mercoledì
15 Aprile 2026

Parole in leggerezza (ma non troppo) oltre l’inferno. Una risposta a Moldenke

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Marina Mannucci, attivista ravennate per l’emergenza climatica, che risponde al nostro Moldenke e alla sua rubrica dal titolo “Vivere a Ravenna è diventato un inferno“…

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I giardini Speyer di Ravenna

Moldenke, compagno di lettura, “le tue verità inconfutabili, i segreti indicibili e le pure e semplici provocazioni” pubblicate il 10 marzo sulla rubrica l’Osservatorio (a questo link) di questa testata giornalistica mi ammuttano a risponderti con il rispetto, la simpatia e l’ironia di cui la tua striscia satirica – spazio fondamentale per veicolare contenuti e suscitare riflessioni – necessita.

Seduta con le gambe a penzoloni su un muretto di tufo immaginario del porto di Mazara del Vallo affacciato sul Mar Mediterraneo – è questa la dimensione che più mi appartiene e la inserisco di forza per quanto fuori contesto ma è la mia e me ne approprio – sorseggio con avidità una birra fredda e annuso effluvi di zagare, di pipirunata saltata in padella che si mescolano all’odore del sale del mare. Il crepuscolo mi avvolge, finisco di bere e sento anch’io la tua stessa necessità di svuotare la vescica, in mancanza di bagni pubblici nelle vicinanze (temo comunque che non ne avrei trovati all’altezza estetica di quelli del film Perfect Days di Wim Wenders) entro nella Trattoria delle cozze che si trova sulla litoranea Mazara-Granitola e provvedo all’azione liberatoria senza riportare particolari traumi per non averla espletata dietro una siepe. L’abitudine tutta maschile – e permettimi di dire anche arrogante – di credere di potersi “liberare” tranquillamente all’aperto, scambiando i luoghi pubblici per orinatori e allurdarli, Moldì caro, è fuori tempo massimo. Ma ti dirò di più è anche un reato sancito dalla Cassazione con sentenza n. 40012/11. Sono anni che ti leggo, credo di aver imparato a interpretare il tuo modo di babbiare e so che sotto sotto gli/le attivistə e in particolar modo quellə climatici in realtà non ti hanno scassato i cabasisi. Funzione di satira e ironia è essere irriverenti, non fare la riverenza; in questo sei maestro. Ho colto al volo la tua provocazione che mi ha sollecitata a pensare, riflettere e impegnarmi a risponderti. Spero di esserne all’altezza con quel sarcasmo indicato da Antonio Gramsci (Quaderni dal Carcere 26/5): non per far ridere ma per proporre un’altra interpretazione. L’attivismo, è risaputo, affronta temi anche scomodi che riguardano questioni complesse. Prova, però, a pensare che camurria se all’improvviso venisse a mancare questa forma di dinamicità sociale; non ci sarebbe più alcun tipo di riflessione/confronto sulle variabili dell’agire come collettività per migliorare il benessere sociale e per attivare processi di trasformazione che parlino di solidarietà e responsabilità collettiva. A Ravenna, per esempio, questa assenza annullerebbe qualsiasi riflessione critica in merito ai rischi del Rigassificatore BW Singapore; inoltre, la società civile non avrebbe l’opportunità (per chi fosse interessatə) di partecipare a incontri di approfondimento su tematiche come quelle che in questi giorni hanno coinvolto il nostro territorio: crisi climatica, alluvioni e ingiustizia sociale degli eventi estremi.

Ma torniamo a noi. Esco dalla Trattoria dopo aver comprato un’altra birra – è così che tocca fare quando si entra un locale per utilizzarne il bagno – e inizio a passiàre lungo il porto canale pulsante di attività marittime. Il leggero sciabordio evoca classicità e anche spettri inquietanti di morti invisibili risucchiate dalle profondità marine. Ma ecco mi è bastato un attimo per creare tirrìbilio e perdermi in borbottii, reclami, rivendicazioni accorate e sono scivolata fuori tema. E quante denunce infervorate, negli anni, ha pubblicato questa testata senza mai pormi un diniego, tagliarmi una frase, anche quando i toni erano accesi e avrebbero creato qualche “imbarazzo”. Si è fatto tardi, vado a dormire al Serena Palace Superior Room; affittacamere senza pretese, decoroso: a 43 euro a notte si può fare. Mi sparo qualche minuto di buona musica seguendo i consigli che l’amico Alessandro Luparini, attraverso un canale social, affida al mitico Joe Cool. Gli occhi fanno pupi pupi; mi addrumiscio immediatamente con una fiatata lunga e regolare che pare mi canti da me stessa la ninna nanna. Non ho apparizioni/incubi d’ispirazione politico/religiosa e nemmeno involontarie intercettazioni di sex worker e content creator. Riposata, la mattina seguente, mi gusto beata una granita al gelso e una brioche col tuppo e faccio un salto al mercato del pesce dove scopro che un’operazione antimafia ha portato all’arresto di 17 persone tra cui esponenti di spicco della criminalità organizzata e imprenditori locali. Questa mia terra di adozione, con la quale intrattengo un rapporto passionale dai sentimenti contrastanti, mi ha fatto sempre addannare mettendo a dura prova la mia voglia di babbiare. Anche qui l’erosione costante della politica nell’assumersi responsabilità favorisce l’irruzione sulla scena di orde di incompetenti e malfattori. Insicurezza economica e incertezza del futuro favoriscono il riavviarsi del vento conservatore. I valori fondativi delle democrazie sono a rischio nell’intero pianeta. E quindi? Quindi pigghiu lu trenu, usufruisco del servizio di traghettamento dello stretto di Messina, mezz’ora traballante tra Scilla e Cariddi che risveglia l’allegoria del viaggio ispirata da Ulisse; risalgo il continente. Attraverso paesaggi e scendo alla stazione di Ravenna, supero i giardini Speyer, sbircio dentro i locali sempre in fermento del centro di partecipazione civica e mediazione sociale CittAttiva (quanti bei ricordi) e, un po’ frastornata dal fuori programma cui mi hai costretta, torno a casa carica dura. Questo vagabondaggio creativo ha lasciato affiorare alternative, chiamale utopie, che mi fanno continuare a credere alla possibilità/necessità di incrinare le malsane egemonie contemporanee e mi sento viva.

