Il nuovo capogruppo Pd sta con Orlando: «Lo voto per la sua idea di centrosinistra»

Fabio Sbaraglia è appena stato scelto come guida del partito nell’aula comunale dopo l’elezione a segretario di Barattoni: le sue idee sul futuro dei Dem

Fabio.SbaragliaResponsabile del comitato comunale per Orlando, Fabio Sbaraglia è consigliere a Palazzo Merlato,  Presidente della commissione cultura e appena diventato capogruppo Pd dopo l’elezione a segretario comunale di Alessandro Barattoni. In queste settimane è stato in giro a presentare la mozione che nel ravennate ha raccolto il 32 percento.  Sbaraglia ha partecipato alla convenzione nazionale e sarà candidato il 30 aprile nelle liste proprio in rappresentanza della mozione Orlando.

Sbaraglia, le piace stare in minoranza? Non teme la sconfitta?
«Credo che certe battaglie vadano fatte, a prescindere dalla probabilità di successo e credo anche  che questa sia l’occasione giusta per il confronto all’interno del partito. E per quanto io non sia mai stato antirenziano, anzi lo votai tre anni fa, e abbia apprezzato anche alcune cose fatte, in questi anni ho mantenuto un atteggiamento critico ma costruttivo. In vista del congresso ho trovato un candidato, Orlando, che ha tenuto un atteggiamento simile. È stato ministro nel governo Renzi senza per questo appiattirsi completamente sulle sue posizioni».

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Ma l’essere stato ministro non gioca a suo sfavore? Qual è in fondo tutta questa differenza?
«Innanzitutto nell’idea di partito, un partito che sta soffrendo, che ha bisogno di restituire centralità agli iscritti e di aprirsi maggiormente al confronto tra le minoranze».

Ma il fatto stesso che Orlando sia stato al governo Renzi non è la prova che l’ex segretario in realtà ha dato spazio alle minoranze?
«Orlando è stato uno dei migliori ministri del governo e immagino e spero sia stato scelto per ragioni di competenza, oltre che di equilibri politici. Il punto però è che serve un segretario in grado di fare sintesi e non di andare alla conta con il pallottoliere. Serve un clima meno da tifo…»

Tutte questioni che riguardano il partito dove però Renzi ha stravinto nei circoli. Come se lo spiega? C’è stato quel mutamente genetico del partito di cui tanti parlano? Inoltre, questi argomenti non rischiano di appassionare poco i semplici elettori che dovrebbero votare il 30 aprile?
«Sono successe molte cose. Molti dei potenziali elettori di Orlando in effetti hanno lasciato il partito, ma non adesso, nel corso degli anni. E credo che queste persone, insieme a molte altre, siano in realtà interessate eccome a cosa accade in quello che ancora per molti è l’unico partito attorno al quale è possibile pensare di costruire un governo di sinistra nel paese».

Tra questi ci potrebbero essere anche gli scissionisti di Mdp? E quanto danno potrebbe aver fatto alla causa di Orlando?
«Non mi riconosco nelle piccole realtà identitarie e no, non credo che verranno in massa a votare il 30 aprile visto che hanno fondato un nuovo partito. Danno a Orlando? Sicuramente hanno favorito il compattamento di molti iscritti attorno all’ex segretario in carica, che viene visto come una vittima e che forse anche per questo ha raccolto tanti consensi nei circoli. Ma va anche detto che questa scissione apre scenari interessanti e spazi di rinnovamento con meno condizionamenti».

Tra gli argomenti di chi sostiene Renzi c’è il fatto che avrebbe più possibilità di vincere le elezioni nel 2018. Non è d’accordo?
«In realtà in questi anni il Pd ha perso amministrative e referendum, non mi sembra che Renzi possa rappresentare una garanzia in questo senso. E se si guardano i sondaggi, al momento non mi sembra proprio che il Pd di Renzi possa vincere».

Vero è, però, che Orlando è sicuramente meno carismatico e non appare un trascinatore di folle…
«Può darsi, ma credo che il modo di proporsi di Orlando sia ciò di cui c’è bisogno, meno tweet e meno spinta sulla comunicazione per dare l’idea di una dinamicità che poi non sempre si trasforma in soluzioni concrete, e una maggiore attenzione alla complessità delle sfide che ci aspettano».

Tra i vostri slogan c’è quello di un maggior dialogo con le forze di sinistra. Ma quali?
«La domanda in effetti non è semplice. Si potrebbe partire dall’esempio realtà locali, come quella di Ravenna, dove il Pd ha vinto con forze come Sinistra per Ravenna e adesso conta in maggioranza anche Mdp…»

Sì, qui il Pd ha vinto anche con i voti del Pri  e un aiuto è arrivato dai 5Stelle che non hanno presentato il simbolo…
«Ma il Pd avrebbe vinto più facilmente se fosse stato da solo? Tanto più che un’alleanza ampia significa un più larga rappresentanza sociale e un più largo coinvolgimento nelle scelte. Il che mi sembra una ricchezza»

Lei continua a parlare di dialogo a sinistra. Ma c’è un provvedimento del governo che sta sollevando le proteste di sinistra è proprio quello che porta il nome anche del ministro Orlando, insieme a quello di Minniti. Un provvedimento considerato da molti operatori e da onlus che si occupano di migranti discriminatorio verso i richiedenti asilo e punitivo verso le persone più in difficoltà nelle città, considerate come un pericolo al decoro.
«Il decreto di cui stiamo parlando è sicuramente perfettibile e sta stimolando un dibattito anche all’interno del nostro partito. È un decreto che cerca di mettere ordine alla situazione attuale cercando di contemperare accoglienza e legalità. Questo decreto si completa con quello sui minori non accompagnati che non potranno più essere respinti. Ma di fatto si propone di gestire diversamente i problemi che oggi ci coinvolgono anche per via dell’assenza insopportabile di politiche comunitarie in materia di immigrazione. Su questo nel programma di Orlando ci sono parole chiare in direzione dello Ius Soli, della riforma del sistema di naturalizzazione, del superamento del reato di immigrazione clandestina, della creazione di corridoi umanitari dalle aree di guerra, su questi presupposti mi aspetto che si possa aprire un dialogo costruttivo anche a sinistra». (fe. an.)

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