coordinatore di Ravenna 2019 Alberto CassaniL’uomo di Mosca. Per Baldini + Castoldi ha dato vita a una sorta di spy story tra Mosca e la città dei mosaici che prende le mosse dal mondo prima del crollo del blocco sovietico, quando ragioni politiche si intrecciavano a quelle economiche, quando un’altra classe dirigente decideva le sorti della città (e non solo) guidata da un’altra etica (non per forza migliore). Una riflessione e insieme un romanzo d’avventura, ma anche, per i ravennati, uno spietato ritratto di certi ambienti cittadini che si vorrebbero esclusivi e che trasudano provincialismo.
Una curiosità, in entrambi i libri è messo in evidenza il ruolo cruciale della massoneria in città.
Tra le conferme invece c’è sicuramente Paolo Casadio che per Piemme pubblica il romanzo, ambientato durante la seconda guerra mondiale nella piccola stazione di Fornello, Il bambino del treno con cui ha vinto alcuni premi letterari. Confermando una raffinata capacità di scrittura, Casadio ci racconta l’orrore che irrompe nella fin troppo quieta serenità di chi ha cercato un luogo fuori dal mondo e dai pericoli per crescere il proprio figlio. Ma la guerra e le leggi razziali e l’olocausto sembrano non lasciare scampo.
E si conferma un autore di successo per una fascia giovanile Antonio Dikele Distefano, ravennate che dopo il successo del libro d’esordio del 2016 prosegue un’assidua produzione per Mondadori: sono del 2018 Non ho mai avuto la mia età e il recentissimo Bozze. Prima e seconda parte.
E un romanzo per ragazzi dai 10 anni è l’ultima fatica del casolano Cristiano Cavina che questa volta inventa una scoppiettante storia tra videogame e romanzo di formazione con il “Club dei cecchini”, un tablet e un mistero da risolvere. In Pepi Mirino e l’invasione dei P.N.G ostili personaggi ben tratteggiati, riflessioni, pudori, sentimenti fanno da contrappunto a una storia divertente, coinvolgente e originale che già sappiamo avrà un sequel.
Infine, è uscito a dicembre finalmente anche in Italia un libro di una ravennate, nostra collaboratrice, già pubblicato in greco e francese: Piccola Gerusalemme scritto da Elettra Stamboulis e illustrato da Angelo Mennillo. Un viaggio attraverso il tempo di Salonicco, della dominazione ottomana, quello della Grecia contemporanea, la Shoah della comunità ebraica di Salonicco che ha svuotato la più popolosa comunità ebraica prima della nascita di Israele, la lunga guerra civile che ha insanguinato il Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale.
“Echoes” di Valeria Ancarani in mostra ad Alfonsine fino al 6 gennaio
Una ravennate alfonsinese a Madrid, che segue le traiettorie dell’arte da tutta la vita, ha compiuto una piccola ma significativa prodezza: riempire un museo, in una nebbiosa serata a orario di cena nel pieno delle giornate precedenti il Natale.
C’erano davvero tante persone di tutte le età all’inaugurazione di Echoes, personale di fotografia di Valeria Ancarani (al Museo della Battaglia del Senio di Alfonsine fino al 6 gennaio 2019), dove al suono del violino la luce si è lentamente accesa svelando, in un allestimento minimale, volti e paesaggi intensi ed evocativi. Il progetto, suddiviso in due parti, indaga introspettivamente la condizione umana riflettendo sull’ambivalenza della solitudine e dell’assenza, e segue i riverberi del ricordo, della memoria, senza lasciare a chi guarda la certezza di trovarsi in un tempo definito.
Valeria, ci racconti come hai scelto i tuoi soggetti: cosa accomuna persone e paesaggi oltre alla tecnica del bianco e nero?