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Italo Calvino, Le città invisibili (Torino, Einaudi, 1972).

Marina Mannucci

Tra gli appuntamenti di “Tiascolto” un approfondimento sulla transizione di genere

L’incontro è realizzato in collaborazione con il Centro Antidiscriminazioni di Ravenna e si rivolge a genitori, insegnanti e operatori

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Una delle immagini della campagna “Chiedimi se sono felice”

Tra gli appuntamenti di “Tiascolto”, il progetto del Centro delle Famiglie e dell’Unione della Bassa Romagna dedicato alle difficoltà dell’adolescenza, ce ne sarà uno in collaborazione con il Centro Antidiscriminazione Lgbti+ di Ravenna, dedicato alla varianza di genere e al tema della transizione in età adolescenziale.

L’incontro è dedicato a genitori, insegnanti e operatori, e si svolgerà a Palazzo Marini di Alfonsine giovedì 27 marzo (20.30). Ad aprire il confronto, Ciro di Maio, coordinatore dei servizi dello sportello Lgbti+ della città. La parola passerà poi a Natascia Maesi, giornalista e presidente di Arcigay Nazionale che nel suo intervento approfondirà il tema della varianza di genere, dell’identità di sé, e illustrerà i percorsi di affermazione di genere in età evolutiva dando spazio alle testimonianze delle persone protagoniste della campagna “Chiedimi se sono felice” realizzata da Arcigay e Affetti oltre il genere.

L’obiettivo è quello di fornire strumenti di supporto per sostenere le persone adolescenti nella loro crescita, imparare a riconoscere le loro esigenze e cogliere i segnali di eventuali difficoltà o sofferenze. 

Università: lezione aperta su guerra e riarmo Ue, organizza il corso che chiuderà

Un’altra iniziativa aperta alla cittadinanza promossa dalla triennale in Storia, Società e Culture del Mediterraneo che dal prossimo anno non accoglierà nuovi iscritti. Il 26 marzo un dibattito a più voci, con il generale di corpo d’armata Massimiliano Del Casale, sulla situazione europea tra Usa e Russia

482123286 3820578021525879 2721579048344617885 NLa posizione dell’Europa tra Usa e Russia, dopo tre anni di guerra in Ucraina, sarà l’argomento di una “lezione aperta” del corso di laurea di Storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo a Ravenna. Il 26 marzo dalle 9 alle 11 a Palazzo Verdi (si potrà seguire da remoto tramite Teams chiedendo il link via email a sara.deponte2@unibo.it) si confronteranno quattro voci: tre professori del corso (Michele Marchi, Alberto Pagani e Patrizio Fondi, quest’ultimo è stato ambasciatore dell’Unione europea negli Emirati Arabi Uniti e ambasciatore d’Italia in Giordania) e il generale di corpo d’armata Massimiliano Del Casale, ex presidente del Centro Alti Studi per la Difesa.

Il modello “lezione aperta” non è una novità (avvenne già poche settimane dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina e dopo l’attacco di Hamas a Israele) e si inserisce tra le iniziative di divulgazione promosse dal corso di laurea Storia, Società e Culture del Mediterraneo, partito a Ravenna nel 2020 e destinato alla chiusura. Dal prossimo anno, infatti, non ci saranno più nuove iscrizioni.

«Nonostante gli sforzi di orientamento e promozione – spiega il coordinatore Michele Marchi –, in termini di immatricolazioni non c’è stata la risposta che l’Ateneo riteneva sufficiente. L’inizio nel 2020, in pieno Covid, non ha aiutato. La didattica in forma ibrida poteva essere un elemento attrattivo, ma si è deciso diversamente, tornando completamente alle lezioni in presenza. Anche questo ha contribuito a disincentivare alcune iscrizioni, soprattutto di studenti lavoratori o comunque non disponibili a seguire sempre in presenza». Il corso proseguirà per due anni accademici per consentire il completamento degli studi per gli iscritti finora: più di un centinaio in totale, di cui una quarantina già laureati.

Rammaricato il docente Alberto Pagani: «Non discuto la scelta dell’ateneo di privilegiare altri ambiti disciplinari, a Ravenna però si perde la possibilità di sviluppare il settore della formazione sulla storia politica contemporanea e la geopolitica dell’area mediterranea, che si farà da altre parti, forse a Forlì». E poi una replica a chi dice che invece di aumentare le spese militari andrebbero aumentate le spese per l’istruzione: «In realtà la ricerca e sviluppo del procurement militare si realizza con le università, e l’investimento in programmi tecnologici ha ricadute di finanziamento sulle università e sui centri di ricerca».

