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Giovedì 17 Maggio 2012

delocalizzazione

Omsa: la protesta per le vie
del centro di Mantova

Una cinquantina da Faenza con le Brigate teatrali  

di Federica Angelini

Sono partiti in una cinquantina stamattina, domenica 15 gennaio, da Faenza diretti a Mantova. Lavoratrici, artisti, sostenitori, parenti. Tutti per accompagnare le “Brigate teatrali” che per la città hanno riproposto il loro spettacolo dedicato alle donne che oggi vengono licenziate dall’Omsa, fabbrica di proprietà del gruppo Golden Lady che ha sede appunto nella città lombarda. A raccontarci come sta andando la giornata è Paola Resta, del Gruppo dello Zuccherificio. Neanche trent’anni, Paola non è né una lavoratrice, né una sindacalista. Eppure, insieme a quelli del Gruppo, ha seguito la vicenda Omsa fin dall’inizio e da molto vicino. Le parliamo durante una pausa di questa intensa giornata.  «La gente qui – ci racconta – è informata di quello che sta succedendo a Faenza. Tra l'altro c'è il mercato e quindi ci sono molte persone in giro. Quello che ci chiedono è perché il governo non impedisca tutto questo e perché siamo in strada, perché questo spettacolo tra la gente».

Già, perché? «Proprio perché bisogna che le cose cambino dal basso, non si può aspettare che arrivi tutto dall’alto, bisogna sensibilizzare le persone. Non stiamo parlando di numeri, ma di persone, di quasi trecento donne che sono state licenziate e bisogna, proprio per questo, parlarne tra le persone». La performance della brigate teatrali, molto efficace e suggestiva, è sempre stata proposta in contesti simili. Del resto è due anni che queste lavoratrici sono in lotta, e nulla di certo si sa ancora dei loro destini. Se non che non lavoreranno mai più per l’Omsa.

Non è troppo tardi per le manifestazione di piazza e anche per il boicottaggio? «Il boicottaggio – risponde Paola - è l’unica arma che abbiamo per contrastare una scelta immorale come quella di Golden Lady e devo dire che molte persone qui a Mantova ne sono a conoscenza, grazie alla rete. Nessuno però si fa illusioni, le manifestazioni tra la gente nascono soprattutto dal desiderio di far capire che si tratta di una questione morale ed etica, che gli imprenditori non devono poter trattare così le persone. La speranza è che non accada più in futuro quello che è successo a loro. Per le lavoratrici, invece, questo è il momento della chiarezza sul loro futuro, delle risposte chiare anche da parte delle istituzioni locali».

In effetti nei giorni scorsi c’erano stati alcuni scambi molto polemici in cui Samuela Meci della Filctem Cgil aveva lamentato l’esclusione dei lavoratori dai tavoli di trattativa. Ora le frizioni sembrano un po’ placate anche se la Cgil provinciale e la Filctem Cgil hanno rilasciato proprio ieri  un comunicato in cui, oltre a chiedere il ritiro delle procedure di mobilità, scrivevano « Nel riconoscere il concreto impegno delle istituzioni per la soluzione di questa dolorosa vertenza, riteniamo, però, controproducente che i lavoratori apprendano dello stato della loro vertenza dalla stampa, come avvenuto in questi giorni, e non dai propri interlocutori naturali e nelle sedi appropriati». Il sindaco di Faenza Malpezzi ha confermato di voler fare tutto il possibile per salvaguardare i posti di lavoro e che continuerà a essere in prima fila su questa dolorosa vicenda per il territorio manfredo.

15 - 01 - 2012
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