Calcio C / Domani, domenica 7 ottobre (ore 18.30), i giallorossi affrontano in trasferta l’imbattuta formazione marchigiana, ancora senza reti incassate. Foschi: «Una vittoria non vuol dire nulla, dobbiamo dare continuità»
Il centrocampista giallorosso Youssef Maleh
La strada per Fermo è ben nota ai giallorossi che negli ultimi tre anni hanno giocato più volte al “Recchioni”, a partire dalla bella esperienza della poule scudetto di Serie D nell’anno della promozione, fino alla scorsa stagione conclusasi a reti involate, ma con il Ravenna padrone del campo. Quasi dieci mesi dopo la squadra bizantina è chiamata domani, domenica 7 ottobre (ore 18.30, arbitro Alberto Santoro di Messina), a proseguire nel suo cammino di crescita sul campo insidioso di una Fermana che ha sfruttato proprio la vittoria della formazione di Foschi contro il Monza per conquistare la vetta della classifica. I marchigiani in questo inizio di campionato sono stati molto cinici e concreti, conquistando ben tre vittorie in quattro gare, senza mai subire reti.
Al terzo anno sulla panchina fermana, Flavio Destro può contare su una rosa che ha visto numerose conferme rispetto alla scorsa stagione, partendo da capitan Comotto, fino ad arrivare a Lupoli, e alcuni innesti di valore come il centrale Scrosta o il centrocampista Giandonato, ex compagno di squadra di Bresciani con cui ha vinto il campionato lo scorso anno a Livorno.
Il tecnico Luciano Foschi dal canto suo sa che il Ravenna dovrà affrontare la partita con la massima attenzione possibile: «Domenica siamo stati bravi ad abbinare alla prestazione il risultato, ma una gara non vuol dire nulla, dobbiamo dare continuità. Ogni partita deve essere stimolante, andiamo a giocare su un campo difficile, con una squadra che non è prima in classifica per caso, i punti fatti sono stati tutti meritati. Mi aspetto un match molto combattuto, contro una squadra che corre molto. Forse non sarà una sfida bellissima, dobbiamo essere in grado di vincere più contrasti possibile e portare l’incontro dalla nostra parte».
Classifica: Fermana e Pordenone 10 punti; Monza 9; Triestina e Sudtirol 7; Vicenza e Imolese 6; Rimini* e Pesaro 5; Renate, Giana Erminio e Ravenna 4; *, Gubbio, Teramo, AlbinoLeffe e Virtus Verona 3; Fano* e Sambenedettese 2; Ternana*** e FeralpiSalò* 1 (* una gara in meno).
Arci e altre associazioni in piazza: «Il suo è un modello di integrazione, la colpa è quella di aver accolto troppo?»
È andato in scena stamattina (sabato 6 ottobre) in centro a Ravenna (piazzetta Gandhi) un sit-in di solidarietà al sindaco di Riace Domenico “Mimmo” Lucano, arrestato nei giorni scorsi con l’accusa, tra l’altro, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
A organizzare la manifestazione l’Arci di Ravenna in collaborazione con Anpi, Art. 21, Cgil, Libera, Uisp, Rete della Conoscenza, Udu, Rete degli Studenti Medi, Art.1-Mdp, Associazione Ditutticolori, Circolo Dock 61, Possibile, Sinistra Italiana e Sinistra per Ravenna.
«Il modello Riace – si legge sul volantino della manifestazine – è semplicemente la straordinaria dimostrazione che si può costruire un efficace sistema di accoglienza diffusa, che l’integrazione rappresenta una importante occasione di sviluppo per il territorio, che costruire una società inclusiva e accogliente è un vantaggio per tutti. Un’utopia contro la quale negli ultimi mesi aveva fatto già balenare le sue accuse il Ministro dell’Interno: la colpa di Riace sarebbe quella di aver accolto troppo, anche oltre le decisioni delle commissioni prefettizie».
Gli organizzatori continuano assicurando di voler rispettare le inchieste della magistratura, «ma questa ordinanza nei fatti blocca l’esperienza più significativa che dimostra come integrazione e accoglienza siano la chiave di volta per risollevare l’intero Paese. Esprimiamo solidarietà al sindaco Mimmo Lucano e ci mobiliteremo per confermare tutta la nostra vicinanza alla comunità di Riace».
A gestirlo saranno i titolari del Riesling e ci sarà spazio anche per pesce e crudità. L’apertura l’8 ottobre al posto della Sghisa, in viale delle Nazioni
Il ristorante durante i lavori di allestimento
Apre lunedì, 8 ottobre, già a partire dall’aperitivo delle 18, un nuovo ristorante a Marina di Ravenna. Una novità attesa da molti perché si tratta di un “messicano”, di cui al momento in zona non c’è quasi traccia, fatta eccezione per il piccolo ma frequentatissimo Mr. Mex in piazza Baracca, a Ravenna. In particolare a caratterizzare il menù del nuovo locale sarà la cucina della Baja California, dove trova spazio più pesce rispetto ai piatti tex-mex o della tradizione di Città del Messico a cui in Italia siamo maggiormente abituati. E ci saranno anche piatti di pesce e crudità al di fuori della cultura messicana, caratterizzati in generale (anche se naturalmente non tutti) dal “piccante”, così come recita il nome del nuovo ristorante “Mexico – Cucina picante”.
