L’associazione di categoria chiede di intervenire con tutti i mezzi a disposizione per ridurre la popolazione degli animali selvatici che ormai è diffuso dalle colline alla costa
«Stiamo assistendo impotenti a una crescita di danni in agricoltura e di incidenti stradali per la proliferazione incontrollata di animali selvatici come i cinghiali». Questa la denuncia di Coldiretti Ravenna davanti ad una diffusione che ormai si estende dalla montagna alla pianura, dalle campagne alle città, fino alla costa, «mettendo a rischio la sicurezza pubblica sulle strade e intorno alle abitazioni, con un drammatico bilancio di incidenti anche con perdite di vite umane».
L’allarme, lanciato più volte dall’associazione di categoria del settore agricolo sia a livello locale che nazionale, giunge a pochi giorni dall’ultimo incidente provocato proprio da un cinghiale e costato la vita ad un 63enne piacentino. «Un episodio avvenuto sulle strade della nostra regione – spiega Coldiretti Ravenna – che rappresenta solo la punta di un iceberg, poiché fra il 2012 e il 2017 in Emilia-Romagna gli incidenti causati da animali selvatici sono stati oltre 4.700, 400 dei quali provocati da cinghiali».
Secondo un’indagine Coldiretti/Ixè otto italiani su dieci pensano che l’emergenza cinghiali vada affrontata con contenimenti mirati: «Va consentita, pur con tutte le precauzioni del caso, ogni ulteriore azione di contrasto da affiancare a quanto, sul fronte del controllo della specie, stanno già facendo con impegno gli Atc».
Coldiretti Ravenna, come più volte ribadito, ritiene indispensabile accelerare la piena applicazione del nuovo piano faunistico regionale, «strumento fondamentale per tutelare il reddito agricolo e garantire la sicurezza stradale e pubblica».
Nel comune di Ravenna molti hanno limitazioni al peso dei veicoli che possono transitare ma uno rifatto non viene utilizzato. Quello di Teodorico dovrebbe aprire a Natale. Lugo si prepara a mesi di chiusura sul Senio
Gli uomini politici sono uguali dappertutto. Promettono di costruire ponti anche dove non ci sono fiumi.
(Nikita Kruscev, 1960)
La rete stradale di competenza del Comune di Ravenna, il secondo più esteso in Italia (652 kmq, la metà di Roma), ha una lunghezza totale di circa 1.600 km, di questi ce ne sono quasi cinque sopraelevati: sono quelli sviluppati da 256 ponti con un totale di 386 campate.
Nel 2011 la ditta 4 Emme Service di Bolzano è stata incaricata da Palazzo Merlato di eseguire i censimenti e le ispezioni sui 48 ponti in condizioni peggiori(sopralluoghi già compiuti tra il 1989 e il 1992 su 171 ponti comunali avevano individuato in 46 di loro screpolature, cedimenti, fessurazioni, lesioni, distacco di mattoni, pietre sconnesse). La relazioni finale dell’impresa rilasciò per ciascun manufatto dichiarazioni di transitabilità temporanea. Qualora non fossero compiuti i prescritti lavori di messa a norma, avrebbero dovuto essere chiusi al traffico, a seconda dei casi, nei mesi di marzo 2016 o 2017 o 2018. Sapendo che non c’erano tempi per mettere a norma tutti i 48 ponti, il Comune decise di introdurre limitazioni al peso massimo dei veicoli in transito: ne scaturirono 16 ordinanze, uscite tra il 30 marzo e il 27 ottobre 2016.
Grattacoppa
GRATTACOPPA Quello in condizioni peggiori tra i 48, stando a quanto divulgato dal consigliere comunale Alvaro Ancisi, è il ponte sul fiume Lamone a Grattacoppa, tra Savarna e Torri. Transito limitato ai mezzi fino a 20 tonnellate. Un progetto preliminare di ristrutturazione da 1,7 milioni di euro avrebbe fatto nascere un nuovo ponte per il 2017. Al momento in cui il Comune andò per affidare la redazione del progetto definitivo ed esecutivo, ci si accorse che mancavano le carte originali. E così partì tutto da capo per arrivare a un progetto di demolizione e ricostruzione da 2,8 milioni di euro: un impalcato continuo a tre campate in acciaio e calcestruzzo. A febbraio erano iniziate le opere preliminari. Previsioni di completamento entro due anni, ma da febbraio non è stato fatto altro. Dal Comune stimano che il 2021 potrà essere l’anno della partenza del cantiere: previsti diversi mesi di chiusura. Prima di aprire i lavori verranno informati i cittadini su modalità e tempi.