Alla scoperta del territorio tra natura, arte e performance con Elementi

Sesta edizione per la rassegna del collettivo Magma, nata per valorizzare i paesaggi più iconici della Romagna con eventi gratuiti site-specific e a impatto zero. Tra le novità di quest’anno, anche una mostra ai Magazzini del Sale di Cervia

saline cervia

Musica, performance e eventi site-specific per riscoprire alcuni dei paesaggi naturali più suggestivi della Romagna: il festival Elementi torna tra Ravenna, Cervia, Bagnacavallo e Bagnara dal 2 maggio al 27 luglio 2025.

Si tratta della sesta edizione del festival curato dal collettivo Magma, nato nel 2020 con l’intento di creare una dimensione performativa immersiva all’interno di paesaggi iconici. Gli eventi si svolgeranno en plein air, e manterranno tutti un impatto ambientale zero basandosi sulle specificità naturali di ogni location. La rassegna è come sempre gratuita e prevede 12 spettacoli distribuiti in 7 giornate, con il coinvolgimento di giovani talenti emergenti del panorama internazionale.

Chikako Kaido
Chikako Kaido

Si parte venerdì 2 maggio al Mar, con Ima Koko Watashi,performance d’improvvisazione che intreccia danza e suono e vedrà interagire i danzatori Chikako Kaido, Kristin Shuster e Antonio Stella con i percussionisti Enrico Malatesta e Le Quan Ninh. L’evento è accessibile su prenotazione alla mail riservaree@gmail.com.

Sabato 10 maggio, all’Ex Convento di San Francesco di Bagnacavallo sarà la volta della performance live della giovane artista emergente portoghese Inês Malheiro, dj set e selezioni d’ascolto a cura di MAGMA, e live dell’artista inglese Memotone.

Gli appuntamenti di giugno partono domenica 8, quando l’area boschiva di Villa Emaldi a Faenza si farà teatro per due esibizioni live: Lamina, progetto sonoro dell’artista Clarice Calvo-Pinsolle e il musicista sperimentale scozzese Sholto Dobie che si esibirà con l’utilizzo di strumenti autoprodotti. A seguire, si potrà assistere a dj set e selezioni d’ascolto a cura di Gaspare Caliri, semiologo di formazione e co-fondatore di CUBE (Centro Universitario Bolognese di Etnosemiotica) e Kilowatt.

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Domenica 29 giugno, appuntamento a Cervia, con base al Circolo Kayak ma coinvolgendo aree della Pineta e della Salina. Nella cittadina di mare Elementi propone un percorso partecipativo e performativo tra suono e movimento, fruibile dal pubblico in canoa, a cura dell’artista multidisciplinare Canedicoda. A seguire, due live degli artisti emergenti francesi Megabasse, con un assolo ambient su chitarra a doppio manico, e Romain de Ferron, musicista polistrumentista che esplora elettronica, ambient e musica sperimentale. Si torna a Cervia anche il 13 luglio: le dune salate dell’Aia della Salina di Cervia diventano lo scenario “lunare” per la performance live al tramonto della giovane artista emergente messicana, di base a Bruxelles, Vica Pacheco, in un dialogo tra suono, natura e patrimonio culturale. Anche in questo caso, l’evento è su prenotazione (riservaree@gmail.com).

Venerdì 18 luglio, la suggestiva Rocca di Bagnara di Romagna farà da cornice al concerto live di Antonina Nowacka. Come attività collaterale saranno organizzate delle visite guidate al Museo Pietro Mascagni, con l’attivazione del pianoforte del museo attraverso un intervento performativo site-specific di Giovanni Battista de Pol. Evento su prenotazione alla mail riservaree@gmail.com.

Antonina Nowacka Ph Riccardo Caspani
Antonina Nowacka

Per l’ultimo evento della rassegna, domenica 27 luglio, il Molo Nord di Cervia sarà palcoscenico per un concerto all’alba e l’installazione del progetto Pungilingua di Renato Grieco (KNN), una spoken word performance per nastri, voce e laptop.

Tra gli eventi collaterali della rassegna, la mostra Endless Summer: prima edizione di un ciclo triennale di esposizioni al Magazzino del Sale di Cervia volte a esplorare la curatela come azione collettiva, dove non esiste una narrazione dominante ma una visione multicentrica che riflette la pluralità delle pratiche artistiche. La mostra inaugurerà il 17 maggio e sarà visibile fino al 22 giugno.

«L’Europa è costretta alla difesa ora che Trump punta a dividere Russia e Cina»

Il professor Marchi, docente di Storia contemporanea all’università di Ravenna, osserva lo scenario in evoluzione: «Le decisioni dell’Unione non sono mai veloci, il riarmo potrebbe cambiare. Si fa largo la possibilità degli Eurobond»

Europa
Keir Starmer e Emmanuel Macron, primo ministro del Regno Unito e presidente della Francia

«Le mosse dell’Unione europea non sono mai velocissime. Non è da escludere che il piano di riarmo di cui si parla ora possa avere un percorso simile a quello che è stato per il Next Generation: la versione finale da cui è nato il Pnrr italiano è stata molto diversa dall’ipotesi annunciata a maggio 2020». Il professore Michele Marchi, docente di Storia contemporanea al campus di Ravenna dell’Università di Bologna, invita alla cautela nell’analisi di quella che alcuni media hanno, sinteticamente, già ribattezzato “corsa alle armi”. Ma, al momento, individua un elemento di interesse: «Si è rotto un tabù e si sta parlando della necessità di una difesa europea».

Professore, allora è utile che l’Ue affronti la questione della difesa comune?

«È il salto di qualità di cui parlava De Gasperi più di 70 anni fa quando diceva che se si fosse fatta la difesa europea si sarebbe fatta l’Europa politica. Un passo verso la difesa unitaria dell’Ue è un passo verso una maggiore sovranazionalità».