A garantire, un marchio ormai molto apprezzato dagli amanti della cucina di pesce della zona, quello del Riesling, sempre a Marina di Ravenna. Saranno infatti sempre Roberto Perini e Alessandra Elia del Riesling a gestire il locale (una cinquantina i coperti), che apre su viale delle Nazioni (al civico 420, zona Rivaverde) al posto dell’osteria Sghisa Marina e dove ancor prima erano attivi la trattoria toscana Antica Maremma e il ristorante di pesce Salemare. «È uno dei locali più belli del paese e ci è sempre piaciuto tanto – ci dice al telefono Roberto Perini, noto in particolare per essere stato il titolare dello storico Ghinea –. Marina di Ravenna purtroppo è in calo, c’è poca gente, e bisogna darle un po’ di sprint, diciamo così, con iniziative alternative, diverse dal solito».
Ecco quindi un ristorante messicano di qualità, che al momento (in attesa perlomeno della prossima estate) resterà aperto quattro sere a settimana, ancora da individuare precisamente, sicuramente il sabato, la domenica e il lunedì. Info allo 0544 531373 o al 350 5199974,
Lunedì in Regione un incontro con il Presidente Bonaccini per trovare una soluzione dopo la protesta anche delle associazioni di categoria
Tra i primi fattori dell’inquinamento dell’aria c’è il traffico veicolare
Anche i sindaci di Ravenna Michele de Pascale e di Lugo Davide Ranalli si uniscono ai sindaci dell’area bolognese (Castenaso, Granarolo e San Lazzaro) che vorrebbero derogare al piano per la qualità dell’aria lasciando circolare anche i diesel Euro4, quest’anno invece come noto per la prima volta banditi. E così il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha deciso di convocare un incontro lunedì mattina in Regione per fare il punto e trovare una mediazione che dia un’applicazione omogenea al provvedimento.
Una richiesta, quella di permettere la circolazione dei diesel Euro4 che arriva anche da un po’ tutte le associazioni economiche di categoria con anche il presidente di Confcommercio Ravenna, Paolo Caroli, che in mattinata ha dichiarato: «Lo stop ai diesel euro 4 crea danni alle attività economiche. Lo stiamo già vedendo. In un momento così particolare, dove ancora la ripresa stenta a decollare, il provvedimento della Regione Emilia-Romagna non aiuta, anzi ostacola, la ripresa ancora fragile».
Secondo il Wwf, invece, sono al contrario «irresponsabili» i sindaci contrari alla limitazione del diesel. «Non si possono più ignorare alcuni dati – scrive Enrico Ottolini, delegato regionale del Wwf –: la Pianura Padana è l’area più inquinata d’Italia, che conta 91mila decessi prematuri all’anno causati dall’inquinamento atmosferico; nel 2017 più della metà delle stazioni di controllo in Emilia-Romagna hanno registrato sforamenti oltre i 35 giorni l’anno ed è noto che il traffico insieme alla combustione di legna è la principale fonte inquinante. Da non dimenticare che l’Italia è uno dei Paesi con il più alto tasso di motorizzazione al mondo: una situazione non sostenibile e comunque da cambiare. Non prendere provvedimenti è del tutto irresponsabile. Il fatto che i diesel non siano l’unica fonte inquinante è un motivo per aggiungere provvedimenti e non per togliere i pochi sui quali si è riusciti a prendere una decisione, dopo anni di colpevole immobilismo. Se è comprensibile che qualche automobilista protesti in difesa delle proprie abitudini, non è accettabile che un sindaco, autorità sanitaria locale, si adoperi per boicottare una delle poche misure efficaci per difendere la qualità dell’aria. Sarebbe come difendere l’abitudine di passare su un ponte, quando questo sta per crollare.
Il Wwf invita quindi i sindaci ed i consiglieri regionali ad applicare e sostenere in modo serio e rigoroso tutte le misure anti inquinamento, senza arretramenti, ma al contrario estendo le misure ad altri settori e fonti inquinanti».