Tre Ponti
TRE PONTI Se si parla di ritardi, allora tocca citare i Tre Ponti. A novembre 2016 partirono i lavori di demolizione e rifacimento dei ponti sugli scoli consorziali Canala e Cupa, in via Sant’Alberto a Ravenna, all’incrocio detto appunto dei “Tre ponti” (il terzo è quello sullo scolo consorziale Fagiolo, il più a sud dei tre). Il cantiere aprì quando la strada era chiusa già da due anni. Investimento da parte del Comune di 900mila euro, realizzato dalla Adriatica Costruzioni Cervese, riapertura prevista a marzo 2017 e invece fu maggio. Nella campagna elettorale della primavera 2016 l’amministrazione uscente e la coalizione di centrosinistra avevano promesso il termine dei lavori entro fine anno.
Ponte Assi
PONTE ASSI Se i ritardi sono spesso la norma nei lavori pubblici, non è difficile intuire l’orgoglio dell’amministrazione comunale ravennate quando un anno fa annunciò la conclusione dei lavori al ponte Assi di via Ravegnana, sul fiume Montone a sud della città, negli otto mesi esatti preventivati. Anzi, addirittura con 8 giorni di anticipo rispetto ai termini contrattuali. Intervento da 700mila euro necessario per la realizzazione di interventi di ripristino tecnologico e risanamento strutturale dell’impalcato per ristabilire la funzionalità dello stesso e togliere le limitazioni di portata a 40 tonnellate.
Teodorico
Teodorico
Teodorico
Teodorico
TEODORICO La puntualità di ponte Assi è quella che ci si augura anche per il cavalcaferrovia Teodorico, in via Darsena nei pressi del mausoleo da cui prende nome. In tre weekend di giugno è stato demolito con la previsione di aprire il nuovo entro fine anno. La dimensione delle cinque arcate dello storico ponte, che sovrastava i binari delle linee Bologna-Ravenna e Ferrara-Ravenna e collegava la zona della Darsena al centro storico della città, non permetteva il passaggio dei treni merci adibiti al trasporto di semirimorchi o di interi camion. Rete ferroviaria italiana (Gruppo Fs) ha progettato un nuovo ponte stradale ad arco con trave a via inferiore, caratterizzato da un’unica campata di 56 metri di ampiezza e un impalcato lungo 58 metri e largo 19. È stata smontata e demolita anche la passerella pedonale che correva parallela al ponte: il nuovo manufatto avrà un percorso pedonale su un lato e uno ciclabile sull’altro. Il posizionamento del nuovo impalcato metallico, già in fase di assemblaggio in un’area limitrofa, avverrà con l’impiego di due gru – con una portata di 630 e 730 tonnellate – posizionate alle due estremità del futuro cavalcaferrovia e la cui installazione è appena stata ultimata. Investimento complessivo da nove milioni di euro a carico di Rfi, confermata la riapertura entro il 2020.
Scolo Lama
QUELLO MAI USATO Ma Ravenna può vantare anche un ponte costato 210mila euro di soldi pubblici e mai utilizzato. È quello sullo scolo Lama in zona Pala De Andrè: mai messo a disposizione degli automobilisti perché non è mai stato realizzato il raddoppio del tratto di via Canale Molinetto che avrebbe dovuto utilizzare il manufatto. L’opera fu approvata dal consiglio comunale nel 2008 e rapidamente costruita, parallela all’attuale tracciato di via Canale Molinetto nel tratto tra via Gulli e viale Europa.
Albergone
ALBERGONE Anche nel resto della provincia non mancano vicende tormentate attorno ai ponti. Per conferma chiedere a Bagnacavallo. Il ponte Albergone sul fiume Lamone – sulla provinciale 253 San Vitale – è stato chiuso un anno a partire da settembre 2016 per l’adeguamento statico, sismico e funzionale: la previsione era di completare le opere in sei mesi. A causare il ritardo furono i problemi con l’azienda aggiudicataria: la Pinciara di Milano. Per venirne fuori fu necessaria la risoluzione del contratto in corso d’opera e l’affidamento dei lavori da parte della Provincia alla seconda classificata al bando del 2014, l’impresa consortile Arco Lavori di Ravenna. Importo complessivo dei lavori 1,7 milioni di euro finanziato dalla Regione.