«Non so se la scelta dei soggetti segua un filo logico, posso dire che, di solito, fotografo persone che mi attirano per una gestualità sottile, uno sguardo che parla e allo stesso tempo cela. Non fotografo quello che vedo ma quello che sento. Mi piace il bianco e nero perché si svincola dalla contingenza del reale, perché visivamente può essere forte e delicato». Qual è stato l’impulso che ti ha portato a fotografare e cosa ti trasmette il fare fotografia?
«Come dicevo, non fotografo quello che vedo ma emozioni che provo, che canalizzo e trasformo in un’immagine. Ciò non toglie che la fotografia, così come altre forme di espressione artistica ti permette di vedere le cose con occhio diverso, di soffermarti su particolari che sfuggono ad un occhio distratto. Ho iniziato a 12 o 13 anni con la Minolta analogica di mio fratello. Non ero molto consapevole, cercavo semplicemente, attraverso un’attenzione minuziosa alla composizione, di rendere più bella la realtà intorno a me. Fotografavo quello che suscitava la mia curiosità, non c’era un’idea alle spalle. La concettualizzazione è venuta più tardi. È cambiato l’approccio ma non so se questa può essere considerata un’evoluzione». Se è vero che ogni città è un po’ soggettiva ed esistono tante città quante gli occhi che le osservano, qual è la Madrid delle tue foto?
«Cieli immensi e nubi maestose, così lontane e così vicine che apparentemente le puoi toccare». Invece a cosa rimandano gli echi che definiscono questo lavoro? C’è una sorta di sottotesto nella rappresentazione del silenzio e della natura?
«Sono riflessi del passato, frammenti di memoria, ricordi di istanti che per una ragione o per l’altra riaffiorano. Il silenzio, come la solitudine è una forza cosciente. Il silenzio è introspezione e messaggio, non è mancanza di comunicazione. La natura è mistero. Mi affascina l’aspetto sublime, il rapporto dell’essere umano con la natura, il conflitto fra sensibilità e ragione. Kant diceva “sono sublimi le alte querce e belle le aiuole. La notte è sublime, il giorno è bello».
Dalla riapertura del ristorante “Al Portico” fino all’ergastolo di Cagnoni e alla tragica scomparsa del calciatore Simone Rispoli
Che cosa ha interessato di più i ravennati nel corso di questo 2018 che sta per concludersi? Un punto di vista interessante è senza dubbio quello delle notizie più lette sul nostro sito, spesso non le più rilevanti dell’anno, ma quelle che grazie anche all’effetto trainante dei social sono state più condivise o commentate nel mondo virtuale.
Così l’ergastolo di Cagnoni, annunciato dal nostro sito praticamente in tempo reale, è solo al 22esimo posto di questa speciale classifica, alcune centinaia di visualizzazioni sopra, per esempio, l’addio dello storico gestore alla trattoria Rustichello. E le notizie che riguardano i locali sono sempre tra le più cliccate, tanto che quella del nuovo jazz club aperto (e ora già, momentaneamente, chiuso) in centro a Ravenna è al 15esimo posto e a “battere” Cagnoni è anche la riapertura del Portico, al 21esimo posto.
Risalendo la graduatoria ecco poi gli eventi di Ferragosto (perché cerchiamo sempre di essere attenti anche al tempo libero) e, cambiando decisamente argomento, i controlli antidroga a scuola, con tanto di scia polemica sui social.
Le polemiche che hanno caratterizzato questi dodici mesi, in vista dell’apertura di Classis, per le celebrazioni del settimo centenario della morte del Sommo Poeta o per i nuovi autovelox
Il momento del trasferimento dell’elmo di Negau dal museo di San Pietro in Campiano
Di cosa hanno discusso i ravennati nel corso del 2018? Dentro e fuori il consiglio comunale? Quali vicende hanno più acceso il dibattito?