Però non è un tema di facile trattazione…

«L’Europa è un contesto che ha espulso la guerra dalla sua quotidianità da tempo. Parlare di difesa e di armi e di guerra è complicato da far capire alle opinioni pubbliche e in questa situazione ci si chiede dove siano i leader che fanno pedagogia politica, mentre è facile individuare dove siano i leader che si limitano a rilanciare le paure della gente».

Le cifre di cui si parla spaventano l’opinione pubblica che teme lo spostamento di risorse.

«Von der Leyen ha parlato di 800 miliardi di euro, ma se guardiamo al dettaglio ci sono solo 150 miliardi come fondi e prestiti, il resto dovrebbe essere l’impegno dei singoli Paesi che potrebbero incentivare la produzione militare con annessi e connessi contando su sgravi  scali e la sospensione del Patto stabilità».

Da dove potrebbero arrivare le risorse economiche per sostenere il piano Rearm?

«La Germania ha assunto posizioni rivoluzionarie sul tema: il governo di grande coalizione in arrivo, ancora prima di nascere ufficialmente, ha tolto il vincolo al debito utilizzando il Parlamento uscente che grazie al voto dei cristianodemocratici, dei socialisti e dei verdi ha raggiunto i due terzi necessari. Questo signi ca aprire all’ipotesi di fare debito comune a livello europeo. È la strada che potrebbe portare verso gli Eurobond».

Sulla scena ora si affaccia la cosiddetta “Lega dei volenterosi”, uscita da un incontro di inizio marzo fra diversi Stati europei. Come va considerata?

«Non è un caso che a muoversi in questa direzione siano soprattutto Regno Unito e Francia, i due Paesi europei che siedono nel consiglio di sicurezza permanente dell’Onu, che hanno la deterrenza nucleare e insieme ad Usa e Turchia costituiscono i quattro eserciti principali della Nato».

Che ruolo riveste la Nato in questo scenario?

«Il Patto atlantico resta un’organizzazione composta da 32 Paesi e dovrà essere per forza un soggetto con cui dialogare per qualsiasi piano di riarmo o coordinamento sovranazionale della forza militare. Non dimentichiamo che, seppure con qualche velata minaccia, Trump non ha ancora affermato che avrebbe chiuso la Nato».

C’è comunque voluto Trump per spostare la questione della difesa comunitaria in cima all’agenda politica…

«L’irruzione di Trump nello studio ovale è senza dubbio la novità centrale nello scenario europeo che si è andato a creare dall’invasione russa in Ucraina tre anni fa. È dagli anni ’70 che gli Usa chiedono all’Europa maggiore impegno economico nelle politiche militari, ma ora con Trump questo approccio subisce uno scatto in avanti».

A cosa punta il presidente americano?

«Trump ha individuato nella Cina il grande nemico degli Usa e quando vuoi isolare un nemico cerchi di sfilargli gli amici o presunti tali. In questo momento l’amico più vicino a Pechino sembra Putin, per quanto noi sappiamo bene che si tratti di un’amicizia in parte retorica e molto dialettica, visto che i due Stati condividono un confine lunghissimo che non è sempre tranquillo e in altre aree del pianeta, per esempio in Africa, sono competitor. Per supportare l’Ucraina, l’Europa si è liberata dalle dipendenze energetiche verso la Russia che ha trovato un mercato di sbocco nella Cina. Trump punta a indebolire questo legame».

Il fronte ucraino ha mostrato il peso di Elon Musk: la resistenza di Zelensky è aggrappata all’esistenza di Starlink per le connessioni internet. La Storia ha precedenti di soggetti privati così determinanti in vicende internazionali?

«La privatizzazione di certi ambiti strategici è un unicum ed è impressionante quanto tutto ciò sia rischioso. Ancora una volta emerge la necessità della diversi cazione come si è visto nel fabbisogno energetico: se dipendi da un unico fornitore, sei sotto scacco. Per questo si dovrebbe arrivare a un consorzio europeo per fare in modo che non sia un privato, Musk o qualcun altro, a fornire servizi indispensabili come quello dei satelliti e della comunicazione strategica».

Le sanzioni economiche contro la Russia hanno dato risultati?

«Si vedranno in maniera più incisiva se la guerra dovesse fermarsi perché dopo le difficoltà iniziali, la Russia si è trasformata in una economia di guerra. Se si ferma il conflitto dovrà ricalibrare il proprio sistema che oggi è tutto spinto sulla produzione bellica. A quel punto il disimpegno e le sanzioni dell’Ue sul medio periodo potrebbero essere devastanti».

Quelli che vivono senza rete idrica: 200 famiglie tra pozzi, taniche e cisterne

Preventivo di 580mila euro per gli allacciamenti di una decina di case a San Pietro in Vincoli. Una modifica del regolamento ha abbassato al 20 percento il contributo richiesto ai privati

Pozzo

Esistono case senza allacciamento alla rete idrica. In gergo vengono chiamate “case sparse”: come dice il nome stesso, sono abitazioni distanti dai centri abitati e non abbastanza ravvicinate fra loro da formare nuclei abitativi. Non sono raggiunte dall’acquedotto. Per l’acqua potabile necessaria per gli usi civili ci si arrangia: c’è chi prende taniche dalle (poche) fontane pubbliche, c’è chi si è dotato di un pozzo (in crisi con la siccità recente) o di cisterne di raccolta, piovana o consegnata da autobotti.

