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Venerdì 31 Ottobre 2014

CONCERTI

Marie Keyrouz, la suora libanese di Yehoshua con la voce di Dio

La Casa del Teatro di Faenza, appena inaugurata nella stessa sede di un tempo ma in versione "riveduta e corretta", ha ospitato, qualche settimana fa, un incontro davvero speciale, con un persona speciale. Poche ore prima del suo commuovente e intenso concerto al teatro Masini, la sorridente e dolcissima Soeur Marie Keyrouz ha accettato di incontrare pubblico e giornalisti.

Tranquilla e serena di fronte a un folto pubblico, curiosissimo e pieno di aspettative. Molti conoscevano "la suora che canta con la voce di Dio" per aver letto i due capitoli che che Yehoshua, il grande scrittore israeliano, ha dedicato a lei e a due suoi ipotetici concerti. Ma quale rapporto lega Suor Marie a Yehoshua? «Lui è venuto a due miei concerti e ha poi chiesto di vedermi, mi ha chiesto se poteva parlare dei miei concerti nel suo romanzo, La sposa liberata, io non ho avuto niente in contrario. Penso che la mia sia una specie di missione. Io parlo dell'anima e all'anima di chi mi vuole ascoltare». Tale è l'intensità dei suoi concerti che dicono, talvolta, la suora libanese va in trance e sviene. «Mi sento così vicina a Dio mentre canto e celebro la sua grandezza che effettivamente mi è capitato di perdere i sensi qualche volta. Non so se sia per la enorme quantità di energia che ci metto o perché mi immedesimo in quello che dico ed esprimo in musica». Una vita la sua, tra la vocazione divina e il canto. Ma lei si sente più suora o cantante? «Io sono suora e cantante, anzi credo proprio di celebrare la grazia del Signore e la mia devozione verso di Lui attraverso il canto».
Un incontro che ha profondamente commosso i presenti, tra cui Ruggero Sintoni, a cui va il merito di questa data italiana di Marie Keyrouz. «L'avevo vista al Festival del 900 a Palermo, dove mi aveva lasciato a dir poco ammutolito, sebbene io sia ateo». «Nessuno può dire di essere davvero ateo - ha replicato la Keyrouz - perché dentro ognuno di noi c'è la consapevolezza di qualcosa di grande che ci sovrasta e ci aspetta, comunque lo si voglia chiamare». Qualche attimo di silenzio ha preceduto il lungo applauso a conclusione dell'incontro.
N

11 - 12 - 2003
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