LUGO INCROCIA LE DITA Il piano prevedeva il medesimo intervento a ruota anche sul ponte della Chiusa sulla stessa 253 San Vitale sul fiume Senio alle porte di Lugo. Anche lì si prevedevano almeno sei mesi di interruzione al transito: il caso Albergone deve aver spaventato qualcuno perché a tre anni di distanza ancora non è partito nessun cantiere. Ora sembra tutto pronto e il 2021 dovrebbe essere l’anno dell’intervento.
Felisio
FELISIO Analoghi disagi a Solarolo. Il ponte Felisio che scavalca il Senio venne chiuso a giugno 2018 per un intervento che doveva finire a ottobre e invece proseguì fino a pochi giorni dopo Natale. Costò 830mila euro: un ponte metallico di prima categoria a campata unica di luce di 50 metri e larghezza di 9,70 metri ha permesso l’eliminazione delle pile intermedie, garantendo un miglior deflusso delle acque del Senio. Durante i lavori è stata realizzata anche una rotatoria del diametro di 31 metri nel comune di Solarolo, nell’area di sedime del vecchio incrocio realizzato nel 1974.
San Pancrazio
SUL CONFINE I lavori di consolidamento del ponte tra Roncalceci e San Pancrazio, al confine tra i comuni di Ravenna e Russi (costo 1,1 milioni di euro) dovevano partire lo scorso aprile per concludersi in agosto con divieto di transito per tre mesi. Il lockdown e la pandemia hanno fermato tutto. Il progetto prevede la demolizione dell’impalcato che sarà sostituito da una struttura più leggera. I pilastri del ponte lungo 65 metri, costruito negli anni Trenta, hanno infatti retto bene l’usura del tempo e non necessitano di una sostituzione in toto. Progetto finito, va messo a bando: i lavori potrebbero partire per davvero nel 2021.
IL PONTE VERSO IL NULLA
E poi ci sono quelli che portano in mezzo ai campi. Via dei Granatieri taglia via Faentina all’altezza di Fornace Zarattini: da un lato scavalca la ferrovia, dall’altro scavalca l’autostrada, in entrambi i casi si finisce nei campi e sono stati realizzati due ponti di dimensioni notevoli a servizio degli agricoltori che devono raggiungere i terreni e di un paio di residenti. Di recente 200mila euro di manutenzione per uno dei due manufatti.
La via dello shopping a Ravenna non risente degli inviti delle autorità a limitare gli spostamenti. Mascherine sul viso quasi per tutti
L’ultimo Dpcm vieta espressamente di circolare dalle 22 alle 5, il cosiddetto coprifuoco, e per le altre 17 ore «raccomanda fortemente» di muoversi solo per motivi di compravata necessità. Sta di fatto che oggi pomeriggio, 7 novembre, via Cavour a Ravenna – la strada per eccellenza dello struscio del sabato pomeriggio per gli amanti delle vasche in centro – è un fiume di gente a passeggio come dimostrano queste foto inviateci da un lettore. Va detto che molti hanno la mascherina, ma quella forte raccomandazione a non muoversi pare non aver dato effetti.
Negli ultimi trenta giorni più della metà del totale di contagi diagnosticati in otto mesi di pandemia nel Ravennate
Il conto totale dei contagi sale di 133 casi e arriva a 3.910, altri tre morti e diventano 13 i decessi in novembre, un ricoverato in più in terapia intensiva: è la sintesi della giornata odierna, 7 novembre, per quanto riguarda la pandemia da Covid-19 in provincia di Ravenna, nell’ottavo mese di diffusione del coronavirus denominato Sars-Cov-2.
Il numero di contagi diagnosticati oggi è sensibilmente superiore agli 82 di ieri ma circa la metà dei 225 del giorno precedente: per comprendere i dati va specificato che si tratta di sbalzi collegati a ritardi e intasamenti del laboratorio dell’Ausl che analizza i tamponi. Vale la pena però un dato: negli ultimi trenta giorni si sono registrati più di duemila casi in provincia, cioè più della metà di tutti quelli individuati da fine febbraio in poi (quasi 1.700 sono guariti).