Un calcolo recente di Atersir, l’Agenzia regionale per i rifiuti e il servizio idrico, ne conta 60mila in Emilia-Romagna e stima un investimento necessario per gli allacci di 1,8 miliardi euro. Nel comune di Ravenna il fenomeno è più diffuso nel forese sud (tra Ville Unite e San Pietro in Vincoli) che in quello nord. Il dato reso noto in tempi recenti è di duecento famiglie in totale. Ma manca un censimento puntuale: l’ultima mappatura, e pure incompleta, è di quasi quarant’anni fa.

L’assessora ai Lavori pubblici, Federica Del Conte, sottolinea che si è già intervenuti per risolvere diverse situazioni anche se «non è semplice sapere quante case non sono allacciate alla rete». Sono rimaste le situazioni più complesse. E ci sono difficoltà a mettere d’accordo tutti i residenti: «Qualcuno fa il furbetto e non aderisce all’intervento, salvo poi chiedere successivamente l’allaccio, così chi accetta deve pagare di più».

A gennaio è stato modificato il regolamento di Atersir che fissa la ripartizione fra pubblico e privato per gli interventi di ampliamento della rete idrica. Fino al 2024 era metà e metà. Ora Atersir può arrivare al 70 percento se il Comune in cui ricade l’intervento contribuisce almeno con il 10 percento. Per i cittadini rimarrebbe quindi un quinto del costo, ma l’ente pubblico può farsi carico di tutta la spesa, direttamente o tramite società controllate. Già successe nel 2024 nella località montana di Santa Lucia (Cesena): Atersir e Comune spartirono in parti uguali il costo di 475mila euro e ai privati (8 famiglie e 8 attività produttive) toccò solo una piccola parte.

Alla fine di ottobre 2023 i residenti delle Ville Unite hanno avuto il preventivo del progetto atteso ormai da quarant’anni: circa 580mila euro (al netto dell’Iva) da ripartire fra privati e pubblico, cui aggiungere il costo del contatore. Con il regolamento in vigore all’epoca sarebbero toccati circa 35mila euro a ogni famiglia.

Veronica Verlicchi, consigliera comunale di opposizione con la lista La Pigna, chiede che il Comune di Ravenna faccia come Cesena per la decina di famiglie che gravitano attorno a via Spadolaro a San Pietro in vincoli: «Ravenna Holding, società controllatà dal Comune, ha tutta la disponibilità economica per erogare il contributo necessario perché riceve ogni anno da Hera oltre 3,4 milioni di euro che, secondo gli accordi stabiliti da Atersir, devono essere spesi per la manutenzione e l’estensione della rete idrica. Soldi che Hera incassa dal prezzo di vendita dell’acqua a tutti gli utenti ravennati».

Per il secondo semestre di quest’anno è atteso un bando di Atersir per definire la graduatoria dei cittadini interessati ad avere il contributo pubblico per realizzare l’allacciamento. Verlicchi si augura che il Comune si muova meglio dell’ultima volta: «La procedura prevede che i Comuni facciano avvisi pubblici per raccogliere gli interessi dei privati e questi vengano poi comunicati a Atersir. Ma nell’ultimo bando questo non è accaduto, il Comune di Ravenna ha segnalato solo i casi di cui era a conoscenza, ma molti altri sono rimasti all’oscuro e non figurano nelle liste».

Il “processo alla Resistenza” raccontato da Michela Ponzani ai ragazzi delle scuole

PonzaniMichela Ponzani, storica, saggista, docente di Storia contemporanea all’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, il 27 marzo sarà a Ravenna in dialogo con gli allievi dell’Istituto Tecnico Commerciale “Ginanni”, del Liceo artistico “Nervi Severini” e dell’Istituto Tecnico Industriale “Baldini” (ore 9 alla sala Ragazzini).

Si tratta di un’iniziative organizzata dal Comitato in difesa della Costituzione di Ravenna nell’ambito del piano di Arricchimento formativo del Comune di Ravenna, con il proposito di promuovere la conoscenza della Costituzione e della storia italiana che precede e segue la fondazione della Repubblica.

Ponzani parlerà del suo libro “Processo alla Resistenza. L’eredità della guerra partigiana nella Repubblica 1945-2022”, edito da Einaudi nel 2023, e che ricostruisce i processi nelle aule dei tribunali ma anche nei mass media, nell’opinione pubblica, contro i partigiani nel dopoguerra. Gli studenti parteciperanno all’incontro dopo aver letto il libro e fatto un lavoro di approfondimento con la possibilità di rivolgere domande e considerazioni alla professoressa Ponzani.

Picchiato a scuola davanti ai compagni che filmano, la preside scrive ai genitori

«Fatto grave, così come il video, ma la scuola fa tutto il possibile. È ora di smetterla anche con lo “scherzo” dell’allarme antincendio»

Rissa
Immagine di repertorio

Non sarebbe stato esattamente un “tutti contro uno” come riportato dal Corriere Romagna, ma una lite tra due alunni in cortile. Lo scrive la preside del polo tecnico professionale “Compagnoni” di Lugo, Elettra Stamboulis, in una circolare inviata ai genitori. Dove conferma però la presenza di altri compagni che «invece di impedire l’episodio, hanno fatto capannello e hanno contribuito al pestaggio di uno di loro».