Scorrendo l’album dei ricordi tra i più originali c’è sicuramente la polemica relativa al trasferimento dell’elmo di Negau dal museo del Territorio di San Pietro in Campiano a Classis, entrambi gestiti dalla fondazione Ravennantica. Il dibattito ha infiammato la primavera: perché spogliare il piccolo museo del forese del suo reperto più prezioso, peraltro di epoca etrusca, per andare ad arricchirne un altro che nemmeno ancora esisteva? E anche, l’altro museo Classis (che ha poi aperto a dicembre) dunque cosa avrà mai da mostrare se deve andare a “depredare” i musei vicini? Raccolta firme, interpellanze a Palazzo Merlato (di Pigna e Ravenna in Comune), proteste degli insegnanti a poco sono valse (se non a strappare la promessa di nuovi infissi per il MdT di Campiano), l’elmo è a Classis. E da Ravennantica sono convinti che questa sede più prestigiosa permetterà anche a molte più persone di poterlo ammirare.
Sempre in tema di antichità, è tornato alla ribalta il tema della carta delle potenzialità archeologiche. Che Ravenna non ha ancora, nonostante l’attenzione all’archeologia in città non manchi, né tra le istituzioni, né tra i cittadini. Perché ancora non c’è, per quanto sia già pronta (pagata dal Comune a uno studio emiliano) e sollecitata pure dalla Soprintendenza, come scrivevamo ad aprile? Dall’Amministrazione arrivano rassicurazioni: la faremo, la faremo. Ma l’assessore all’Urbanistica non nasconde che il timore sia quello di creare nuovi, non necessari, vincoli per i costruttori.
E che in città sulla cultura non si scherzi lo dimostrano anche le polemiche scoppiate a ottobre attorno al progetto Dante 2021 e ad alcune presunte esclusioni eccellenti dal comitato che dovrà coordinare e organizzare le celebrazioni. Come hanno osato lasciar fuori personalità del calibro di Ivan Simonini, Walter Della Monica, Alfio Longo e Franco Gabici? Tuonano le opposizioni, in particolare Alvaro Ancisi, ma non solo. E c’è anche chi (la Pigna) lamenta una presunta sottorappresentazione della città che accoglie le spoglie del Sommo nel comitato nazionale. Il problema vero, al momento, è che sembra che siano molto sottorappresentati i fondi… Mentre i progetti annunciati appaiono interessanti soprattutto per il futuro della zona di piazza Caduti. Chissà se bisognerà aspettare l’album del 2021 per capirci qualcosa di più.
E ancora legate al mondo della cultura sono le preoccupazioni e le sollecitazioni arrivate al giornale sull’annoso tema dell’Accademia di Belle Arti che quest’anno vedeva scadere la convenzione con Bologna e in perenne attesa di una statizzazione che non arriva. Senza contare il tema della sede. Anche qui, c’è da scommettere che difficilmente sarà il 2019 a mettere la parola fine alle polemiche (incluse quelle sull’alto numero di docenti precari e non di ruolo).
Sono troppi? Troppo pochi? Servono solo a far cassa? O servono davvero per la nostra sicurezza? Gli autovelox sulle strade del Ravennate proliferano come ortiche nei fossi (a novembre ne sono stati annunciati altri 22, oltre ai 15 già installati nel corso del 2018) e le multe fioccano abbondanti. Ci sono quelli fissi che non perdonano (come sulla Standiana e a Fosso Ghiaia) e ci sono le scatole disseminate per la città che possono o meno ospitare il perfido apparecchio. Il punto è che lo si scopre sempre e solo dopo.
Chi progetta il nuovo faraonico palazzetto dello sport da 15 milioni di euro per una capienza fino a 6 mila posti per cui si immagina l’inizio lavori nel 2019? Gli uffici comunali, internamente. Una bella occasione persa, secondo ventuno architetti che ad aprile firmavano una missiva contestando la scelta, che lascia perplessi perfino alcuni alleati di governo come Ixc. E dubbi vengono sollevati anche per il bando per gli stradelli retrodunali del mare. La pace tra professionisti e Amministrazione potrebbe farsi con il bando per lo scavalco della stazione che dovrebbe vedere la luce entro i primi mesi del 2019, come ci racconta il sindaco nell’intervista sull’ultimo numero del nostro giornale.