L’ex schiacciatrice ricorda il successo del 2002. «Non esistevano i social network, telefonavamo tutti i giorni a casa. E tra gioia ed emozioni ricordo anche la birra per fare pipì per l’antidoping…»
Simona Rinieri, al centro, esulta per la vittoria del Mondiale del 2002
L’Italia ha in questi giorni chiuso al primo posto il girone di qualificazione del Mondiale di volley femminile in corso in Giappone fino al 21 di ottobre. L’ultimo oro iridato femminile è datato 2002 con il ravennate Bonitta in panchina e soprattutto in campo Simona Rinieri, ultima bizantina a salire sul gradino più alto del podio. «Di quel mondiale – attacca la ex schiacciatrice – ho tantissimi ricordi e mi viene ancora la pelle d’oca, ma è una vittoria difficile da raccontare. Fa effetto ripensarci, anche perché ancora non esistevano i social network. Noi telefonavamo tutti i giorni a casa, ogni giorno sempre più cariche. È stato il momento clou della mia carriera». Un aneddoto? «Feci l’antidoping sia dopo la semifinale, sia dopo la finale. E giù di birra per fare pipì. Già c’erano la grande gioia e l’emozione che offuscavano la mente…». Tra l’altro non eravate favorite…
«Infatti. Venivamo da un periodo di costruzione, dall’escalation di un gruppo di ragazze cresciute assieme nel Club Italia, all’inizio di base proprio a Ravenna. Fu il suggello del lavoro e del sudore di quegli anni». Quando avete capito di potercela fare?
«Di sicuro la vittoria con la Cina, in semifinale, è stata la gara della svolta. Già in precedenza, però, nella fase a gironi, ci fu un segnale. Rischiavamo in modo serio di uscire subito di scena, ma una serie di risultati ci fece restare in corsa. Guardavamo la gara decisiva in televisione, poi la tensione era troppo alta e decidemmo di spegnerla. Infine arrivò la bella notizia ed esultammo. In quel momento c’è stata l’unione del gruppo e da lì in poi avremmo “spaccato”». Come appunto nella semifinale con la Cina, la grande favorita…
«Eravamo in trance agonistica. Mi ricordo uno scambio lunghissimo nel terzo set, con la palla che non andava a terra. Lo decisi io piegando il muro avversario: fu una grande spinta per noi, una mazzata per le cinesi. Poi chiudemmo il match al quarto set senza problemi. Anche Marco (Bonitta, ndr) disse che quel punto si rivelò fondamentale». Cosa pensa della nazionale femminile attuale? Dove può arrivare al mondiale? (L’INTERVISTA RISALE A PRIMA DELL’INIZIO DEL MONDIALE)
«Si tratta di una squadra in fase di costruzione. Mazzanti ha scelto la strada del rinnovamento, affiancando a giovani già affidabili delle ragazze ancora più in tenera età, ma dal grande potenziale. In una competizione come questa ci vuole il giusto mix di spregiudicatezza tipico delle giovani e di solidità e tranquillità delle più esperte. Secondo me, se riescono a gestire al meglio la pressione, possono andare molto avanti». Al momento nel giro della Nazionale ci sono due ravennati: Serena Ortolani (in campo anche ai Mondiali) e Laura Melandri (sostituita all’ultimo). Cosa ne pensa? «Serena la conosco da tanti anni: ha raggiunto la maturità sportiva, è costante nel rendimento, sarà di grande utilità nel momento del bisogno. Darà di sicuro il suo contributo. Laura non ricordo se l’ho mai incrociata in campo. È una centrale poco appariscente, ma di grande affidamento, che arriva sempre al traguardo. Una ragazza umile, che si guadagna sul campo quello che merita». Le manca la pallavolo?
«Ho terminato la mia carriera tre anni fa, in Russia, a San Pietroburgo. Ho girato tantissimo, ho giocato anche in Francia e in Polonia, e in nazionale ho conosciuto quasi tutti gli aeroporti del mondo… La gioia più grande, oltre ovviamente al Mondiale, è stata la vittoria della Champions League a Bergamo». Di cosa si occupa adesso?
«Sto frequentando un corso di management sportivo del Coni, denominato “La nuova stagione”, assieme a numerosi ex atleti come me. In più collaboro con un brand nutrizionale (la Herbalife, ndr), aiutando le persone a tornare in forma. A Ravenna, infine, sto per cominciare una collaborazione anche con la Power Beach di Monduzzi, alla Darsena Pop Up, occupandomi sempre di benessere fisico». Niente più volley, quindi?
«In realtà ho preso il tesserino di terzo grado per allenare e mi piacerebbe lavorare sulle giovani. Dall’altra parte, però, ho vissuto in palestra per più di 25 anni, non penso di avere lo stimolo di tornarci con regolarità. Al momento mi piace fare altre cose». Seguirà però le partite della Conad, in A2 femminile? «Sì, certo, anche perché conosco bene sia Simona (Gioli, ndr), sia Lucia (Bacchi, ndr). Sono due colonne portanti di una squadra che penso possa fare bene. Ravenna inoltre è una piazza che ha fame di palcoscenici importanti e sarebbe bello riportare l’entusiasmo di un tempo».
Ritorna da domenica 7 ottobre a Lugo la rassegna “Mondovisioni”, con i documentari che la rivista Internazionale propone al Festival di giornalismo di Ferrara (5-7 ottobre). Le proiezioni si terranno nella sala Codazzi della biblioteca “Fabrizio Trisi” , in piazza Trisi 19. Per il Comune di Lugo si tratta del settimo anno consecutivo di collaborazione con “Internazionale a Ferrara”.