Come al solito ampliamo lo sguardo alla dimensione regionale. Dall’inizio dell’epidemia da coronavirus in Emilia-Romagna si sono registrati 69.049 casi di positività, 2.009 in più rispetto a ieri, su un totale di 20.218 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è oggi del 9,9 percento. Complessivamente, tra i nuovi positivi 268 persone erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone e 362 sono state individuate nell’ambito di focolai già noti. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 45,1 anni. Su 942 asintomatici, 283 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 62 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 9 con gli screening sierologici, 11 tramite i test pre-ricovero. Per 577 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.
I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 188 (+11 rispetto a ieri), 1.723 quelli in altri reparti Covid (+50). Sul territorio, le persone ricoverate in terapia intensiva sono così distribuite: 10 a Piacenza (+2 rispetto a ieri), 17 a Parma (-1), 17 a Reggio Emilia (+3), 31 a Modena (stabili rispetto a ieri), 62 a Bologna (+1), 5 a Imola (+1), 12 a Ferrara (+1 da ieri), 9 a Ravenna (+1), 3 a Forlì (-1 rispetto a ieri), 6 a Cesena (+4) e 16 a Rimini (invariati).
Alle 22 il centro della città di Baracca è già deserto, c’è solo un barista che chiude il locale che faceva asporto: «Almeno passo più tempo con la famiglia»
Quando scatta il coprifuoco c’è già il deserto da un po’ in centro a Lugo. Parliamoci chiaro: alle dieci di sera di un venerdì di inizio novembre non avreste trovate folle sotto l’Ala di Baracca in ogni caso, con o senza divieto di circolare. Ma ora ci sono una pandemia e un Dpcm in più a tenere in casa la gente.
Gli ultimi sotto alle logge del Pavaglione, poco prima dell’ora X, sono tre uomini che stanno chiacchierando con il titolare del bar Jolly mentre spazza fra i tavoli. Passa un conoscente e lo ammoniscono con simpatia: «Mancano tre minuti, cosa fai qua?». Risate. Poi la luce blu della camionetta della polizia locale illumina la corte mentre passa a passo d’uomo ed è sufficiente per disperdere il gruppetto. «Io sono anche senza mascherina, meglio che vada», dice uno. Sì, meglio. Anche se i vigili non scendono: farsi vedere è un messaggio sufficiente come prima sera.
Al barista restano gli ultimi lavoretti. Dalle 18 fa solo asporto: «Spritz e stuzzichini in scatole di cartone per chi vuole farsi l’aperitivo a casa. Lo stanno chiedendo in tanti. Oppure chi può ha anticipato i tempi: alle 16 arriva e invece della merenda prende un drink». Dopo cena il bar è aperto per chi ha voglia di un caffè: «Lo metto nei bicchieri di plastica e lo possono portare via, se lo bevono passeggiando spero non vengano multati». Lui guarda al coprifuoco dal lato positivo: «Passo più tempo con la famiglia ma non siamo costretti alla chiusura e qualche incasso lo facciamo. Serve un mese per avere un po’ di respiro a Natale altrimenti salta tutto».
Si fanno le 22.30 e non c’è più nessuno. Le uniche anime vive vanno di passo svelto e hanno l’aria di gente che ha voglia di andare a casa. Del resto, vallo a trovare un modo per tirare tardi in una Lugo spettrale senza locali aperti.
Nel consiglio territoriale Ravenna Sud è capogruppo di Lpr all’opposizione e si iscrive al partito di Renzi che governa la città
Da sinistra Gianluca Benzoni e Roberto Fagnani
Al tempo stesso con una lista civica di opposizione e con un partito di maggioranza. È la condizione raggiunta a Ravenna da Gianluca Benzoni che ha deciso di aderire a Italia Viva, la formazione politica di Matteo Renzi che fa parte del governo di centrosinistra locale (il coordinatore provinciale Roberto Fagnani è assessore), senza lasciare il ruolo di consigliere territoriale per Lista per Ravenna (Lpr), la storica lista civica fondata dal decano dell’opposizione Alvaro Ancisi.
Benzoni, da tempo esponente di Lpr, fa sapere di aver aderito a Iv di cui «condivido le impostazioni politiche e programmatiche innovative a servizio del governo del Paese, ispirate al progresso sociale». E così spiega il mantenimento del suo ruolo nella lista civica nella circoscrizione Ravenna Sud: «La lista civica per Ravenna è un libero movimento senza tessere e senza iscrizioni e non un partito, il cui statuto consente a ciascun attivista di militare in una formazione politica, fermo restando l’impegno a sostenerne le attività e le posizioni espresse sul piano civico per il buon governo della comunità ravennate e a difesa dei suoi cittadini».