Non mancano, infine, due grandi classici che potrebbero forse comparire in ogni album politico dell’anno, ogni anno. Fascismo vs antifascismo. A maggio è il comitato antifascista voluto (anche) dal sindaco De Pascale a sollevare critiche al suono di «le priorità sono ben altre». Si passa poi per una disfida a suon di fantocci e azioni dimostrative con bombolette spray a fine estate tra Forza Nuova e antifascisti dove, a onor del vero, sembrano effettivamente i secondi ad avere più grane con la giustizia. Intanto in consiglio comunale si dibatte dalla fine dell’anno precedente di come e se eliminare Benito Mussolini dall’albo dei cittadini onorari di Ravenna e di una misura che impone a chi chiede l’uso delle sale comunali di dichiararsi, in pratica, antifascisti, misura che viene finalmente votata (ma non certo all’unanimità) ai primi di dicembre. Chissà dunque se Roberto Fiore di Forza Nuova potrà di nuovo perorare la propria causa nella sala comunale di via Aquileia, come successo a febbraio 2018, con tanto di contestazioni fuori. E mentre il Comune investe in un tentativo di celebrazioni un po’ meno paludato con tanto di spettacoli teatrali, Alberto Ancarani presenta in Comune il nuovo libro del contestato Gianfranco Stella sui presunti crimini commessi dai partigiani. La sensazione è che non sia finita qui, che ci saranno nuove puntate, ma che davvero i protagonisti saranno sempre più o meno gli stessi.
Altro grande classico: residenti vs locali rumorosi o presunti tali. Dopo quelli di Porto Fuori che hanno ottenuto un’ordinanza ad hoc per il Kojak, a ottobre, il tema torna alla ribalta quando il circolo Abajur di via Ghibuzza annuncia di fatto la chiusura, a fine novembre. Troppe lamentele di alcuni vicini e una multa per eccesso di decibel. Molti in città esprimono solidarietà al circolo impegnato anche in tante attività culturali. Intanto, sull’onda forse dell’Abajur, anche i residenti attorno alla sala Strocchi di via Maggiore, a dicembre, pensano bene di raccogliere firme «preventive» per il rumore che temono potrà fare una festa organizzata di lì a breve. E addirittura il nuovo coordinatore di Forza Italia Nicola Tritto si scaglia contro la storica Enoteca Bastioni, in borgo San Rocco. Ma, sembra, più spinto dall’esasperazione dell’anziana madre che abita da quelle parti che in rappresentanza di un nutrito gruppo di cittadini. Il gestore ci assicura infatti di non aver mai avuto problemi e di essere sempre stato pienamente in regola.
Menzione d’onore tra le polemiche a Ravenna nel 2018 va alla Casa delle Donne che quest’anno ha sollevato più di un tema degno di nota. A maggio sono tra le prime, insieme ad alcune forze di sinistra, a chiedere la rimozione di alcuni manifesti delle associazioni “pro vita” che riprendono l’immagine scioccante di un feto, ma la rimozione non sarà in effetti possibile. A Ravenna, rispetto per esempio a Roma, quella stessa immagine era accompagnata da frasi di tenore meno esplicito e violento. Era invece ottobre quando da via Maggiore arriva una lettera che esprime condanna per la scelta del Comune di organizzare una rievocazione storica militare con la Legio Italica tra Classe e il Mar. Ma di certo l’operazione che ha raccolto più consensi e che ha visto in prima linea proprio alcune delle associazioni femministe che operano dentro la Casa delle Donne è la petizione e la manifestazione silenziosa organizzate per protestare contro il trasferimento a Ravenna di Matteo Cagnoni, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della moglie, concesso su richiesta del carcerato.