I documentari presentati sono stati selezionati tra i partecipanti ai maggiori festival mondiali (Tribeca, San Sebastian, Sundance Film Festival), su temi di attualità, diritti umani e libertà di informazione. Tutte le proiezioni inizieranno alle 21, eccetto il primo incontro che sarà alle 20.
Si parte domenica 7 ottobre con la proiezione di El país roto di Melissa Silva Franco (Spagna/Venezuela, 2018, 69’). Il primo aprile 2017 il Venezuela si è svegliato senza più membri del parlamento e un governo con poteri rafforzati. Da allora le strade del Paese sono diventate teatro di repressione e violenze e scarseggiano farmaci e alimentari. La proiezione sarà preceduta da una introduzione a cura di Giorgio Tinelli; nato nelle Marche nel 1965, si trasferisce a Bologna dove nel 1993 si laurea in Scienze politiche all’Alma Mater Studiorum. Nel 1998 consegue un dottorato di ricerca in “America Latina Contemporanea” presso l’Instituto Universitario de Ortega y Gasset di Madrid. Attualmente è docente presso l’Università di Bologna e la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Politologo ed esperto dell’America Latina, ha pubblicato numerosi articoli e saggi di storia politica e società sul Centro America. Sarà presente l’assessora alla Cultura Comune di Lugo, Anna Giulia Gallegati.
Secondo appuntamento martedì 9 ottobre con Eurotrump di Stephen Morse e Nicholas Hampson (Regno Unito/Stati Uniti/Germania/Paesi Bassi, 2017, 91’); la destra è in ascesa in Europa grazie a un uomo, l’imperscrutabile populista olandese Geert Wilders. Quando nelle decisive elezioni del 2017 Wilders si fermò al secondo posto i media parlarono di “sconfitta del populismo”; al contrario, è più forte che mai.
Protagonista la guerra in Siria nella proiezione di Under the wire di Chris Martin (Regno Unito, 2018, 99’), in programma martedì 16 ottobre. Il 13 febbraio 2012 due giornalisti entrarono nella Siria devastata dalla guerra: la corrispondente di guerra del Sunday Times, Marie Colvin e il fotoreporter Paul Conroy. Il loro obiettivo era documentare la tragedia dei civili intrappolati nella città di Homs.
Martedì 23 ottobre sarà proiettato What is democracy? di Astra Taylor (Canada, 2018, 107′). In una fase di crisi politica e sociale, il film riflette su una parola che troppo spesso diamo per scontata: democrazia. L’originale e ambizioso viaggio della regista attraversa i secoli e i continenti, legando passato e presente, personale e politico.
Martedì 30 ottobre sarà il turno di Kinshasa Makambo di Dieudo Hamadi (Rep. Dem. Congo, Francia, Svizzera, Germania, Norvegia, 2018, 75′). Christian, Ben e Jean-Marie stanno lottando per il cambio di potere e libere elezioni nel loro paese, la Repubblica Democratica del Congo, ma il presidente in carica Joseph Kabila rifiuta di cedere il controllo del regime.
Martedì 6 novembre ultimo appuntamento con Alt-Right: Age of Rage di Adam Bhala Lough (Stati Uniti, 2018, 105’). Il rabbioso movimento “Alt right”, venuto alla ribalta con l’elezione di Donald Trump, si distingue per le posizioni suprematiste e la sfiducia nei media e nel potere. Un’allarmante istantanea dello scontro politico e culturale che sta scuotendo gli Stati Uniti.
Tutte le proiezioni sono in lingua originale con sottotitoli in italiano. L’ingresso è libero e gratuito.
Il direttore Tarantino: «Rischiamo di scontare il periodo diverso rispetto al passato, ma è stata una scelta strategica per rendere la città più attrattiva nei mesi invernali». “War is over?” è costata 700mila euro. «Appena 24mila alla co-curatrice e al suo staff»
Il direttore Tarantino, al centro, durante l’allestimento della mostra
Ha inaugurato al Mar il 5 ottobre (vedi gallery qui sotto) la mostra “War is over?” e si presenta oltre che come un evento culturale importante per Ravenna, anche come un banco di prova del nuovo corso del museo di via di Roma.