Arrestato un giovane per spaccio: aveva 11 grammi di hashish suddivisi in dosi
Nella prima notte di coprifuoco tra il 6 e il 7 novembre, con il divieto di circolazione dalle 22 alle 5 introdotto da un Dpcm per contrastare la diffusioe del coronavirus, a Ravenna sono state sanzionate dieci persone dalla polizia locale impegnata nei controlli sul rispetto delle disposizioni: si tratta di dieci persone che non indsossavano la mascherina.
La polizia locale di Ravenna ha svolto in generale attività di prevenzione contro gli assembramenti con l’ausilio dell’unità cinofila della guardia di finanza, in alcune zone e vie della città segnalate per la presenza di persone e di presunte attività di spaccio. Sono state controllate piazzetta dell’Esarcato (nelle immediate vicinanze del Museo Arcivescovile e della Basilica di San Vitale), piazza Baracca e vie limitrofe. Fra i giovani controllati, due sono state le violazioni in materia di sostanze stupefacenti per detenzione per uso personale (hashish) e l’arresto in flagranza di un diciottenne per detenzione ai fini di spaccio di 11,54 grammi di hashish, già pronti in dosi per essere ceduta che teneva occultata addosso. Durante l’accertamento è stata anche rinvenuta e sequestrata una bilancina di precisione. Stamattina, durante l’udienza, il giudice ha convalidato l’arresto concedendo i termini a difesa.
I sindacati criticano Gvm, gruppo proprietario dei due ospedali privati a Cotignola e Faenza: si tratta delle voci introdotte in busta paga con il rinnovo contrattuale atteso da 14 anni
I sindacati Cgil, Cisl e Uil lamentano che gli ospedali privati Maria Cecilia di Cotignola e San Pier Damiano di Faenza tardano ad applicare le nuove disposizioni contrattuali previste dal contratto collettivo nazionale per la sanita privata rinnovato l’8 ottobre scorso dopo quattordici anni di attesa.
In particolare con gli stipendi in pagamento a novembre doveva essere messo a regime l’aumento contrattuale, corrisposti gli arretrati e liquidata una tantum risarcitoria di mille euro a favore dei dipendenti. A fronte di diversi incontri sollecitati dai sindacati, la proprietà delle cliniche avrebbe fornito versioni sempre diverse sui tempi di liquidazione delle spettanze. «È inaccettabile – scrivono i rappresentanti dei lavoratori in una nota congiunta – se si pensa ai 14 anni trascorsi e al fatto che i contenuti economici erano stati oggetto di intesa già dal 25 giugno».
Il reparto di terapia intensiva del Maria Cecilia di Cotignola, ospedale privato convenzionato con il sistema sanitario
La proprietà di entrambe le strutture è la stessa: l’azienda Gvm fondata da Ettore Sansavini, un colosso della sanità privata da oltre 700 milioni di fatturato, di cui oltre 500 in Italia dove è presente anche con altre cliniche oltre alle due in provincia di Ravenna.
«Questi datori di lavoro – scrivono Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl – intendono svolgere un importante ruolo attraverso l’accreditamento con il sistema sanitario nazionale, salvo poi dimenticarsi di rispettare gli impegni, come sembrano essersi volatilizzate le parole del presidente regionale Aiop, dirigente di alto livello del Gruppo Villa Maria, il quale rivendicava, solo un mese fa, dinanzi all’assessore alla salute dell’Emilia-Romagna il risultato raggiunto a favore del personale dipendente».
Il Maria Cecilia di Cotignola è uno dei 7 ospedali in Emilia-Romagna del gruppo Gvm (in tutto 28 in Italia)
Le tre sigle di categoria annunciano che «nel caso perdurino volontà e forme strumentali tese a rallentare il percorso di applicazione del nuovo ccnl della sanità privata» valuteranno il coinvolgimento dei livelli istituzionali. «In questo caso – concludono i sindacati – quando si parla di imprenditoria privata si è al cospetto di importanti risorse pubbliche che devono servire a garantire i migliori servizi ai cittadini e i diritti dei lavoratori e non semplicemente ad accumulare utili».