L’episodio sarebbe durato pochi secondi – scrive la preside – «i ragazzi poi sono stati portati in vice presidenza, sono stati ascoltati e poi, anche se inizialmente non volevano, è stata chiamata l’ambulanza su mia iniziativa, perché in questi casi bisogna sempre far verificare ai medici cosa è successo. Sono già stati convocati i consigli straordinari di entrambi che ascolteranno le loro versioni e poi decideranno la sanzione da erogare. Entrambi hanno dichiarato che non era loro intenzione litigare, ma che hanno agito d’impulso. Questo non toglie nulla alla gravità del fatto. Come sempre oltre agli aspetti che riguardano la scuola, quindi le sanzioni disciplinari, si valuterà l’opportunità di procedere a denuncia. Questa è una cosa che avviene sempre quando si ipotizza la presenza di un reato, ma non è la scuola a stabilire se c’è, è invece il magistrato a cui io scrivo in via riservata riferendo i fatti e fornendo gli elementi che ho disponibili».

Stamboulis sottolinea poi come il video non solo sia stato fatto, «quando è noto che è vietato, ma è stato condiviso con molti e inviato ad un giornalista locale, che da quello e dalla testimonianza di uno dei genitori dei ragazzi, comprensibilmente arrabbiato ma tuttavia non presente ai fatti, ne ha ricavato un articolo in parte mortificante per la scuola e la sua credibilità, che ha attirato tantissima attenzione negativa sulla nostra scuola. Questo ha provocato una reazione di aggressività verbale da parte di un gruppetto di genitori che si sono accordati per inviarmi una lettera in cui di fatto si sostiene indirettamente che la sottoscritta, e quindi la scuola perché la dirigente rappresenta quello che fa la scuola, non faccia nulla per arginare i problemi che tutti conosciamo e che cerchiamo insieme di risolvere e affrontare. Qualcuno è passato anche agli insulti veri e propri. Devo ringraziare i genitori rappresentanti di istituto, che proprio perché con condividono l’impegno quotidiano hanno invece confermato stima e fiducia nel nostro operato».

La preside sottolinea poi come la scuola faccia tutto il possibile, invitando i genitori a «parlare con i propri figli e figlie e capire cosa ciascuno di noi può fare per migliorare il clima». Tra i casi citati, anche l’allarme antincendio, che viene spesso fatto suonare da ignoti: «Non è neanche uno scherzo di cattivo gusto e pericoloso, sta diventando sabotaggio. Come ho già scritto, se qualcuno non vuole venire a scuola, è libero di farlo. Ci sono tanti strumenti alternativi di formazione e possiamo accompagnare il cambiamento attraverso l’apprendistato che è partito da poco nella nostra scuola o la formazione professionale. Però non si può tenere in questa condizione di continua emergenza una comunità. È ora che chi sa chi attiva l’allarme ce lo venga a dire: i 53 pulsanti presenti a scuola non si possono presidiare uno ad uno con i collaboratori scolastici presenti. Sono abbastanza certa che chi agisce non lo fa da solo, è sicuramente sotto gli occhi di qualche compagno o compagna. Non possiamo neanche spegnere l’allarme: se qualcosa succede, deve essere sempre disponibile e funzionante».

Stamboulis ricorda inoltre il servizio di mediazione tra pari, «poco frequentato, che permette di risolvere eventuali conflitti senza usare le mani o la violenza verbale. Perché poi chi usa la violenza, finisce sempre nei guai. Anche chi la fa, non solo chi la subisce».

E si rivolge anche ai docenti, ricordando «che la circolare che prevedeva l’obbligo di vigilanza fuori dalla classe dei docenti in compresenza non è mai stata revocata. È necessario supportare in questi momenti con la propria presenza il personale scolastico, a volte lasciato da solo in uno spazio molto vasto che va presidiato. Vorrei anche invitare a chiudere sempre con attenzione la propria aula o laboratorio, verificando prima di andarsene che tutto sia in ordine. Come previsto dal protocollo pubblicato sul sito della scuola dall’inizio dell’anno, gli ultimi cinque minuti di lezione devono essere dedicati insieme agli studenti al riordino della classe prima di uscire. Questa semplice attività, che viene praticata senza esitazioni in tantissimi paesi europei, permette di rendere gli spazi molto più accoglienti e di rafforzare il senso di appartenenza e responsabilità degli alunni, che è uno degli scopi della nostra istituzione. Tutti questi aspetti costituiscono ordini di servizio, come tutto quanto disposto da circolare. Li invito inoltre a non usare forme come chat non istituzionali per discutere dei problemi della scuola: sappiamo bene quanto siano strumenti pericolosi, in cui succedono cose impreviste e non correggibili, succede tra gli alunni, tra le famiglie, quindi anche tra di voi».

Partenza falsa della Consar nei playoff: al Pala Costa passa Siena

Ora i ravennati dovranno vincere in Toscana per evitare di essere eliminati ai quarti di finale

RAVENNA 2/02/2025. VOLLEY PALLAVOLO. Consar Ravenna WOW Green House Aversa.

Una domenica nera per i colori giallorossi. A poche ore di distanza dal ko del Ravenna del calcio nel derby fondamentale di Forlì (con la promozione diretta in Serie C che ora è molto più lontana), anche la Consar incassa una pesante sconfitta nella partita di andata dei quarti di finale dei playoff per la promozione nella Superlega del volley.

Una sconfitta pesantissima perché arrivata in casa, al Pala Costa, contro Siena, sesta in classifica nella stagione regolare (la Consar aveva chiuso terza). Ora sarà decisivo il ritorno a Siena di domenica prossima, 30 marzo: Ravenna dovrà solo vincere, per regalarsi la bella al Pala Costa il 2 aprile.