Il Mar, è noto, è sempre stato oggetto di polemiche infuocate in città, sia durante la lunga direzione artistica di Claudio Spadoni, sia dopo. Se si eccettua l’importante mostra sulla scultura in mosaico inserita nell’ambito della biennale lo scorso anno, è dalla primavera del 2016 che il museo civico ravennate non ospita una grande mostra, dove per grande mostra si intende un’esposizione con un budget importante che abbia anche l’obiettivo dichiarato di portare in città visitatori che altrimenti non sarebbero venuti o prolungare la permanenza di coloro che già ci sono. In questi due anni a Claudio Spadoni, critico d’arte di fama nazionale, non è stato rinnovato l’incarico nemmeno di curatore (come era accaduto dopo il suo pensionamento) e la direzione del museo è andata a Maurizio Tarantino, che ha vinto il bando che per la prima volta univa in una sola figura direttore della Classense, direzione del Mar e dirigenza di tutto il comparto cultura. E Tarantino fin dall’inizio ha spiegato di voler dare, d’accordo con l’amministrazione eletta proprio nel 2016, un’organizzazione diversa al museo: una grande mostra ogni due anni, da alternare con la Biennale del mosaico che è stata intanto potenziata, da affidare di volta in volta a curatori diversi. Eppure di questa prima mostra del nuovo corso è lui stesso co-curatore con la storica dell’arte Angela Tecce.
Direttore, ma, con una metafora cinematografica, non aveva detto di voler far il “produttore” che sceglie di volta in volta il regista? «È così e lo confermo, in questo caso la partecipazione mi è stata chiesta da Angela un po’ perché l’idea della mostra è mia, un po’ perché la mostra intreccia anche letteratura e filosofia, ed è di questa parte che mi sono occupato personalmente». Ma sarà un tratto anche futuro delle mostre al Mar? Rispetto a quelle con un approccio più prettamente storico-artistico a cui eravamo abituati?
«No, ogni mostra sarà a sé, avrà un curatore diverso e anzi immagino che quella del 2020 potrà avere un’impostazione appunto più di questo tipo». Così non si rischia di perdere l’identità del museo? Qual è il vantaggio di questo tipo di approccio secondo lei? «L’identità del museo è data dalla sua collezione permanente e una delle idee alla base di questa mostra e che lo sarà anche delle prossime è proprio quella della valorizzazione dell’esistente, a partire dal Guidarello che è sicuramente il pezzo più noto. Il fatto di volta in volta di rivolgersi a curatori diversi invece può avere l’effetto di aprire il museo a esperienze diverse, di far crescere le persone che ci lavorano dentro e anche, inevitabilmente, di ampliare il numero di collaborazioni con altri prestatori, non perché qualcuno sia più bravo di altri, ma semplicemente perché ognuno, nella propria carriera, ha sviluppato rapporti privilegiati con alcune realtà rispetto ad altre. È del tutto naturale». Avete però ricevuto tanti dinieghi, come ha fatto emergere l’opposizione.
«Noi abbiamo fatto richieste a tappeto, sapendo di poter contare su alcuni rapporti già consolidati. Quello che posso dire è che ci sono opere prestate da musei che prima non avevamo mai collaborato con il Mar. E che saranno esposti più di 40 artisti mai arrivati prima in città». Qualcuna di queste sessanta opere resterà al Mar? In dono o grazie a un acquisto? Anche su questo, dopo la biennale di mosaico, ci sono state polemiche per l’acquisto di un’opera. «Stiamo valutando. Naturalmente ci piacerebbe che almeno un’opera, magari di un giovane artista, rimanesse. Dopo la biennale di mosaico, su consiglio del curatore della mostra, abbiamo deciso di acquistare un artista contemporaneo importante (Leonardo Pivi, ndr) che mancava alla collezione di Ravenna. Non è stato disposto a donarcela e abbiamo avviato una trattativa per cui siamo riusciti ad avere l’opera a un prezzo naturalmente molto inferiore di quello di mercato. Credo che per il Museo sia stato tanto di guadagnato». L’ultima “grande mostra” curata da Spadoni fece 28.500 presenze, in primavera. A Forlì si superano le 100mila. Qual è il vostro obiettivo? «Il fatto di spostare la mostra in autunno naturalmente potrebbe penalizzarci, perché le presenze in città in questi mesi sono più basse che in primavera e mancano quasi del tutto le gite scolastiche da fuori provincia. Ma lo scopo era anche quello di offrire una ragione in più per venire a Ravenna durante le feste e nei mesi meno turisticamente appetibili. Il rapporto con Forlì non si pone neppure, considerando le differenze di budget (a Forlì si parla di circa due milioni di euro, ndr) e di offerta turistica complessiva della città. Malgrado la stagione poco favorevole contiamo di raggiungere progressivamente i risultati conseguiti in passato». Quanto avete speso? Sono arrivati fondi da sponsor nuovi? «La spesa complessiva si aggira intorno ai 700mila euro, 200mila dei quali in comunicazione, promozione ed eventi collaterali. La curatela, comprensiva dei rimborsi spese, è costata 24mila euro, 12mila ad Angela Tecce e 12mila alle sue tre collaboratrici. Tengo a precisare questo dato, anche a titolo di ringraziamento nei confronti di una curatrice che ha messo a disposizione del museo tanto lavoro, competenza e relazioni, per un compenso di gran lunga inferiore a quello offerto da altre istituzioni e dallo stesso Mar in anni passati. Anche sul fronte delle sponsorizzazioni registriamo significative novità. Di contro al venir meno del contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio, confermiamo lo sponsor della Fondazione del Monte e di Marcegaglia, ma soprattutto introduciamo nuove e interessanti partnership con diversi soggetti della città». C’è chi ha detto che state cercando un nuovo direttore per il museo.