È un membro del gruppo squadra che conta circa 40 persone. La gara con il Matelica spostata alle 20.30 del 7 novembre
C’è un caso di positività al Covid-19 nel Ravenna che milita nella serie C di calcio e la partita contro il Matelica a Macerata, valida per il nono turno di campionato, prevista per le 15 di oggi, 7 novembre, è stata posticipata alle 20.30 in attesa dei referti dell’ultimo giro di tamponi, come previsto dai protocolli per il calcio professionistico.
La positività, comunicata dalla società giallorossa senza rendere noto l’identità, riguarda un membro del gruppo squadra, in totale 40 persone tra calciatori, allenatori, accompagnatori e dirigenti più stretti che vengono sottoposti a tampone ogni quattro giorni con una spesa mensile di circa 9mila euro.
Il positivo, emerso dai tamponi fatti il 5 novembre, è asintomatico ed è già in isolamento fiduciario come previsto dalle vigenti disposizioni delle autorità sanitarie. L’intero gruppo squadra in mattinata è stato sottoposto ad una nuova tornata di test molecolari al fine di verificare l’eventuale presenza di ulteriori casi di positività.
Nei giorni scorsi il coronavirus si era insinuato tra le fila della Porto Robur Costa: nella squadra di volley erano stati individuati sette positivi poi saliti a otto con il rinvio della partita a data da destinarsi.
Massimo rispetto del nuovo decreto da parte dei cittadini. In centro solo polizia, giornalisti e metro notte…
Ravenna si presenta deserta, alle 22.30 di un venerdì sera d’autunno. Il 6 novembre però non è un giorno come gli altri, ma il primo di “coprifuoco” imposto (dalle 22 alle 5) da decreto.
A una decina di giorni dalla chiusura anticipata di bar, ristoranti e locali (costretti ad abbassare le serrande alle 18 dal precedente Dpcm anti Covid) certo non è però una sorpresa non trovare anima viva in strada. A rompere il silenzio solo alcune auto che tornano probabilmente verso casa.
Tra le vie pedonali del centro, invece, solo alcuni giornalisti, i fotografi dei quotidiani, un vigilante notturno, una Volante della polizia. Un rider in bicicletta, un altro ragazzo con una pizza ritirata con qualche minuto di ritardo da un locale take away.
Anche in darsena, la nuova passerella che l’aveva parzialmente rianimata è desolatamente spenta. E gli unici rumori sono quelli che arrivano dalla stazione.
Tornando a casa incontriamo un’ultima persona, un uomo con due cani al guinzaglio. «Perché, non funziona come con il lockdown? La passeggiata con i cani non si può fare?».
Il sindaco: «Ancora più grave in questo momento. Grazie alla Cna che si è offerta di farsi carico della riparazione»
Un’infermiera del reparto di Malattie Infettive del Santa Maria delle Croci ha subìto un atto vandalico al finestrino della sua auto, nel parcheggio dell’ospedale di Ravenna.
L’episodio risale a qualche giorno fa ed è reso pubblico dal sindaco Michele de Pascale: «Il fatto è già molto grave in sé – commenta su Facebook –, ma lo è ancora di più se a subirlo è una delle persone che in questo momento sono in prima linea e lottano per tutti noi in questa difficile battaglia contro il virus».
Il sindaco rende noto poi che «la Cna si è offerta di farsi carico della riparazione del finestrino rotto e voglio ringraziarli di cuore per questo bel gesto che in questa contingenza ha un valore ancora più importante».
L’arma aveva la matricola abrasata. Tutto sequestrato dalla polizia
Il fucile e le munizioni sequestrati
La polizia ha arrestato un 60enne calabrese, residente nel Lughese, per “detenzione di arma alterata e clandestina” e “illecita detenzione di munizioni”.
Gli agenti hanno infatti trovato nella sua abitazione un fucile calibro 12 con canna mozzata e con la matricola (obbligatoria) abrasa.
All’interno della casa i poliziotti hanno anche rinvenuto diverse munizioni calibro 12, diverse cartucce per pistola calibro 6,35 e alcuni munizioni per fucile Flobert.
Tutto è stato sequestrato e l’uomo è stato portato in commissariato e dichiarato in arresto. In attesa dell’udienza in tribunale, il 60enne è agli arresti domiciliari.