L’arte come decolonizzazione dello sguardo. Al Mar la “testa” di Victor Fotso Nyie

All’interno del progetto curato da Giorgia Salerno, l’allestimento di una scultura dell’artista camerunense i cui riferimenti amplificano il percorso identitario nei confronti del proprio paese

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Da decenni il tema dell’alterità ha avuto e mantiene una posizione centrale nella cultura ravennate: chi è l’altro è la domanda di partenza che definisce per logica e reciprocità chi sono io. Fin dalla fine degli anni ‘80, il Teatro delle Albe, oggi Ravenna Teatro, inizia una collaborazione stabile con alcuni artisti e griot senegalesi: da questo sguardo incrociato e strabico fra Romagna e Africa – praticato mediante uno stretto confronto dialogico fra tutti gli attori della compagnia sotto la guida di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari – sono nati spettacoli indimenticabili, fra cui Ruh. Romagna più Africa uguale, Siamo asini o pedanti, I ventidue infortuni di Mor Arlecchino. Mandiaye N’Diaye, indimenticabile attore della compagnia e poi regista, dopo anni di lavoro e di visibilità internazionale ha avviato diversi progetti artistici anche in Senegal, producendo spettacoli in collaborazione con le Albe, Ravenna Festival e il Camerun. Scomparso purtroppo ancora giovane, oggi sono gli attori di Ravenna Teatro e altri di nazionalità senegalese a continuare la relazione e la creazione di spettacoli teatrali presso il KËR Théâtre Mandiaye N’diaye nato nella periferia di Dakar.

Altri ambiti culturali hanno seguito questo percorso di decolonizzazione dello sguardo, una parola praticata a Ravenna prima ancora del suo utilizzo più recente in ambito culturale e dell’avviamento di pratiche di decostruzione degli sguardi: sia la musica – vedi la bellissima rassegna Transcaucasia di Franco Masotti per Ravenna Festival – che la letteratura, attraverso ad esempio i numerosi e interessanti testi prodotti da Tahar Lamri. Anche le arti visive in passato si sono fatte carico di questa ricerca: agli inizi del nuovo millennio il progetto espositivo no border – costruito all’interno della programmazione del Mar – ha prodotto mostre in cui risultava prioritaria la reciprocità degli sguardi, spinti fino all’indagine reciproca degli stereotipi proiettati da una cultura sull’altra e viceversa. Nell’edizione del 2002 erano presenti a Ravenna, oltre ad artiste italiane, altri e altre provenienti da Albania, Bosnia, Nigeria e Ghana. Fra questi una giovane e già bravissima Fatimah Tuggar, che abbiamo rivisto ospite l’anno scorso alla Biennale di Venezia.

In linea quindi con questa apertura che ha radicato a Ravenna da più di tre decenni in netto anticipo rispetto a molti altri territori italiani, vediamo l’attuale progetto di Spazio neutro a cura di Giorgia Salerno, allestito in una sala a pianoterra del Mar. Dopo l’interessante allestimento di Diego Miguel Mirabella, si è recentemente inaugurata la personale di Victor Fotso Nyie (1990), artista camerunense legato ormai da anni al nostro territorio. Dopo una prima formazione artistica in una scuola d’arte italiana in centro Africa, nel 2013 Fotso Nyie ha iniziato a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, anticipando e proseguendo la sua grande passione per la ceramica a Faenza.

Il progetto Io sono l’altro presentato al Mar ospita l’allestimento di una grande testa scultorea installata sopra un basamento di mattoni operati e un tappeto di argilla, due materiali che possiedono una forte attrattiva per l’artista. L’argilla è per lui una materia organica e viva che mantiene una forte malleabilità espressiva. A Fotso Nyie piace pensare che nelle sculture continuino ad abitare le forze ed energie messe in campo grazie al lavoro creativo, le stesse che possono entrare in contatto con lo spettatore. Per portare questi campi energetici a una dimensione non solo simbolica, in un angolo è stato reso disponibile al pubblico un blocco di argilla non lavorata che potrà essere manipolata dal pubblico e che verrà restituita per essere riutilizzata in un’altra opera futura.

Il basamento di mattoni mantiene invece la sua portata di allusione a un processo di ricostruzione, una parola che entra in rapporto dinamico con la questione identitaria: entrambi i concetti risultano importanti per numerosi intellettuali africani – sia che operino nei campi dell’arte, della letteratura, dell’architettura – allo scopo di decolonizzare gli immaginari stereotipi che l’Occidente ha calato sulle culture del continente africano. La ricostruzione di un immaginario proprio – libero anche dai limiti del Modernismo di un Occidente che spesso ha collaborato alla ricostruzione dei paesi africani in epoca postcoloniale – è un’opera ancora in corso e che ha bisogno di una forte attività di indagine, di decostruzione e rilettura della propria storia e cultura.

I basamenti di mattoni per questo mostrano fessure come ferite, cicatrizzate in oro, un espediente che evidenzia visivamente le rotture e le difficoltà di un’opera autonoma di ricostruzione. Di queste ne parla anche il giornalista e scrittore di origine nigeriana Dipo Faloyin nella sua recente pubblicazione L’Africa non è un paese. Istruzioni per superare luoghi comuni e ignoranza sul continente più vicino, dove ripercorrendo la storia recente di numerosi stati africani propone una rilettura della storia delle ferite e dei meccanismi di funzionamento del colonialismo e delle sue eredità, attive ancora oggi.