«Una falsità. Stiamo semplicemente cercando una figura operativa, come già ce ne sono ben due in biblioteca e, al momento, nessuna al Mar. La direzione resterà mia, nelle modalità che ho detto. Una direzione non artistica, se non per la parziale eccezione di questa mostra».
Arrestato un 45enne a Pinarella per maltrattamenti in famiglia
I carabinieri hanno arrestato un 45enne di Pinarella colpevole di aver picchiato la madre 68enne. L’uomo, un cervese già noto per alcuni precedenti simili alle forze dell’ordine, dovrà rispondere di “maltrattamenti in famiglia”.
L’arresto è avvenuto in flagranza nella notte tra giovedì e venerdì in seguito a una segnalazione per urla e rumori provenienti da una casa di Pinarella. L’uomo, ubriaco, secondo i carabinieri aveva appena aggredito verbalmente e fisicamente la madre in seguito a una lite per futili motivi.
L’anziana è stata portata all’ospedale di Ravenna dove è stata medicata, riportando contusioni multiple guaribili in 10 giorni. L’uomo è finito invece in carcere.
Domenica 7 ottobre torna a Lugo la Festa del Cavallino Rampante. L’iniziativa, promossa dal Comune, in collaborazione con la Scuderia Ferrari Club “Francesco Baracca”, è giunta alla 19esima edizione e si svolge nell’anno delle celebrazioni del centenario della morte dell’asso degli assi dell’aeronautica.
Le iniziative iniziano alle 8.30 in piazza dei Martiri, dove fino alle 10.30 è previsto l’arrivo delle rosse per la registrazione, accoglienza e colazione. Sarà inoltre possibile visitare il museo “Francesco Baracca”, situato in via Baracca 65, a pochi passi dalla piazza. Alle 10.30 ci sarà il trasferimento a Ravenna per la visita alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe, mentre alle 12 si partirà verso le strade dove negli anni Venti si disputava la corsa automobilistica “Circuito del Savio” nella sua versione breve (14 km) e, a seguire, pranzo al ristorante “Molinetto” di Punta Marina.
Il ritorno a Lugo è previsto per le 17 con la consegna dei ricordi celebrativi a tutti i partecipanti e con il conferimento del Premio “Francesco Baracca 2018” al professor Alberto Bucchi con la seguente motivazione: “per avere saputo coniugare al meglio una carriera straordinaria come docente universitario (professore ordinario di “Costruzione di Strade, Ferrovie ed Aeroporti” presso l’Università di Bologna dal 1980 al 2006) e tra i massimi esperti in campo nazionale di ingegneria civile, con un’inesauribile passione per la città di Lugo, che gli ha dato i natali, la sua storia e le sue tradizioni”. Al termine ci sarà un brindisi celebrativo della Festa del Cavallino Rampante con una torta realizzata per l’occasione.
L’Amministrazione comunale promuove questo evento dal 2000 per celebrare il simbolo che lega la città di Lugo alle mitiche autovetture Ferrari. Nel 1923 la famiglia Baracca incontrò Enzo Ferrari, al quale donò il cavallino, stemma personale di Francesco Baracca, dipinto sulla carlinga del suo Spad. La stretta collaborazione tra Amministrazione comunale e Scuderia Ferrari Club di Lugo, l’unica che può fregiarsi del nome di Francesco Baracca, ha contribuito a creare negli anni un’iniziativa coinvolgente per i partecipanti al meeting Ferrari e per tutta la cittadinanza.
Un evento di caratura internazionale a Lugo, grazie alla Pro Loco, nel fine settimana del 6 e 7 ottobre. Alla sala del Carmine di via Garibaldi 16 va in scena infatti la quarta edizione del “The Optical Theatre Film Festival”, la rassegna di cinema “horror, fantasy e bizzarro” organizzata dall’associazione culturale Dark Circle, in collaborazione con il DarkVeins Horror Film Festival. Quindici i film (tra corto e lungometraggi) in concorso, scelti dopo una serie di selezioni, sei dagli Stati Uniti, quattro dalla Spagna e uno a testa da Australia, Canada, Cina, Francia e Svezia.
Particolarmente qualificata la giuria internazionale composta da Lynn Lowry, attrice statunitense diventata icona horror (“La città verrà distrutta all’alba”, “Shivers – Il demone sotto la pelle”); Antonio Tentori, storico sceneggiatore italiano per Dario Argento, Lucio Fulci, Bruno Mattei, Sergio Stivaletti e Aristide Massaccesi; Stephen Biro, fondatore della Unearthed Films e ideatore della saga “American Guinea Pig”; Poison Rouge, regista di “American Guinea Pig: Sacrifice”.
Sono previsti premi per il miglior regista, la miglior sceneggiatura, il miglior attore e attrice, i migliori effetti speciali, la miglior colonna sonora, la miglior sceneggiatura e la miglior fotografia.
A inizio novembre con ospiti anche da Cuba e Messico
Torna a Casola Valsenio (dall’1 al 4 novembre) il raduno internazionale di speleologia organizzato dall’Associazione Speleopolis, che ogni anno riunisce nella cittadina romagnola migliaia di esperti e appassionati del mondo ipogeo. I partecipanti animeranno tutti i momenti della manifestazione sviluppati a partire dal titolo scelto per il raduno 2018, “Nuvole”: perché i protagonisti ogni anno si incrociano e si disperdono, partecipando a un festival collaborativo e innovativo. Sono diversi gli ospiti internazionali attesi in questa edizione che racconteranno la propria esperienza, dal soccorso speleologico internazionale ai rappresentanti delle associazioni speleologiche cubana, messicana, albanese. Saranno presenti la Federazione Speleologica Europea e l’Unione Internazionale di Speleologia.
Un carattere internazionale, quello del raduno, confermato fortemente anche per il 2018: a partire da alcuni importanti incontri organizzati da Ecra, European Cave Rescue Association, organizzazione di gruppi di salvataggio nelle grotte nata in Francia nel 2012.
Alti ospiti internazionali sono in arrivo da Cuba. Gli speleologi cubani Esteban Grau, responsabile del Progetto Bellaram (un sistema di cartografia tridimensionale), e Miguel Boligan, della Scuola Nazionale di Speleologia cubana, presenteranno progetti e proposte per collaborazioni future tra speleologi cubani e italiani.
Il continente americano sarà inoltre rappresentato dal Messico con la presenza di Carlos Lascano, socio La Venta e uno dei principali esploratori e divulgatori messicani che presenterà il libro “Las Cuevas de La Sierra Gorda”. Si parlerà delle grotte come case e come luoghi di comunicazione: dalle civiltà rupestri dai canyon del Chihuahua alle grotte dipinte della Baja California. Lascano farà poi il punto sulle grandi esplorazioni speleologiche messicane sopra e sott’acqua e racconterà lo straordinario mondo dei cristalli di Naica, con un excursus che andrà dal primo ingresso alle prospettive future.
Un’altra collaborazione internazionale porterà a ricostruire la storia delle esplorazioni in Albania, con un incontro a cui parteciperà, tra altri specialisti di vari settori, il bulgaro Alexey Zhalov. Oltre alla fisica del territorio, verrà sviscerata l’evoluzione storica della speleologia albanese, fiorita di colpo dopo la caduta del regime e affievolitasi negli ultimi anni.
Infine, un suggestivo incontro sarà dedicato alla scoperta dei grandi fiumi sotterranei in Nuova Guinea, ma non mancheranno racconti da Iran, Filippine e da diversi paesi europei.
Dall’omaggio a Goldrake ai concerti nei locali, fino all’incontro sul nuovo museo di Classe: una panoramica dell’evento più atteso dell’autunno in città
Una foto di una delle passate edizioni della Notte d’oro
Musica, arte e racconto saranno ancora una volta i temi attorno ai quali si svilupperà la Notte d’Oro di Ravenna, giunta alla dodicesima edizione e in programma oggi, sabato 6 ottobre, anche naturalmente in caso di maltempo.
Come tradizione momento clou sarà il concerto in piazza del Popolo: quest’anno sul palco salirà (dalle 22.30) il cantautore Lorenzo Fragola, vincitore di X Factor nel 2014. Il tema della musica sarà declinato però anche all’insegna della classica e della sacra: Note d’incanto è il titolo del concerto delle 19 nella Basilica di San Vitale, aperta per l’occasione, a cura del coro “I Cantori di San Vitale” diretto dal maestro Antonio Amoroso; La preghiera in Musica, invece, è alle 20.30 alla Basilica di Santa Maria Maggiore, a cura del coro femminile “La Gioia”, diretto da Etsuko Ueda. Alle 21, inoltre, il Museo Nazionale ospita il concerto per violino di Giuseppe Gibboni a cura di ER Concerti.
Il “racconto” inizia invece già alle 14.30 con #arRAngiati, la quarta maratona fotografica che parte dal Palazzo Rasponi dalle Teste alla scoperta della città con 15 obiettivi segreti e 3 ore di tempo. Alle 18 nella sala mutimediale del Mar è in programma l’apertura ufficiale del video contest #myRavenna. Be Inspired, mentre alle 20.30 a Palazzo Rasponi dalle Teste si terrà una conversazione tra blogger sul tema del racconto sulla città di Ravenna. Alle 21 al Palazzo dei Congressi gli appassionati del giallo e dell’horror potranno partecipare alle proiezioni cinematografiche di “Nightmare & Dreamers”, organizzato da Ravenna Nightmare Film Fest e Circolo Sogni Antonio Ricci.