Al Mar, Fotso Nyie riutilizza il proprio viso nella testa presentata al museo, realizzata in ceramica imitando l’argilla cruda, esasperandone l’espressività fra riso e pianto in una sorta di rimando – consapevole o no – alle teste di Franz Xaver Messerschmidt. Il legame col continente di provenienza, in questo viaggio a ritroso verso le proprie radici, viene testimoniato dall’inserimento sopra alla testa di varie piccole sculture provenienti dal Camerun, dal Gabon, dalla Costa d’Avorio, ritrovate o reperite nei mercatini dall’artista. I riferimenti amplificano quindi il percorso identitario nei confronti non di un paese – quello unico, appiattito e sterminato che immaginano gli occidentali – ma di un intero continente che, come ricorda di nuovo Faloyin, è abitato invece da numerosi popoli che parlano più di 2.000 lingue e che possiedono storie, usanze e tradizioni molto diverse fra loro.

Victor Fotso Nyie. “Io sono l’altro”;
Ravenna, Mar, fino al 2 giugno; orari: ma-sa 9-18; do 15-19; festivi 10-19;
ingresso compreso nel biglietto del museo

Forlì-Ravenna finisce 3-2: giallorossi a -5 dalla vetta a sei partite dalla fine

Il derby della Ravegnana è dei biancorossi: ora i giallorossi sono a 5 punti dal primo posto quando mancano 6 partite alla fine del campionato

Il Forlì vince 3-2 il derby della Ravegnana e allunga in vetta alla classifica del girone D della campionato di serie D di calcio: il vantaggio sul Ravenna è ora di 5 punti quando mancano sei partite alla fine del campionato. Solo la prima va diretta in serie C.

Cinque gol in una sfida di vertice in uno stadio “Tullo Morgagni” sold out con 3.350 spettatori. Un gol da 25 metri di Falasca, classe 2006, ha sbloccato la gara al 42′. Dopo l’intervallo subito raddoppio per i padroni di casa: un diagonale sotto misura di Trombetta appena entrato. Guida, anch’egli buttato nella mischia dopo il riposo, riaccende le speranze giallorosse con un tiro dal limite. Macrì allunga ancora con gol sul primo palo dopo aver bruciato la difesa dal limite. A due minuti dalla fine Di Renzo devia in porta una punizione di Guida.

Il bilancio dei 100 scontri disputati in campionato nella storia delle due società dice 40 vittorie per il Forlì, 33 per il Ravenna e 27 pareggi. In questo secolo il bilancio delle 18 partite (6 in C2 e il resto in D) è 8 vittorie del Ravenna, 6 del Forlì e 4 pareggi. Dal 2000 a oggi sul terreno forlivese si è giocato 9 volte e il Ravenna ne ha vinte due (l’ultima è il 2-1 del 16 aprile 2023). Il Ravenna era in striscia positiva da cinque sfide (4 vittorie e un pari), l’ultima affermazione forlivese era stata il 2-0 al “Morgagni” del 30 aprile 2022.

Crepe sul Lamone, proseguono i lavori per la messa in sicurezza degli argini

Le falle interessano i territori di Bagnacavallo, Ravenna e Russi. Si aspetta una situazione meterologica più stabile per l’avvio vero e proprio dei cantieri

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Proseguono i lavori della Regione per mettere in sicurezza il Lamone che, in seguito alle recenti ondate di maltempo, presenta alcune crepe nell’argine che interessa alcuni tratti tra i comuni di Bagnacavallo e Ravenna.

Su tutte le fessurazioni, a partire da quelle di maggiore entità, sono già in corso interventi urgenti di impermeabilizzazione con miscela (tipo bentonitico) per evitare infiltrazioni e attività di telonatura con lo scopo di rallentare l’eventuale filtrazione in caso di piene del fiume.

Le valutazioni effettuate hanno evidenziato l’elevata complessità dell’intervento strutturale da realizzare sugli argini, che non può essere eseguito nell’immediato per via dell’incertezza meteorologica del periodo e per il possibile manifestarsi di ulteriori eventi critici. A peggiorare la situazione, anche le caratteristiche geometriche degli argini e la presenza di un centro abitato nei pressi della zona di intervento che rende difficoltosa la messa a terra dei cantieri.

Sulla situazione è intervenuto il presidente della Regione, Michele de Pascale, in un confronto con il Commissario alla ricostruzione, Fabrizio Curcio, e con il direttore del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Fabio Ciciliano. «Siamo al lavoro senza sosta, insieme ai sindaci, per mettere in sicurezza definitivamente il Lamone – afferma Manuela Rontini, sottosegretaria alla Presidenza con delega alla Protezione civile -. Il presidente de Pascale ha già rappresentato al commissario Curcio la necessità di inserire uno stanziamento adeguato all’intervento strutturale da finanziare all’interno dell’ordinanza commissariale 13 ter. Siamo fiduciosi che la richiesta sarà accolta e che, non appena le condizioni meteo lo consentiranno, potranno partire i cantieri. Nel frattempo proseguono le operazioni di infiltrazione e telonatura per consolidare i tratti arginati».

L’Agenzia regionale di Protezione civile, in collaborazione con i Comuni di Ravenna, Bagnacavallo e Russi, stanno predisponendo un piano specifico  collegato al sistema di allertamento e alla rete dei sensori coordinata da Arpae, per la necessaria tutela delle persone. Fino a quando l’intervento strutturale sull’argine non sarà completato sarà perciò vietato a chiunque accedere alle aree interessate.

Intanto, giovedì 27 alle 20.45 alla Sala azzurra di Villanova di Bagnacavallo (Piazza Lieto Pezzi 3) si terrà un incontro aperto alla cittadinanza per rappresentare ai cittadini la situazione.

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