Al Teatro Rasi alle 21 va in scena lo spettacolo “Macbetto o la chimica della materia” (vedi intervista a questo link) mentre al planetario serata-evento “Sotto il cielo del Drago d’Oro”, un omaggio a Goldrake per i suoi 40 anni in Italia (fino ad esaurimento posti). Infine, alle 21.30 alla Sala Corelli del Teatro Alighieri, l’autore e storico Valerio Massimo Manfredi conversa con l’etruscologo Giuseppe Sassatelli (presidente della fondazione Ravennantica) sul tema “Classis e la marina militare dell’Impero”, sorta di evento di avvicinamento dell’apertura del nuovo museo archeologico di Classe, prevista per il 1 dicembre.
Il capitolo dell’arte vede come grande protagonista naturalmente la mostra del Mar (a questo link le foto dell’inaugurazione e l’intervista al direttore), aperta per l’occasione dalle 18 alle 23 a ingresso gratuito. Visitabili fino alle 22.30 anche le mostre alla biblioteca ClassenseL’ultimo Dante e il cenacolo ravennate, La favorita di Peter Asmann e Ascoltare Bellezza: Luca Pignatelli. A Palazzo Rasponi, sempre fino alle 22.30, sono aperte invece le mostre: La Crudele Storia. Personaggi dell’Opera dei Pupi a Napoli e La Pineta di Ravenna. Alla Biblioteca Oriani, dalle 18 fino alle 24 è aperta la mostra Dante Plus. Uno, nessuno, centomila voltidove dalle 18 si terrà anche un laboratorio di “disegno brutto” con Alessandro Bonaccorsi: “per tutti quelli che, bambini o adulti, dicono di non saper disegnare”.
Infine sono visitabili anche le mostre fotografiche a Palazzo Rasponi 2 e alle 21 inaugura a Vibra “In coscienza”, opere grafiche di Giulia Lazzaron con live painting dell’artista.
Ricco anche il programma di visite guidate. Si parte alle 17.30 con “Ravenna svelata”, un itinerario nel centro storico alla scoperta di una città nascosta o forse dimenticata: intrighi, lotte di potere, sanguinosi personaggi ma anche poesia, storie d’amore, nobili dame indimenticabili (a pagamento e su prenotazione: 0544 482838 / 35404). Grazie a “Dal Museo alla Bottega”, sabato 6 alle 18 e domenica 7 ottobre alle 17, al Mar, sarà possibile visitare, accompagnati da una guida professionista, la collezione dei mosaici moderni del Mar proseguendo poi con la visita ad una bottega artigiana di produzione del mosaico in centro storico (su prenotazione 0544 35404 / 35755, ingresso libero). Dalle 10 alle 23 di sabato 6 ottobre la Domus dei Tappeti di Pietra di via Barbiani sarà aperta al pubblico, con visite guidate al sito archeologico alle 18, 19, 20 e 21 a cura della Fondazione RavennAntica (a pagamento, è consigliata la prenotazione tel. 0544 32512). Alle 20.30 al mausoleo di Teodorico il Polo Museale dell’Emilia-Romagna propone una visita guidata tematica a cura di Paola Novara (ingresso a pagamento). Dalle 18.30 alle 23 visite guidate gratuite e senza prenotazione al municipio, cadenzate ogni 30 minuti, alla scoperta della storia di palazzo Merlato e delle sue sale più prestigiose. A conclusione, brindisi gentilmente offerto da Bolé. Punto d’incontro: scalone del municipio, piazza del Popolo 1 (per informazioni: Iat, piazza San Francesco 7, 0544 35404 / 35755). Sempre dalle 18.30 alle 23 sono in programma anche visite guidate gratuite e senza prenotazione, cadenzate ogni 30 minuti, alla scoperta della storia del palazzo della Provincia e delle sue sale più prestigiose. A conclusione, brindisi con Bolé. Punto d’incontro: piazza San Francesco, di fronte allo Iat (informazioni: Iat, piazza San Francesco 7, 0544 35404 / 35755). Alle 21 “Golden Women: le donne d’oro di Ravenna”, tour di due ore condotto da Silvia Togni per le vie del centro storico, arricchito dai segreti del diario inedito dell’ultima erede di casa Rasponi (a pagamento e su prenotazione: 333 4982374, info@ravennaconclasse.it). Infine alle 21.30 Suggestioni notturne al battistero degli Ariani. Punto d’incontro e pagamento: vicolo Degli Ariani 1 (tariffa visita guidata 1 euro, gratuito per i minorenni, informazioni: 0544 543724).
Infine naturalmente sono tantissime le iniziative nei locali. Tra queste da segnalare i concerti: dai forlivesi Mad Boggers (folk irlandese) all’Alighieri Caffè al blues di Renny Close al MacGowan, dall’hip hop dei Mack al Teodora fino al jazz del trio di Alessandro Scala da Marchesini.